Comitato 2 ottobre: “L’intervento, effettuato in modo e nei tempi sbagliati, non ha quindi nulla a che fare con il recupero naturalistico né con la sicurezza idraulica. A che cosa serve allora?”
Riceviamo e pubblichiamo
L’intervento “idraulico” alla foce del fiume Castelsecco, iniziato alla metà di maggio nel pieno della stagione nidificatoria degli aironi e di molte altre specie aviarie, si è concluso lasciando una desolata spianata di deserto al posto di quello che doveva essere il “parco urbano” o, a detta dello stesso sindaco, un’ “oasi naturale”.
L’intervento ha violato le normative vigenti (Legge 157/92) che vietano espressamente gli sfalci durante i periodi di nidificazione (dalla fine di Gennaio alla fine di Giugno).Tagliare a raso i canneti a maggio, quando si va incontro alla siccità estiva e in piena stagione riproduttiva degli aironi, significa solo creare danni spacciandoli per sicurezza idraulica.
Inoltre i regolamenti provinciali e regionali in Difesa del suolo e della Polizia forestale vietano “l’estirpazione, il taglio a raso o il danneggiamento della vegetazione” in assenza di una “dettagliata relazione tecnico-agronomica”(Regolamento Comunale del verde, art. 23).
Ci chiediamo di quali autorizzazioni e quali relazioni tecniche si sia avvalso il Comune per operare quello che sembra una spianatura radicale ed indiscriminata.
Da un nostro sopralluogo possiamo documentare che le ruspe hanno estirpato non solo i canneti ma anche gli arbusteti e, in qualche caso, gli alberi. Bene hanno fatto quindi la LIPU e la consigliera Clelia di Liello a segnalare l’intervento dissennato ai Carabinieri forestali e a presentare tempestivamente un’interrogazione consiliare.
Il comitato “2 ottobre” fermò qualche anno fa, su segnalazione dei residenti di Castelsecco, le ruspe grazie al pronto intervento dei carabinieri forestali che bloccarono la devastazione, oggi purtroppo perpetrata.
Sono anni che il Comitato “2 ottobre” si occupa della foce mobile di Castelsecco e la sua area golenale, da lasciare alla sua alta naturalità innanzitutto per la sicurezza idraulica. Abbattere il canneto alla foce all’inizio della stagione siccitosa non incide minimamente sulla pericolosità del fosso che prevedeva invece la sua definitiva messa in sicurezza grazie alla grande opera idraulica di allargamento del ponte sull’Aurelia (vero e proprio tappo per le piene) e deviazione della grande arteria. Ma della grande opera da parecchio si sono perse le tracce (ed i finanziamenti).
Quello che si fa invece è uno falcio radicale non solo del canneto ma degli arbusteti e degli alberi di tamerice, roverelle, ginestre e mirto con cui la foce aveva iniziato a rimboschirsi. Ci sarebbe voluto un taglio selezionato delle specie arboree, predisponendo sentieri e permettendo alla vegetazione mediterranea di svilupparsi per fornire ombra e bellezza ai visitatori e riparo della fauna che vi nidifica.
L’intervento, effettuato in modo e nei tempi sbagliati, non ha quindi nulla a che fare con il recupero naturalistico né con la sicurezza idraulica. A che cosa serve allora? Lo scopriremo presto (anche se qualche ipotesi l’abbiamo).
Comitato “2 ottobre”



































































