Gli amici degli Aristogatti a cura di Barbara e Cristina Civinini*

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Leggende metropolitane sul lupo – Fonte: Life Wolfalps
Leggende metropolitane sul lupo – Fonte: Life Wolfalps

UN PIANO PER IL LUPO
L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) è stato incaricato dal Ministero dell’Ambiente di preparare un piano nazionale di monitoraggio, che permetta di raccogliere dati certi sulla presenza del lupo, sulla sua distribuzione nel territorio e sulla tanto discussa ibridazione con il cane domestico. Proprio il mese scorso l’Istituto di ricerca ha fatto il punto della situazione a Roma, in un convegno sul tema dal quale è emerso un naturale recupero di presenze in tutto l’arco Appenninico fino alle Alpi occidentali e centro-orientali. Tuttavia, il lupo continua a rimanere una “merce di scambio”, per portare avanti campagne allarmistiche, che quasi sempre finiscono per calpestare le ragioni della scienza, ha detto Andrea Brutti, dell’Ufficio Fauna Selvatica ENPA.

Logo Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale–Fonte: ISPRA
Logo Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale–Fonte: ISPRA

E’ necessario lavorare ancora molto per informare in modo equilibrato, corretto e completo, facendo tabula rasa delle tante leggende metropolitane che circolano sui lupi, ha proseguito. Questa è l’unica arma contro odio e paure prive di fondamento. Oltretutto – si è detto nel convegno – il 94% delle prede dei lupi è rappresentato da animali selvatici, soprattutto cinghiali e altri ungulati. Anche per questo la caccia al cinghiale, specie quella in braccata, ha conseguenze devastanti sui lupi, non solo perché li priva della loro alimentazione di base, ma anche perché moltissimi esemplari vengono uccisi o sono fortemente disturbati dalle “doppiette”. Proprio per questo ENPA chiede al ministro Costa, che ha già dimostrato sensibilità e attenzione verso questo problema, di vietare la caccia al cinghiale, perché la tutela dei lupi ha l’assoluta priorità. Fra l’altro la scienza indica chiaramente la sua inefficacia ai fini del controllo demografico. Secondo un recente campionamento – come riporta il notiziario della Federazione LEDAA – sulle Alpi sono presenti “47 branchi, 6 coppie e 1 individuo solitario e un numero minimo di 293 individui” (Wolfalps). Per quanto riguarda il resto del territorio nazionale esistono due stime, che però hanno un elevato grado d’incertezza. La prima, su scala nazionale, riporta 1580 animali; la seconda oscilla tra un minimo di 1269 individui e un massimo di 1800.

Guida al Petfood – Fonte: UNC
Guida al Petfood – Fonte: UNC

COSA C’E’ NELLA CIOTOLA?
Nelle nostre case ci sono 14,5 milioni di cani e gatti. Non si tratta di fake news. Lo quantifica proprio l’indagine annuale Istat. Una presenza che si traduce in una vera e propria convivenza, e se aggiungiamo che secondo la ricerca dell’Istituto, una famiglia su tre è composta di una sola persona, la conclusione è scontata: i pet sono sempre di più una parte integrante della famiglia dei single. Secondo le stime Euromonitor, al business del food, vanno aggiunti circa 150 milioni di euro per la vendita di attrezzature e accessori. Ma la spesa vale l’acquisto, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione? L’Unione Nazionale Consumatori ha provato a dare risposte ai pet lovers realizzando una Guida dettagliata insieme a Purina. Abbiamo realizzato questa guida, che accompagna il lettore alla scoperta del peftood, dei suoi ingredienti, dei falsi miti e della normativa vigente in materia – spiega UNC – proprio per sgombrare il terreno da false credenze e rispondere ai dubbi più frequenti. Il manuale è arricchito dai consigli e dal parere di autorevoli esperti come Agostino Macrì, biologo e veterinario, autore del blog sicurezzalimentare.it e consulente dell’Unione per la sicurezza alimentare, e Oliviero Olivieri, Ordinario di Nutrizione Animale dell’Università degli Studi di Perugia. E’ possibile scaricare il manuale cliccando su questo link: https://www.consumatori.it/wp-content/uploads/2018/11/Guida-UNC-Petfood.pdf

Soccorso animali domestici – Fonte: UNC
Soccorso animali domestici – Fonte: UNC

CHI PAGA?
Dal 2010, con la modifica del nuovo Codice della Strada (L. 120), un animale in difficoltà in seguito ad un incidente stradale, è tutelato dalla legge. Infatti, è previsto l’obbligo di prestare soccorso agli animali (da compagnia, da reddito o comunque protetti) che ne siano rimasti vittime. Ma come si deve comportare l’automobilista? Non è necessario occuparsi direttamente del soccorso, anche per non peggiorare le condizioni della vittima, ma è necessario fermarsi e chiedere aiuto favorendo il recupero e le cure dell’animale coinvolto nel sinistro. Questa interpretazione – come spiega l’Unione Nazionale Consumatori – era stata avvalorata già nel 2011 dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 29543. La Corte stabiliva che un automobilista che ometta, senza giustificazione alcuna, di soccorrere un animale domestico dopo averlo accidentalmente investito, e per di più impedisca ad altre persone di prestare all’animale le dovute cure, può essere chiamato a rispondere del reato di maltrattamento (art.544-ter CP), o aggiungiamo noi, in caso nefasto, di uccisione (art. 544-bis CP). Ma il soccorso chi lo deve pagare? Il Codice della Strada non prevede un fondo per le vittime animali. Anche se il Ministero della Salute, nel 2010, aveva emanato una Circolare in cui sottolineava l’inderogabile necessità che tutte le Amministrazioni competenti assicurassero il servizio di reperibilità e pronto soccorso per gli animali incidentati, coinvolgendo, di fatto, i Servizi veterinari pubblici nell’applicazione della norma, sono pochi i comuni che hanno raccolto il testimone, come Firenze e Bologna.

Logo Lega Anti Vivisezione – Fonte: LAV
Logo Lega Anti Vivisezione – Fonte: LAV

La competenza è stata confermata nel 2017– assicura UNC – anche dalla riforma dei LEA (Livelli essenziali di assistenza). Tuttavia, a distanza di nove anni dalla legge che prevede il soccorso dell’animale investito, rimane il grosso interrogativo su chi debba pagare le spese. La prima indagine fatta dalla Lega Anti Vivisezione su questo tema ha messo in luce grosse carenze. Anche per questo la LAV ha chiesto al ministro della salute Giulia Grillo e ai presidenti delle Regioni la costituzione di un numero telefonico unico nazionale per attivare il soccorso veterinario, collegabile al 118, per uniformare le procedure di accesso al servizio e favorire un intervento tempestivo.

* ENPA Santa Marinella

Colonia felina del castello di Santa Severa
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