Francesco Totti ha ricevuto finanziamenti pubblici per la propria società intestandola al figlio Christian.
Di Francesco Sarcinella
Negli ultimi anni gli appassionati dello sport sono stati catturati dal nuovo fenomeno del momento: il Padel. Questa disciplina, infatti, grazie alla racchetta più maneggevole e alle ridotte dimensioni del campo di gioco si è trasformata rapidamente da semplice sport ad una moda che affascina tutti.
Roma in particolare è diventata la terza città al mondo con più campi da padel comprendendo 413 club di padel con 1545 campi nella sua area metropolitana.
Questi dati denotano un risvolto economico della medaglia che sottolinea come il fratellino del tennis sia diventato un business attrattivo per gli imprenditori.
Fra le celebrità sedotte troviamo l’ex capitano della Roma Francesco Totti che si rende protagonista della scena sia in veste di atleta che in quella di imprenditore. Infatti, se prima lo vediamo giocare in campo contro Sinner, dopo lo vediamo fondare una nuova società di Padel insieme al Figlio Christian.
La partecipazione del primogenito nella società non punta semplicemente ad inserirlo in un contesto lavorativo ma fa parte di un progetto molto più grande: accedere ai finanziamenti Invitalia per le imprese a prevalente partecipazione giovanile o femminile.
Il bando in questione si chiama “ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero” le cui agevolazioni possono coprire fino al 90% delle spese e consistono in un mix di contributo a fondo perduto e di finanziamento a tasso zero da rimborsare in 10 anni. È rivolto a imprese che devono essere composte, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da persone di età compresa tra 18 e 35 anni oppure da donne di qualsiasi età.
La società dell’ex 10 giallorosso, la Ten Padel SRL, vede Francesco socio di minoranza con il 2% delle quote, il ventenne Christian Totti ha il 49% delle quote e il restante 49% è in mano al ventunenne Alessandro Romano Zaffarani, figlio dell’imprenditore del settore auto Alessandro Zaffarani.
La presenza dei due figli ventenni è indispensabile per accedere ai fondi perché il finanziamento si rivolge esclusivamente a compagini composte per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da persone di età compresa tra 18 e 35 anni oppure da donne di qualsiasi età.
I due figli inoltre devono essere titolari effettivi della società per avvantaggiarsi delle agevolazioni ed è capitale, dunque, che i due ragazzi non facciano parte del piano solo per i vantaggi finanziari, ma che lavorino concretamente nella società. Qualora fosse acclarato che la struttura sportiva sia riconducibile al milionario campione giallorosso e i due ragazzi dunque fossero riconducibili a dei prestanome, si incorrerebbe in un’irregolarità.
Il nocciolo della questione è il seguente: Il bando On è un concreto esempio di applicazione dell’articolo 3 della costituzione (che si impone di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale) in quanto rivolto alle categorie più deboli come quella giovanile e femminile e si prefissa l’obbiettivo di agevolare il loro ingresso nel mondo del lavoro.
La domanda dunque sorge spontanea: Se a beneficiare delle agevolazioni sono milionari come Francesco Totti lo spirito del bando viene tradito?
Quello che abbiamo analizzato è un esempio lampante di come due caratteristiche tipicamente italiane come la furbizia e una burocrazia rivedibile blocchino l’ascensore sociale, oscurino le pari opportunità e sotterrino il merito.

































































