Ferrovie, la protesta dei pendolari umbri dopo il blocco di sabato 11 Aprile e il disservizio come nuova normalità

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Variazioni, cancellazioni e sostituzioni con bus per lavori di potenziamento infrastrutturale, ritardi e disservizi sono diventati un incubo per pendolari, viaggiatori occasionali e turisti.

di Andrea Macciò

Alcuni giorni fa il commissario europeo all’energia Dan Jorgensen ha invitato i cittadini della UE a utilizzare meno l’auto e i governi nazionali a incentivare l’uso del mezzo pubblico a fronte della crisi energetica dovuta alle tensioni in Medio Oriente.

Un’esortazione che potrebbe sembrare di buon senso, ma che suona beffarda visto la situazione del trasporto pubblico in Italia.

Al posto dell’auto per tratte a breve e media percorrenza potrebbe essere utilizzato il treno, se non fosse che in Italia da 4 anni, ovvero da quando a causa della pioggia di fondi a debito del Pnrr la rete ferroviaria italiana è un cantiere a cielo aperto, “variazioni, cancellazioni e sostituzioni con bus per lavori di potenziamento infrastrutturale” sono diventati la nuova normalità ogni weekend in tutto il paese, e in generale ritardi e disservizi sono diventati un incubo quotidiano per pendolari, viaggiatori occasionali e turisti.

 

Il “contratto di trasporto” stipulato con Trenitalia sembra valere per una sola parte, il viaggiatore che sale su un treno è subito informato della sua inferiorità giuridica rispetto al personale (non solo il capotreno, ma anche il “personale di assistenza” e i sempre più numerosi soggetti addetti alla controlleria di società esterne) e dei numerosi obblighi e divieti, ma quando è l’azienda a non onorare il “contratto di trasporto” non offrendo neppure i servizi minimi che sarebbero previsti nei contratti di servizio con le regioni, sembra non ci siano responsabili e nessuno risponda della normalizzazione del disservizio.

 

I collegamenti tra Roma e le aree interne dell’Italia centrale, già carenti prima del 2022, sono diventati una vera e propria odissea quotidiana a causa dell’incessante lavorio sulla tratta direttissima Orte-Settebagni e sui numerosi interventi nell’orvietano e in territorio toscano, umbro e marchigiano.

 

Potenziamento che secondo la comunicazione istituzionale ferroviaria sarebbe finalizzato a installare “sistemi tecnologici tra i più avanzati al mondo” ma che per l’utenza si sono fino ad ora tradotti in disservizi gravissimi e nessun miglioramento.

 

Nel caso di sabato 11 aprile al disservizio annunciato, secondo quanto denunciano i pendolari, si è aggiunta l’incapacità di gestire gli annunciati servizi sostitutivi.

 

La linea Roma-Firenze è stata infatti totalmente interrotta dalla metà della giornata di sabato a domenica, dopo un “guasto tecnico” a Orte in mattinata, anche sulla linea lenta per i “lavori di potenziamento” con deviazione dei servizi a lunga percorrenza sulla linea tirrenica. Un blocco totale del servizio, con ripercussioni sui pendolari e anche sui flussi turistici, programmato proprio nel weekend nel quale a Terni si è tenuto l’atteso “Terni Influencer e Creator Festival”.

 

A peggiorare la situazione, come appare chiaro dalla lettera (ma come è evidente a chi viaggia frequentemente in treno) un sempre più diffuso approccio muscolare e di ordine pubblico a fronte delle legittime richieste di viaggiatori paganti, pendolari o viaggiatori occasionali, impossibilitati di fatto a raggiungere le proprie destinazioni per cause imputabili all’azienda o a terzi, comunque non ai viaggiatori stessi.

 

Il disservizio è responsabilità dell’azienda, ma il “personale” sempre più frequentemente risponde alle tensioni con i viaggiatori chiamando le forze dell’ordine per scoraggiare le legittime richieste di persone lasciate a terra, costretti ad arrangiarsi con mezzi propri o ad acquistare altri biglietti.

 

Una situazione che si è già ripetuta più volte negli ultimi mesi.

