FOSFATASI ALCALINA ELEVATA, VIE BILIARI O OSSA?

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Anche grazie ai valori di riferimento è il paziente, o presunto tale, che ritirando le analisi del sangue può constatare prima ancora del medico, elevati livelli di fosfatasi alcalina. Che significato hanno? Su quali eventuali patologie ci indirizzano? Un riscontro isolato di questi valori è un reperto frequente. Come sempre la clinica viene al primo posto. L’anamnesi, l’interrogatorio, la semeiotica (segni e sintomi), l’esame obiettivo completo possono già da soli orientarci verso la causa dell’elevazione, evitando un’ulteriore valutazione estensiva o, almeno, limitando le ulteriori indagini. Ora benché la fosfatasi alcalina possa derivare da qualsiasi organo, nella stragrande maggioranza dei casi un suo innalzamento si osserva nelle patologie delle vie biliari e dell’osso. Nel primo caso si riscontra nell’aumento della colestasi intra o extraepatica (ostruzione biliare), nelle lesioni occupanti spazio o nelle malattie infiltrative del fegato. Va richiesta la gamma – glutamil – transpetidasi (Gamma GT) che aumenta per le stesse cause che fanno aumentare la fosfatasi alcalina ma anche nell’iperconsumo di alcol e per assunzione di alcuni farmaci. L’AST (GOT) e l’ALT (GPT) aumentano nelle patologie epatiche che provocano danno epatocellulare (citolisi) ma anche nelle lesioni a carico delle cellule muscolari (trauma, infarto del miocardio etc.) La bilirubina diretta aumenta sia a seguito di danno epatocellulare oppure per ostruzione delle vie biliari (la B. indiretta ha alti valori sia nell’eccessiva

produzione che nell’alterata coniugazione o ridotta captazione epatica). Il PT (tempo di protrombina) è prolungato a seguito di deficit dei fattori della coagulazione vitamina K dipendenti, tutti di sintesi epatica. Il quadro proteico elettroforetico può evidenziare una diminuzione dell’albumina che si riscontra in tutte le epatopatie croniche. Questi test di funzionalità epatica sono utili per determinare se sia presente una patologie delle vie biliari o del fegato. Un’indagine più accurata consiste nel frazionamento della fosfatasi alcalina: quella termostabile deriva dal fegato; quella termolabile è di origine ossea. Se tutti questi esami portano ad un origine biliare è importante l’ecografia (tramite una sonda che emette ultrasuoni). Ci consente di esplorare la colecisti, le vie biliari ed il parenchima epatico. Ancora più accurata è RMN (risonanza magnetica nucleare) nel visualizzarci tali organi. Altri esami portano a sospettare l’apparato osteoscheletrico quale origine dell’innalzamento delle fosfatasi alcalina: gli indici flogosi VES, proteina C reattiva (PCR), la calcemia e fosforemia, se la prima è elevata e la seconda è bassa dobbiamo pensare all’iperparatiroidismo; una calcemia normale, fosforemia bassa sempre con fosfatasi alcalina elevate si possono registrare nell’osteomalacia. (Demas PD, Memmier P.J. The Manegement of Paget’s disease of bone. N.Eng Med 1997).E’ questa una malattia ossea che porta il nome di chi l’ha scoperto (Sir J. Paget 1876). E’ caratterizzata anatomicamente da ipertrofia e deformazione di alcuni tratti scheletrici. Dolori ed artrosi sono dovuti ad un notevole sconvolgimento della struttura ossea: un aumento della osteolisi malamente compensata da una osteogenesi anarchica con ipervascolarizzazione dell’osso. Oltre al Paget anche fratture in via di consolidamento, metastasi ossee, artrite infiammatorie (es. emocromo completo con conta
dei globuli bianchi, Reuma test, Ana, Cellule LE) possono causare innalzamento dei livelli di fosfatasi alcalina. E’ sempre la clinica che fa da padrone.
L’Rx standard pertinenti le zone sede di dolore o deformità (se presenti) è basilare.
Nel Paget è sempre bene eseguire un Rx del cranio e del bacino, zone ossee più frequentemente colpite. La scintigrafia con radionuclidi consente nel Paget
la valutazione quantitativo delle alterazioni articolari (scintigrafia ossea con Tecnezio) e delle aree di ipercaptazione (confrontandole con le radiografie standart). Infine la Moc, nella diagnostica dell’apparato scheletrico, consente la valutazione e la perdita della massa ossea (osteopenia, osteoporosi).

ortica

Dottor Professor
Aldo Ercoli
Specializzato in Cardiologia e Broncopneumatologia e esperto in Malattie Infettive.
Cardiologo già docente in Microbiologia ambientali,
Medicina Naturale e di formazione dei medici di medicina di base.