Fermare il 5G si può

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Grande successo per la prima manifestazione nazionale stop 5G. Oltre 300 persone al convegno internazionale, poi in 600 con striscioni e bandiere in piazza Montecitorio. Un senatore denuncia il suo calvario per un cancro al cervello. adesso il governo non può più ignorare l’allarme di medici, scienziati e sindaci per la moratoria

di Maurizio Martucci

 

C’erano i sindaci in rappresentanza dei 77 Comuni d’Italia per la moratoria, ma pure i cittadini venuti con aerei, treni, auto e pullmanda Abruzzo, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Sardegna. E’ stato un successo il convegno internazionale dal titolo “Moratoria nazionale, 5G tra rischi per la salute e principio di precauzione”, promosso dall’Alleanza Italiana Stop 5G, sono arrivati oltre 300 accrediti. Tutti ad ascoltare le relazioni di medici e scienziati di fama mondiale, venuti a Roma per denunciare i pericoli del 5G. Dal Parlamento hanno aderito ed erano presenti l’On. Sara Cunial, On. Veronica Giannone, On. Matteo Dall’Osso, Sen. Saverio De Bonis, Sen. Andrea de Bertoldi, Sen. William De Vecchis, Sen. Sergio Romagnoli, Sen. Giuseppe Pisani. Adesioni internazionali sono arrivate anche da Bruxelles, con l’appoggio degli europarlamentari Prof. Klaus Buchner (Germania) e Michele Rivasi (Francia). Commuovente l’intervento del Sen. Sergio Romagnoli, nell’ascoltarlo – tra gli oltre 300 presenti nell’Aula dei Gruppi Parlamentari – in molti non sono riusciti a trattenere le lacrime. “Ero ad un passo dalla morte, non sapevo perché sono tornato indietro. Ora, oggi, qui, lo so.” Il pericolo invisibile s’è manifestato in tutta la sua cruda realtà: “Oggi ho imparato tante cose – ha detto Romagnoli, ascoltati gli interventi dove il rischio cancerogeno da elettrosmog è stato più volte sottolineato – tra queste ho capito il motivo per cui sono stato colpito direttamente, in prima persona. Ho rischiato di morire, mi è stato diagnosticato e asportato un rarissimo tumore alla testa, sono stato in coma per 22 giorni, poi ho vissuto in uno stato di apparente morte nonostante fossi cosciente. Non sono contro la tecnologia, ma per la difesa della salute. Mi batterà per questo”.


La manifestazione è poi continuata con bandire e striscioni. Seicento attivisti Stop 5G prevenienti da ogni parte d’Italia si sono radunati oggi a Roma, per manifestare in Piazza di Montecitorio a margine del convegno internazionale Stop 5G tenuto all’interno della Camera de Deputati. Le rivendicazioni sono state contro le scelte del Governo, responsabile più che di un’innovativa manovra tecnologica di una vera e propria sperimentazione sanitaria condotta sull’intera popolazione, non informata dei gravi pericoli: “Hanno svenduto la salute pubblica per 6,55 miliardi di euro – la denuncia gridata in piazza dai promotori dell’Alleanza Italiana Stop 5G noi non siamo disposti ad essere irradiati da una tecnologia che usa radiofrequenze inesplorate, già possibili cancerogene“. A manifestare c’erano Sindaci, parlamentari, medici e malati, principalmente di elettrosensibilità, sensibilità chimica multipla e fibromialgia. Per l’Alleanza Italiana Stop 5G, promotrice della prima manifestazione unitaria contro il wireless di quinta generazione, è stata “scritta una pagina indelebile nella recente storia italiana. Oramai l’evidenza medico-scientifica e le prove schiaccianti sulla pericolosità della radiofrequenze sono un dato incontrovertibile. Far finta di niente, perseverando ad ignorare l’allarme lanciato da autorevoli relatori di fama mondiale intervenuti al convegno, equivale all’assunzione di una grave responsabilità politica. Conflitti d’interessi, occultamento dei dati e mistificazione delle evidenze dei test sono stati smascherati da ricercatori di specchiata professionalità. Come cittadini e consumatori siamo stati presi in giro per decenni, spacciata per innocua e sicura una tecnologia che non lo è affatto: e adesso vorrebbero perfino costringerci a vivere dentro un maxi forno a cielo aperto che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Abbiamo poi portato in piazza 600 persone in rappresentanza di cittadini non più invisibili, di malati e disabili non più disposti a subire scriteriate scelte politiche di irradiazione ubiquitaria in dispregio all’elementare diritti costituzionale che tutela la vita nella sua forma naturale e salubre.”