 

Negli ultimi due anni in Umbria ci sono state due interruzioni totali della linea Orte-Falconara, nel maggio 2024 tra Terni e Foligno, nell’estate 2025 tra Terni e Foligno e tra Fabriano e Castelplanio, con oltre 6 ore di percorrenza e 5 cambi tra treni e autobus (con capienza ridotta rispetto ai treni e pertanto non in grado di garantire il servizio agli abbonati) un disservizio molto grave, motivato dall’installazione di “avanzati sistemi tecnologici per il distanziamento dei treni” interventi dei quali non si percepisce allo stato attuale nessun beneficio relativo ai tempi di percorrenza.

 

Non è migliore la situazione nell’Italia del Nord, con la biglietteria della stazione di Alessandria chiusa da diversi giorni per crollo di calcinacci dal tetto e la linea tra Genova e Milano via Pavia che chiude ormai tradizionalmente ogni luglio/agosto per lavori al Ponte di Bressana, o sul versante adriatico, con la circolazione minacciata dalla frana di Petacciato che incombe come una spada di Damocle tagliando l’Italia in due a Termoli a ogni evento di maltempo, per non parlare della Sicilia che è di fatto semi-isolata e con collegamenti interni assolutamente carenti.

 

In Umbria a peggiorare uno scenario già disastroso, il previsto ingresso in Italia dei treni ad Alta Velocità francesi della SNCF, prospettiva che da dicembre 2026 rischia di dirottare i regionali e gli Ic provenienti o diretti in Umbria, Toscana e Marche sulla “linea lenta” (a volte minacciata da “movimenti franosi” come accaduto a febbraio nei pressi di Poggio Mirteto) con aumento dei tempi di percorrenza tra i 30 e i 40 minuti tra Orte e Roma con pesantissime conseguenze sulla vita dei pendolari e sul richiamo turistico dell’area.

 

Riportiamo la lettera dei pendolari umbri:

 

I pendolari non sono più disposti a tollerare quanto accaduto sabato 11 aprile. Già era accaduta una cosa altrettanto grave lunedì 1 dicembre. Non è la prima volta che, quella che doveva essere una gestione straordinaria di una manutenzione programmata, si è trasformata nell’ennesima dimostrazione di inefficienza, disorganizzazione e totale mancanza di rispetto verso i cittadini, fino al punto di mettere a rischio la loro sicurezza e incolumità fisica e psicologica.

 

A fronte di una comunicazione iniziale che parlava di alcune soppressioni e servizi sostitutivi, causa le solite manutenzioni, la realtà è stata ben diversa: un blocco di fatto totale del servizio pubblico ferroviario, senza soluzioni concrete e senza un minimo di coordinamento. Presso la stazione di Roma Termini, persone sono rimaste abbandonate per ore, alcune fin dalla tarda mattinata, senza informazioni chiare né assistenza. L’unica alternativa per molti è stata un autobus previsto alle 23, partito in ritardo e gestito in modo approssimativo, oltre a non aver garantito il servizio a tutti gli utenti bisognosi. La situazione è degenerata ulteriormente a Roma Tiburtina, dove si sono verificati momenti di tensione tra passeggeri esasperati e personale che non ha saputo o non è stato messo in condizione di gestire professionalmente la situazione di caos che ovviamente si è creata.

 

Pendolari diretti a Orte si sono visti negare il diritto di rientrare a casa, invitati addirittura a scendere dai mezzi sostitutivi perché la loro destinazione “non era prevista”. Solo dopo proteste e l’intervento delle forze dell’ordine (addirittura chiamati dai conducenti degli autobus, quindi oltre il danno anche la beffa), e dopo oltre un’ora di attesa, è stata concessa una soluzione improvvisata.

