Gelsemium sempervirens è il gelsomino selvaggio, originario del Nord America (Virginia) e delle Indie orientali. Appartiene alla famiglia delle Loganacee. Non va confusa con il più comune Gelsomino persiano (Yasamin) che comprende circa 200 specie arbustive, erette o rampicanti, appartenente alla famiglia delle Oleacee, coltivate ovunque perché impiegate in profumeria o come ornamento dei balconi.
Gelsemium invece è un piccolo genere di piante arbustacee che non si innalzano ne si arrampicano (quasi come se avessero paura di farlo). Talvolta hanno un aspetto cespuglioso. Sono tutte molto velenose. Sono infatti tossiche in dosi ponderali. In Fitoterapia il vegetale è stato utilizzato per l’estrazione di un alcaloide (gelsomina) che avrebbe proprietà febbrifughe e antinevralgiche. Oggi il suo impiego è desueto. Solo in Omeopatia, con dosi centesimali diluite e dinamizzate, otteniamo stupendi effetti terapeutici, ovviamente senza effetti tossicologici.
Qual è il suo ritratto? In Omeopatia tanto più un vegetale (cito solo Ignatia amara che contiene alcaloidi di stricnina e bricina), un animale (riporto solo il veleno dei serpenti Lachesis, Crotalushorridus)e un minerale (ad esempio Arsenico, Mercurio)è molto tossico (mortale), tanto più se, diluito in modo infinitesimale e dinomizzato, si trasforma in un rimedio veramente efficace in alcune peculiari patologie.
Che vi sia un disegno prestabilito in tutto ciò? Personalmente sono di questo avviso. Dai segnali della natura (Paracelso) si arriva, lo ripeto in continuazione, alla coincidenza degli opposti (“coincidentiaoppositorum”) di Nicolò Cusano.
Chi incarna Gelsemium? Alla stregua di una metamorfosi di Ovidio personifica <<individui eccitabili che hanno grande difficoltà ad affrontare anche il più piccolo problema quotidiano. Viene anticipato da nervosismo e prostrazione di tutto il sistema muscolare con paralisi motoria totale o parziale caduta delle palpebre; tremito delle mani o degli arti inferiori se cerca di muoversi>> (Dizionario di Omeopatia L.Pommier) Sintetizzo il suo profilo valorizzato e gerarchizzato, (A.Ercoli.Tipologie omeopatiche attuali 1998).
Eziologia: cattive notizie, emozioni forti,saventiTerreno (costituzione): Paziente sensibili, nervosi, paurosi. Note chiave (reperti psicofisici peculiari): debolezza, stato adinamico. Tremori dopo spaventi, cattive notizie, forti emozioni. Ansia di anticipazione con diarrea e sensorio intorpidito, obnubilato in soggetti che devono svolgere una prova importante. Cefalea che dal tratto cervicale arriva ad estendersi alla fronte con confusione mentale. Tremori, difficoltà a tenere le palpebre aperte. Ha l’impressione che se non si muoverà il cuore cesserà di battere. Mentale (ossia la sua psiche): fifa, “trac”, confusione mentale. Paralisi delle idee e del movimento. Espressione ebete. Malattie organiche (sempre su base psichica (non dovute a patologie sistemiche). Blocco psicofisico con soggetto in “tilt”. Afonia emotiva. Colica addominale con diarree su base emotive. Cefalea dopo forti emozioni o esposizione al sole. Modalità reattive: Peggiora col tempo umido, con il caldo del sole. Soprattutto dopo cattive notizie. Migliora dopo abbondante minzione. La descrizione della tipologia Gelsemium, un importante rimedio omeopatico, ricordo il “Fracchia” interpretato da Paolo Villaggio. Credo che in più di 30 anni di docente e medico omeopata territoriale (pur essendo esperto in Medicina Interna e specializzato in Cardiologia e Broncopneumologia) di aver consigliato, e soprattutto prescritto, Gelsemium diverse centinaia di volte. E’ sempre al posto di ansiolitici, benzodiazepinici. In che diluizione? Se il ritratto clinico è assai completo sempre in alta diluizione centesimale (dosi uniche 15 CH, 30 CH, 200 CH ad intervalli di 7-15 giorni l’una dall’altra) oppure in diluizione 06/030 LM (scatola da 30 cps numerate da assumere la sera seguendo la numerazione). Le diluizioni più basse (5CH, 7CH,9CH 3 granuli sublinguali alla volta) solo in un contesto parziale, sintomatico. Ho avuto insegnanti italiani e francesi e lo sono stato per migliaia di studenti italiani. Ho sempre ribadito che il vero omeopata (non quello da banco) debba essere un clinico che conosce bene la medicina convenzionale prima di prescrivere un rimedio omeopatico che ha una semeiotica ben diversa. Occorre saper parlare due lingue per non incorrere in errori diagnostici.
Aldo Ercoli
































































