Gli amici degli Aristogatti a cura di Barbara e Cristina Civinini*

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Logo Report- Fonte RAI 3
Logo Report- Fonte RAI 3

“LA SOFFERENZA NON VA PIU’ DI MODA”
Un’inchiesta shock di Report su RAI 3 rilancia la partita fur free. Dietro le rassicuranti certificazioni di qualità usate da note marche globali, anche italiane – spiega LAV – milioni di visoni e volpi vivono in gabbie anguste, senza poter esprimere alcun comportamento naturale, con conseguenti episodi di autolesionismo e aggressioni, in una non-vita che culmina in un’atroce agonia. Seguendo l’inchiesta TV si scopre che gli addetti alle vendite nei negozi spiegano al cliente che le pellicce sono garantite come etiche. Secondo i dati dell’ente preposto finlandese, sono certificati il 99% degli allevamenti di volpi e il 93% di quelli di visoni. Gli allevatori però non consentono alle telecamere di filmare quello che accade dentro, bisogna entrare di notte quando gli allevamenti sono chiusi.

No alle pellicce – Fonte: LAV
No alle pellicce – Fonte: LAV

E quello che si scopre è molto diverso da quanto raccontato nelle boutique di Roma o Milano. In Europa non c’è una normativa che prevede standard per la salute e il benessere degli animali “da pelliccia” perché, come animali selvatici e non addomesticati – anche se nati in cattività – continuerebbero a manifestare una forte paura dell’uomo ed elevati livelli di stress. La proposta di legge presentata dalla Lega Antivivisezione, come quella di altre parlamentari, è ferma da anni. E’ ora che il Parlamento italiano dia inizio ai lavori per la sua approvazione e per la messa al bando degli allevamenti – sostiene LAV sul web – imponendone la chiusura e favorendo il reinserimento in natura dei capi, dando così ascolto all’83% degli italiani contrario alle pellicce. Insieme con altre organizzazioni, LAV diffonde il programma Fur Free, promuovendo le relazioni con le aziende della moda e con i rivenditori, e offrendo un supporto attivo a chi decide di adottare questa scelta.

La sofferenza non va di moda – Fonte: LEIDAA
La sofferenza non va di moda – Fonte: LEIDAA

Come ha svelato l’inchiesta di Report, l’uccisione di queste povere bestiole più che in una liberazione si traduce in un altro momento di atroce agonia: volpi uccise con scariche elettriche, visoni con gas tossici. Sempre più paesi europei vietano questo tipo di allevamento. In Italia sono attive ancora 18 strutture che causano l’uccisione di oltre 180.000 visoni l’anno. Oltre alla maggioranza degli italiani, anche istituzioni, quali l’ANCI e i Consigli Regionali di Abruzzo ed Emilia Romagna, sostengono il bando di questi allevamenti. L’on Michela Vittoria Brambilla, in occasione di “Milano moda”, ha lanciato un accorato appello, sostenendo che c’è un solo modo per avere addosso la soffice pelliccia dei cincillà: riempirli di coccole. Il Parlamento dovrebbe voltare pagina sulle pellicce invece di insabbiare la mia proposta di legge in materia, ha detto la presidente della LEIDAA, lanciando l’iniziativa “La sofferenza non va di moda”.

Vittime per vanità – Fonte. ENPA Monza
Vittime per vanità – Fonte. ENPA Monza

La pelliccia – ha aggiunto l’ex ministro – è un indumento non più funzionale, superato dal progresso tecnologico, bandito dal bon ton e, per dirla tutta, piuttosto volgare: non ha nulla a che fare con la bellezza e con l’eleganza. Anzi, è incredibile che in nome del lucro, del capriccio e della vanità, milioni di animali debbano ancora soffrire.