 

Ancora più grave è quanto riferito da diversi utenti: l’invito, presso i punti informativi, ad acquistare un nuovo biglietto per poter salire sugli autobus, nonostante il possesso di un abbonamento regolare. Un comportamento inaccettabile, che rasenta l’abuso e dimostra una gestione completamente fuori controllo. Lavoratori – tra cui personale sanitario in servizio anche nei weekend – sono stati costretti a rientrare a casa a notte fonda, anche oltre l’1:40, dopo ore di attesa, stress e totale assenza di supporto. Tante altre persone si sono organizzate con Taxi dividendo le spese, tanti sono stati costretti a pernottare a Roma.

 

Questa non è un’emergenza, è un sistema che non funziona. I pendolari denunciano con forza l’assenza totale di organizzazione nei servizi sostitutivi, la mancanza di comunicazioni veritiere e tempestive, l’incapacità di gestire situazioni prevedibili senza scaricare il disagio sui cittadini, la totale assenza di precauzioni minime atte a preservare la salute dei pendolari, nessuna forma di ristoro nelle lunghe ore di attesa, né alimentare, né tantomeno sanitaria. Siamo stanchi. Stanchi di essere lasciati soli. Stanchi di essere trattati come utenti di serie B.

 

“I pendolari umbri chiedono: spiegazioni pubbliche e trasparenti su quanto accaduto, e non semplicemente elenco delle motivazioni che hanno causato il disservizio, ma soprattutto perché non sono state poste in essere tutte le attività atte a prevenire tutto il disagio creato (un numero di bus minimo per far fronte alla richiesta e assistenza sanitaria, l’assunzione di responsabilità da parte dei vertici competenti, e attuazione di quanto previsto a livello disciplinare rispetto a tutti i responsabili, un piano serio e credibile per garantire servizi sostitutivi dignitosi in caso di emergenza. Se non arriveranno risposte concrete, i pendolari sono pronti a far sentire la propria voce con ogni mezzo legittimo, e ci aspettiamo, le stesse pretese da parte delle Regioni (che si stanno dimostrando attente alle problematiche dei pendolari) vs Trenitalia. Il diritto alla mobilità non è un favore. È un servizio che deve essere garantito.

Una situazione che appare molto grave, in un contesto nel quale i diritti dei cittadini, tra i quali quello alla mobilità, dal 2020 in poi sono progressivamente svaniti per diventare benevole “concessioni” dall’alto emanate a discrezioni.

Per acquistare un biglietto del treno dal 2020 si è costretti ad “accettare le condizioni di trasporto del vettore” che in teoria sono disponibili sul sito di Trenitalia o delle altre aziende regionali come Tper e Trenord, ma che nessuno ovviamente legge per intero prima di comprare il biglietto del treno, con l’azienda che può di fatto modellarle secondo le sue esigenze, per acquistare un treno a lunga percorrenza è obbligatorio dal novembre 2024 fornire un contatto telefonico anche per biglietti cartacei. Negli ultimi anni, e in maniera esponenziale dallo spartiacque pandemico, sono cresciuti in maniera esponenziali obblighi e doveri per i viaggiatori, mentre il disservizio è stato progressivamente normalizzato e le persone che si ostinano a spostarsi sembrano esser ormai più che altro un disturbo per la cantierizzazione dell’infrastruttura.

Molte novità sono state introdotte come disposizioni legate allo stato di emergenza sanitario, ma sono arrivare per restare, a “emergenza” ufficialmente finita da 4 anni.

Il dibattito sui disservizi ferroviari è arrivato a livello nazionale, con l’opposizione che imputa i problemi esclusivamente alla cattiva gestione del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini, che sicuramente non è esente da responsabilità, dimenticando però che l’iper-cantierizzazione che è responsabile della maggior parte dei disagi è diretta conseguenza degli interventi legati al Pnrr voluto dal secondo governo guidato da Giuseppe Conte, quello “giallorosso”.

 

Per quanto la politica locale di Umbria, Toscana meridionale e Marche, più vicina alla realtà della vita quotidiana rispetto a quella europea o nazionale che appare totalmente avulsa dall’esistenza dei cittadini comuni, si stia adoperando per trattare con Trenitalia e alleviare i disagi dei viaggiatori, la strada di una “nuova normalità” che prevede la paziente accettazione del disservizio sembra procedere diretta, esattamente come un treno.