Figli strappati: Laura tra i manifestanti il 22 ottobre a Milano per riavere a casa il suo piccolo

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Il legale della donna: “il ragazzo sottratto senza che venisse disposta la consulenza tecnica d’ufficio”

Ci sarà anche lei il 22 ottobre in piazza a Milano per manifestare contro amministratori di sostegno, giudici minorili, servizi sociali e non solo, colpevoli di strappare figli alle famiglie con molta noncuranza, un sistema che va ad alimentare il già grasso business legato all’assistenza minorile e alle case famiglia.

E’ più di un anno ormai che Laura, nome di fantasia, lotta per riavere a casa suo figlio di quattordici anni, un adolescente già provato da allontanamenti e contese.

Tutto è successo un giorno a Bassano del Grappa. Il ragazzo era a giocare presso la casa di un compagno. Presente con loro il padre dell’amico. E’ domenica. Laura esce per fare la spesa. Sta fuori non più di un’ora. Ma nel condominio – una struttura modello residence – la proprietaria sta a guardare e con molta leggerezza chiama i carabinieri affermando che Laura ha abbandonato il minore.

Una “delazione” che innesca inesorabile la macchina istituzionale. Il ragazzo viene sottratto alla madre. Condotto presso il centro per minori di Lendinara a Rovigo. Il padre del ragazzo, un uomo con vari figli con più madri, si disinteressa della situazione.

Arriva poi il tempo dell’affidamento del 14enne ai nonni paterni. Ma il soggiorno presso i nonni dura poco. Il ragazzo, a detta della madre Laura, non viene trattato bene, anzi viene costantemente umiliato finché i nonni decidono di non tenerlo più con loro e lo sbattono in pratica fuori di casa. Per il ragazzo si riaprono le porte del centro per minori di Rovigo. E mentre Laura continua a lottare per riavere con sé suo figlio nella casa di famiglia dove è tornata, le istituzioni pagano fior di denari per il soggiorno del ragazzo. Per lui sono giorni molto difficili. Nella struttura non si trova bene. Da quella maledetta domenica è passato più di un anno. Ma Laura non si arrende. Ad assisterla in questa straziante vicenda familiare due avvocati. La battaglia è contro il sistema del tribunale dei minori. Il caso di suo figlio è tra quelli di competenza del Tribunale dei Minori di Venezia presieduto dal giudice Maria Teresa Rossi. Un magistrato che ad agosto scorso è stato denunciato per diffamazione da una famiglia di Mogliano per le sue dichiarazioni rese in sede di audizione il 12 luglio scorso alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori.

La battaglia di Laura non terminerà finché suo figlio non tornerà da lei. Gli avvocati che la seguono sono ora alle prese con le perizie di merito. Laura, pur nel dolore, resta lucida e non abbassa la guardia contro abusi e sopraffazioni. “E’ peggio di Bibbiano” commenta. “Tutto questo è anche un affare per molti poiché per il soggiorno di minori in centri specifici vengono pagati centinaia di euro”. Laura e tanti altri genitori scenderanno in piazza sabato 22 ottobre a Milano. L’appuntamento è alle ore 14 alla stazione Cadorna di Milano. Il corteo poi sfilerà per il centro meneghino fino ad arrivare a piazza Duomo. A chiamare a raccolta padri e madri il gruppo Facebook “contro gli amministratori di sostegno che fanno da padroni”. La protesta sarà – dicono gli organizzatori – “contro tutte le istituzioni che ci hanno strappato i nostri diritti costituzionali”.

“Il ragazzo – spiega il legale della donna – è stato sottratto alla famiglia senza che fosse stata fatta la consulenza tecnica d’ufficio atta a verificare la capacità genitoriale della madre o del padre. Ci si è basati, in sostanza, solo sulle dichiarazioni degli assistenti sociali. E’ per questo che nel reclamo presentato alla Corte di Appello di Venezia, per il quale attendiamo ancora l’esito – spiega ancora il legale – chiediamo, oltre alla sospensione del provvedimento impugnato, che venga disposta una consulenza tecnica d’ufficio o per lo meno di modificare i decreto del tribunale per i minorenni di Venezia confermando in toto quanto disposto a giugno 2020 dal Tribunale di Vicenza che peraltro aveva stabilito per la mia assistita l’affidamento del ragazzo giudicandola una madre idonea”.

 

Graziarosa Villani

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