Il cucciolo soccorso – Fonte: pagina Facebook Guardie ecozoofile FareAmbiente
Il cucciolo soccorso – Fonte: pagina Facebook Guardie ecozoofile FareAmbiente

ORRORE A CERVETERI: TRE CUCCIOLI MASSACARTI E GETTATI COME RIFIUTI
In servizio di pattuglia con due colleghi, ho toccato con mano la brutalità di cui può essere capace l’uomo, dice una delle guardie ecozoofile di FareAmbiente, che ha trovato tre cuccioli maremmani meticci in una strada sterrata di campagna in mezzo a rifiuti di ogni tipo, in un accorato appello pubblicato su Facebook. Due erano già morti, ma uno respirava ancora. Scattava così la corsa al più vicino ospedale veterinario. Il cucciolo, nel tragitto, aveva iniziato debolmente a piangere e guaire. Questo, commenta uno dei soccorritori nel post, ci dava una flebile speranza di salvarlo, ma il suo corpicino era già rigido. Giunti alla clinica però, prosegue, tutte le nostre illusioni si sono infrante e con esse si è rotto qualcosa anche dentro di noi. Io non ce la faccio a considerare chi ha commesso questo crimine così abominevole – commenta uno di loro – “Uomo”, penso che l’”Umanità”, la vera accezione di “Umano”, questo individuo non la meriti. Il resoconto del veterinario ha fatto luce sulla dinamica dei fatti.

Logo Movimento ecologista FareAmbiente – Fonte: Sito FareAmbiente
Logo Movimento ecologista FareAmbiente – Fonte: Sito FareAmbiente

L’animale arrivato in ospedale agonizzante aveva il cranio rotto in più punti e il cervello ne era fuoriuscito. L’esame del corpo delle altre vittime ha rivelato che erano decedute per una morte violenta, aberrante: afferrati probabilmente per le zampe e sbattuti a terra per poi essere anche calpestati da qualcuno, forse con un bastone. I Carabinieri stanno cercando di risalire ai responsabili del gesto criminale.

 

Locandina del film – Fonte: Unione Industriale Italiana
OK LOCANDINE_IL VEGETARIANO

UN DRAMMA VEGETARIANO
E’ arrivata in questi giorni al cinema la storia di Krishna, emigrato indiano nelle campagne emiliane, dove lavora come mungitore. Figlio di un bramino, rimasto vicino alle sue tradizioni, una mucca improduttiva lo costringerà a fare una scelta difficile. Dovrà fare i conti con le antichissime tradizioni del suo Paese, dove le vacche sono animali sacri, una madre che nutre, oggetto di zoolatria, tanto che l’art. 48 della Costituzione dell’India ne vieta la macellazione. Insomma, Krishna, indiano di seconda generazione, si troverà a mettere in discussione la sua fede induista. Il vegetariano è prodotto e distribuito da Apapaja con il sostegno dei Beni Culturali e di Emilia-Romagna Film Commission, in collaborazione con Rai Cinema. La pellicola, firmata da Roberto San Pietro, allievo di Ermanno Olmi, trae spunto da fatti veri, raccontando una storia tra il Gange e il Po, svelandoci la comunità indiana che vive in Italia, in particolare quella sikh di Novellara, a pochi chilometri da Reggio Emilia, nel cuore della pianura padana.

Una scena del film –Fonte: Apapaja
Una scena del film –Fonte: Apapaja

I sikh – parola che deriva dal sanscrito e che significa discepolo – sono i devoti del Sri Guru Granth Sahib ji, le sacre scritture dei 10 guru che si sono succeduti dal 1469 al 1708 e di altri amanti del Creatore. Vivono principalmente nel Punjab (India del nord-ovest). Dunque un argomento di notevole interesse. Secondo l’ultimo rapporto Eurispes il 5,4% degli italiani è vegetariano. Nel complesso vegetariani e vegani rappresentano il 7,3% del campione, confermando un dato pressoché stabile rilevato negli ultimi sei anni.

* ENPA Santa Marinella

Colonia felina del castello di Santa Severa
https://gliaristogatti.wordpress.com/
FB Gli Aristogatti di Santa Severa
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