Focus sul meningococco

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Le forme influenzali virali possono fare da apripista alla trasmissione del batterio neisseria meningitidis

Dottor Professor Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Se oggi l’attenzione mediatica è concentrata tutta sull’epidemia causata dal coronavirus è bene non distogliere l’attenzione anche dalla recente epidemia di meningite nel bergamasco.

Il meningococco (il germe neisseria meningitidis) fa paura e c’è la fila a vaccinarsi. Facciamo il punto, cercando di fare chiarezza scientifica sulla vicenda.

Il batterio ce l’ha con l’uomo, si trasmette da persona a persona attraverso le goccioline di secreto respiratorio (tosse, starnuti), non contagia né animali né piante. E lo fa in maniera cattiva con due malattie dal decorso potenzialmente letale: la meningite meningococcica e la meningococcemia fulminante.

Non è certo la prima volta che ci imbattiamo in questa epidemia, ossia la propagazione di una malattia infettiva che colpisce nello stesso tempo e nello stesso luogo un gran numero di individui sottoposti alle stesse influenze.

E’ avvenuto, anche se con numeri più ridotti, anche qui a ladispoli alcuni anni fa e sempre nel periodo invernale quando più elevato è il numero delle malattie respiratorie virali. In queste epidemia circa il 10% dei soggetti sono risultati portatori perché il germe vive tranquillo nel nasofaringe anche per un mese intero.

Quali sono i fattori predisponenti alla sua trasmissione? Le forme influenzali virali possono fare da apripista favorite da condizioni di sovraffollamento (festività, ricorrenze religiose, collegio, caserme etc) in cui vi è una coabitazione domiciliare con soggetti portatori sani che tossiscono o starnutiscono.

Un tasso particolarmente elevato di incidenze si riscontra nei bambini, specie al di sotto del primo anno di vita, più vulnerabile e meno protetti dal sistema unitario. E’ bene che i piccoli portino al collo un tovagliolo con su scritto “non baciatemi”.

Nei bambini appena più grandi occorre fare attenzione alla condivisione di giocattoli e bevande. Un secondo picco di incidenza riguarda i giovani tra i 10 ed i 20 anni. Epidemie istituzionali oppure comunitarie si osservano in ogni parte del mondo sempre in forma sporadica. Nel 90% dei casi cinque sierogruppi (a,b, c,y e w-135) sono responsabili della malattia. Nei campus dei college l’epidemia è soprattutto dovuta al sierogruppo c di n. Meningitidis.

Attualmente nel bergamasco prevale sempre il tipo c ma non manca il b. La malattia non risparmia però neanche gli adulti, soggetti con più di 60 anni specie se affetti da malattie croniche (broncopneumopatie croniche, cardiopatie, severe malattie renali o epatiche, diabete, splenectomia, hiv, immunodeficienza da più di 10 anni). Sarà per questo motivo che c’è la folla che vuole vaccinarsi nel bergamasco? Occorre precisare che l’incubazione della malattia è assai variabile (da 1 a 12 giorni) e che la vaccinazione perché sia veramente efficace richiede circa da 1 a 2 settimane per avere una buona produzione anticorpale. Chi è stato a diretto contatto con i casi di meningite accertati deve, oltre alla vaccinazione, effettuare la chemioprofilassi antibiotica per prevenire o attenuare l’infezione che agisce più rapidamente. Si ricorre generalmente alla rifampicina (600 mg ogni 12 ore per due giorni; dosi minori in base al peso corporeo nei bambini). Un’alternativa è una dose di ciprofloxacina 750 mg o di azitromicina 500 mg per due giorni consecutivi. Da segnalare che, sempre in provincia di bergamo, il marito di una donna deceduta per meningite meningococcica a capodanno, si è ammalato anche lui dopo 12 giorni. Le sue condizioni cliniche non sono allarmanti perché la chemioprofilassi a cui è stato sottoposto ha attenuato di molto la virulenza del germe. Dall’attualità alla clinica.

Quali sono i sintomi della meningite?

La classica triade di sintomi e segni è costituita da febbre, cefalea e rigidità del collo, poi la sintomatologia varia da caso a caso con sintomi peculiari: nausea, vomito, confusione mentale, letargia, intolleranza alla luce (fotofobia).

Quello che all’ispezione trovo utile è la presenza di lesioni cutanee presenti in circa la metà dei pazienti.

Il rash maculopapulare, eritematoso è assai simile ad un esantema virale (es. Morbillo) ma le lesioni cutanee della meningococcenemia diventano subito delle petecchie che si trovano specie sul tronco e sugli arti inferiori. L’aumento della pressione intracranica è la causa principale di letargia, peggioramento dello stato di coscienza, obnubilamento. Nei neonati questo sintomo è meno evidente; non mancano però febbre, sonnolenza, inappetenza, vomito, diarrea, irritabilità.

Come fare diagnosi? La semeiotica clinica (il sottoscritto la mette sempre al primo posto) non deve limitarsi alla sola osservazione della triade (febbre, cefalea e rigidità del collo) o alla ricerca delle lesioni cutanee. Occorre agire, conoscere e praticare i segni di brudzinski e di kernig. Il primo (segno di brudzinski) è tipico della meningite. Si evidenzia con il paziente in posizione supina ed è positivo quando la flessione del collo comporta la contemporanea flessione delle anche e delle ginocchia. L’altro segno che ho sempre ricercato nei pazienti con sospetto meningite è quello che scopri’ kernig nel 1882. Consiste nell’impossibilità di ottenere l’estensione completa della gamba sulla coscia quando il paziente è seduto. E’ anche questo importante segnale di meningite spinale. Una nota particolare la voglio dedicare alla rigidità del collo, componente basilare della triade, perché può rappresentare un dato poco significativo nei pazienti anziani affetti da artrosi cervicale oppure da malattie neurodegenerative del sistema nervoso centrale come nel morbo di parkinson.

Passando dagli anziani ai bambini (di palo in frasca) sottolineo poi che l’infezione si può presentare più spesso in modo subacuto preceduta da una rinofaringite o da una otite. Vi sono però casi ben più sfortunati che esordiscono con una meningite fulminante. Nei bimbi, nel 40% dei casi, sono presenti le convulsioni che possono fare la loro comparsa in qualsiasi momento della malattia. Negli adulti più rare le affezioni osteoarticolari (10%), la polmonite (associata al siero gruppo y), la pericardite o l’endocardite. Insisto sempre nella diagnosi precoce per il medico di famiglia. Occorre ricoverare immediatamente il malato che, nei casi non fulminanti, guarisce in 5-7 giorni con una terapia empirica a base di ceftriaxone (1 gr endovena ogni 12 ore). La puntura lombare per asportare il liquor è “diagnostica”, è una procedura ospedaliera che è bene eseguire solo dopo rmn o tc del cranio.  La diagnosi viene confermata dalla identificazione di neisseria meningitidis, dei suoi antigeni o del suo dna di campioni di liquidi normalmente sterili (sangue, liquor, lesioni cutanee). Ciò però è di pertinenza del medico ospedaliero.

Nella medicina di base è basilare la diagnosi precoce.