AMBIZIONI DI CRESCITA E SCOGLIO AMBIENTALE
Il dibattito sul futuro dell’aeroporto Leonardo da Vinci entra nel vivo. Con l’inserimento dell’opera nel nuovo Piano Nazionale Aeroporti e il lancio del Masterplan di Sviluppo Sostenibile al 2046 da parte di ENAC e Aeroporti di Roma (AdR), il progetto della quarta pista è tornato al centro dell’agenda politica e sociale. Un’opera imponente, dal valore strategico indubbio, che si trova però a dover fare i conti con un territorio frammentato tra la spinta allo sviluppo economico e la tutela di un ecosistema protetto unico in Italia.
Il piano industriale punta a trasformare Fiumicino in un hub globale capace di accogliere fino a 100 milioni di passeggeri all’anno (rispetto ai flussi attuali), portando i movimenti aerei a circa 500.000 l’anno. I pilastri tecnici del progetto prevedono una nuova pista di volo parallela all’attuale Pista 3; un nuovo Terminal Est di oltre 350.000 metri quadrati con 70 gate. Un investimento privato complessivo di circa 9 miliardi di euro da parte della capogruppo Mundys. L’espansione richiederà l’occupazione di 267 ettari esterni al vecchio sedime aeroportuale. Di questi, 150 ettari ricadono nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, l’area protetta tra le più grandi d’Italia. Ed è proprio su questo confine che si consuma lo scontro.
Le ragioni del SI
Occupazione. Il fronte favorevole poggia su basi economiche e, a sorpresa, riceve una forte spinta dalla cittadinanza locale. Secondo un recente sondaggio demoscopico condotto dall’istituto Youtrend, il 73% dei residenti di Fiumicino si dichiara favorevole all’ampliamento dello scalo. L’espansione viene vista dalla maggioranza della popolazione come una fabbrica di opportunità, capace di generare migliaia di posti di lavoro stabili e indotto per le imprese del territorio. Il Consiglio comunale ha già approvato la proposta di riperimetrazione della Riserva Naturale. La linea della giunta è chiara: l’opera si fa, ma a patto di ottenere da AdR massime compensazioni e infrastrutture urbane di collegamento.
Secondo i progettisti e l’ENAC, la quarta pista permetterà di ridisegnare e ridistribuire le rotte di decollo e atterraggio. Questo consentirà di allontanare i flussi aerei dai centri abitati più esposti (come Isola Sacra, Fregene e Focene), riducendo l’inquinamento acustico complessivo sulle case. AdR ha messo sul piatto 300 milioni di euro in opere compensative, tra cui la creazione di un parco archeologico da 85 ettari, nuove piste ciclabili (BioVie) e il ripristino delle zone umide di Maccarese per garantire il principio del “saldo zero” della Riserva.
Le ragioni del NO
Inutilità tecnica e rischio ecologico. Dall’altra parte della barricata si schiera il Comitato FuoriPista, supportato da una minoranza del 16% dei cittadini e dalle associazioni ambientaliste. Le loro tesi contestano radicalmente l’utilità stessa dell’infrastruttura. Il Comitato sottolinea come i più grandi aeroporti internazionali gestiscano volumi di traffico enormi con sole due piste. Fiumicino ne ha già tre e i dati sul traffico dell’ultimo decennio, secondo i contrari, dimostrano che lo scalo è ampiamente sottoutilizzato rispetto alle sue potenzialità attuali. Inoltre, nonostante le promesse di compensazione, il Comitato denuncia la distruzione di 150 ettari di territorio protetto e di valore agricolo. La riperimetrazione approvata dal Comune viene vissuta come “un espediente burocratico per aggirare i vincoli di tutela statale”. La nota del Comitato punta il dito contro il piano da 9 miliardi di Mundys, accusato di essere un’operazione finanziaria utile a giustificare l’aumento delle tasse aeroportuali a carico dei passeggeri, piuttosto che una reale necessità infrastrutturale.
L’ultimo scoglio, l’iter VIA-VAS al Ministero. Dopo il secco stop ricevuto dal precedente “Masterplan 2030” per incompatibilità ambientale, il nuovo progetto dovrà ora affrontare l’esame della Commissione Tecnica VIA-VAS del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) [MASE]. I commissari ministeriali avranno il compito di esaminare lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) e, soprattutto, di vagliare le osservazioni tecniche che cittadini e comitati potranno presentare durante la finestra di consultazione pubblica di 60 giorni dall’avvio formale dell’istanza.
I nodi da sciogliere: la reale efficacia dei modelli matematici sul rumore, il rischio idrogeologico delle aree di bonifica interessate dai cantieri e la validità legale del saldo zero per i terreni sottratti alla Riserva.
La partita per il futuro del principale hub italiano è appena iniziata.


































































