Finalmente la Regione si muove per salvare l’acqua pubblica di Ladispoli

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Riceviamo e pubblichiamo.

“A seguito di una comunicazione del Sindaco di Ladispoli Alessandro Grando, pubblicata sul suo profilo social, sono stati diffusi commenti a mezzo stampa che meritano alcune precisazioni.L’obbligo a trasferire le infrastrutture del servizio idrico integrato a un unico gestore territoriale deriva da una legge dello Stato, il Decreto Legislativo 152 del 2006. In attuazione di tale Decreto, la Regione Lazio ha cominciato a sollecitare i comuni che non avevano adempiuto a tale obbligo con ripetute note, fin dal 13 marzo 2015. L’obbligo al trasferimento è dunque cosa nota da tempo, oggetto di interlocuzioni sia formali che verbali. In opposizione a tale obbligo di legge alcuni comuni hanno proposto ricorsi, come lo stesso Sindaco ricorda, sia presso i Tribunali Amministrativi Regionali che presso il Consiglio di Stato. Tutti hanno avuto esito negativo, nel senso che l’obbligo derivante dal Decreto Legislativo 152/2006 è stato più volte e con forza ribadito, sino al più alto grado di giudizio. Lo stesso Consiglio di Stato ha disposto la trasmissione della sentenza alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, perché risultassero chiari obblighi e responsabilità sia erariali che penali derivanti da eventuali inadempienze. Alcune forze politiche hanno promosso tentativi di mutare il quadro legislativo derivante dal Decreto in questione. Le proposte di legge in tal senso sono apparse fragili allo stesso legislatore, e la cosiddetta proposta Daga, la n.52 del 23 marzo 2018, è attualmente ferma in prima lettura alla Camera, VIII Commissione. I molti emendamenti presentati dai parlamentari di maggioranza hanno indotto la relatrice a chiedere al Governo di pronunciarsi in merito, risposta che dallo scorso marzo viene rimandata. Mezzi di stampa hanno definito l’obbligo di legge uno “scippo” che verrebbe perpetrato da Zingaretti e da altri soggetti. Tale definizione è sicuramente oltraggiosa e lesiva dell’immagine e dell’operato di chi sta adempiendo a un obbligo di legge, oltreché falsa: Acea, gestore di ATO2, è infatti soggetto a maggioranza pubblica, peraltro detenuta in via maggioritaria da Roma Capitale, comune governato dalla stessa formazione politica dell’on. Daga. In conclusione, giova ricordare che l’obbligo di cessione delle infrastrutture e della gestione a un unico soggetto su base territoriale ha il senso non di peggiorare il servizio idrico, ma di migliorarlo e ottimizzarlo, consentendo di raggiungere una massa critica che permette investimenti più consistenti, in un’ottica di sistema, a beneficio degli utenti. La Regione Lazio ha avviato la riorganizzazione del sistema degli Ambiti Territoriali Omogenei mediante l’avvio dell’iter di una proposta di legge regionale che rivede l’intero sistema di governance del Sistema Idrico Integrato. Poiché intende farlo in modo partecipato e aperto alle migliori esperienze presenti sul territorio, ha istituito un Comitato di Consultazione Istituzionale per il quale ha invitato i sindaci di ATO2 a esprimere propri rappresentanti. L’Assemblea dei Sindaci, riunitasi infruttuosamente una prima volta, è stata nuovamente convocata per il giorno 24 luglio”.

                               Mauro Alessandri, assessore ai Lavori Pubblici  della Regione Lazio

Ringraziamo l’assessore regionale per l’intervento e precisiamo ancora una volta che il nostro giornale ha chiamato in causa la Regione Lazio, anche se non proprietaria di quote Acea, perchè è l’unico ente in grado di poter intervenire per fermare lo scippo dell’acqua pubblica a Ladispoli. Con questa lettera, che ci auguriamo abbia un seguito concreto, la Regione Lazio conferma la nostra idea, ovvero che se il presidente Zingaretti vuole, ha tutte le facoltà politiche per poter aiutare Ladispoli.