FRANCESCO D’ASSISI: L’ALTER CHRISTUS

0
218

Ottocento anni trascorsi quale testimone di Dio e fratello di tutti.

Antonio CALICCHIO

 

“Da quando, circa mezzo secolo fa, ho iniziato ad interessarmi al Medioevo sono affascinato dal personaggio di S. Francesco d’Assisi … Nell’attrattiva che su ogni storico esercita la tentazione di raccontare la vita di un uomo (o di una donna) del passato, di scrivere una biografia che si sforzi di raggiungere la sua verità – e neanche io vi sono sfuggito – Francesco è stato ben presto l’uomo che più di qualunque altro ha suscitato in me il desiderio di farne un oggetto di storia totale (ben lungi dalla biografia tradizionale, aneddotica e superficiale), storicamente ed umanamente esemplare per il passato ed il presente” (J. LE GOFF, Saint Francois d’Assise”, Casa Editrice Gallimar, 1999).

 

Anch’io, similmente al medievalista succitato, ho incrociato sovente la figura di S. Francesco lungo il corso dell’itinerario dei miei anni di studi e di scrittura, inabissato fra pagine di biblioteche e documentazioni di archivio. Le Goff, però, osò trasmutare l’incontro col Poverello d’Assisi in una pista investigativa incentrata unicamente su di lui, utilizzando criteri scientifici del sec. XX, con la volontà di “farne un oggetto di storia totale”.

Come sopra indicato, ventisette anni or sono, pubblicò il testo San Francesco d’Assisi, sulla scorta di una duplicità di motivi di ammirazione: “Innanzitutto dal personaggio storico che, nel cuore della svolta decisiva tra XII e XIII sec., quando nasce un Medioevo moderno e dinamico, scuote la religione, la civiltà e la società … Ma sono anche stato affascinato dall’uomo che rivive nei suoi scritti, nei racconti dei suoi biografi, nelle immagini. Unendo semplicità e prestigio, umiltà e carisma, fisico ordinario e splendore eccezionale, si presenta con un’autenticità accogliente che permette di immaginare un approccio familiare e, allo stesso tempo, distaccato”.

Del resto, Le Goff definisce Francesco una “guida dell’umanità”, una persona capace di essere nella storia con una immensa quantità di “gioia” e di leggerezza. Infatti, evidenzia molto la gioia francescana, terrena, quale riflesso di quella del paradiso; gioia la quale rivestì valore sociale e storico, in termini di capacità di attrattiva e di azione.Nell’ambito di una intervista, dichiarò, al riguardo: “Il sorriso di S. Francesco era come la luce nelle cattedrali gotiche”. Immagine, questa, di tale suggestione da esprimere il senso di questa nobile operazione, in quanto Francesco è l’alter Christus – in grazia delle stimmate – ovverosia colui il quale ha anteposto la comunione con Dio rispetto a tutte le altre scelte, indirizzando quest’ultime ad edificare la civiltà della fratellanza e additando simultaneamente al popolo la strada della sobrietà, dei valori eterni, di quella fratellanza che involge tutte le creature: tant’è vero che egli è il Santo che denominava “fratello” il sole e “sorella” la luna, poiché condividono l’origine e il destino in Dio.

Ordunque, questo anno 2026 ha segnato e segna la ricorrenza degli ottocento anni dalla morte dell’Assisiate, avvenuta il 3 ottobre 1226. Egli è non soltanto il patrono d’Italia, ma anche l’universale simbolo della pace, il cui messaggio, lineare e rivoluzionario, risuona fortemente, in questa epoca caratterizzata da conflitti, da crisi ambientali e da diseguaglianze!

“Va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”, disse l’immagine del Crocifisso al giovane Francesco. Si tratta di un invito che si mostra diretto anche agli uomini d’oggi, chiamati a ripristinare i rapporti, sia con Dio, sia con gli altri ed il creato tutto. In una società che predilige innalzare muri, anziché ponti, la sua esistenza e la sua testimonianza siano d’esempio, per cambiare non tanto l’esistenza degli altri, quanto, piuttosto, quella nostra.

Pertanto, l’ottavo centenario della morte del Santo divenga appello alle virtù teologali, sollecitazione a ricostituire la bellezza di una condotta essenziale e la bontà di una vita donata, giacché non è la ricchezza che salva, ma è la gratuità, non è il potere che libera, ma è la solidarietà, allo scopo di lasciare un mondo migliore a chi verrà dopo di noi.