FATTA LADISPOLI BISOGNA FARE I LADISPOLANI

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PROPOSTE PER LA CREAZIONE DI UNA NUOVO SENSO DI APPARTENENZA.

Da poche migliaia a 40.000 abitanti: ormai dal 2011 Ladispoli è una Città. Ma i ladispolani? A parte i “nativi”, la maggior parte degli attuali residenti viene da Roma, dalle località limitrofe o dai paesi dell’est, e in ogni caso si fatica ad acquisire quel senso di appartenenza indispensabile per una convivenza civile. Inconsciamente sembra ancora prevalere il “mica è casa mia”, che ci fa ancora troppo assomigliare ad un quartiere dormitorio.

In effetti tanti “usano” Ladispoli solo per dormire, e di vita sociale, spesa e partecipazione nessuna traccia. Vicini di casa da svariati anni che nemmeno si salutano, circoscritte comunità rumene (e non solo) che stentano ad integrarsi, rispetto del Bene Comune quasi inesistente proprio perché si fa fatica a considerarlo tale. Una dei pochi aspetti positivi del lockdown è stato quello di far conoscere i negozi di quartiere e tante piccole realtà locali a quelli che, con la scusa del lavoro a Roma, facevano la spesa esclusivamente fuori dai confini cittadini. In effetti Ladispoli offre tanto, ma quel tanto va valorizzato dagli stessi abitanti. Se presi dalla pigrizia si continuano ad effettuare acquisti solo fuori o, peggio, esclusivamente sul web, prima o poi la città muore. Chi di noi vorrebbe una città con strade vuote, saracinesche abbassate, poche luci nelle strade, meno gente che vive le città? Eppure a sentire la Confesercenti è questo lo scenario a cui siamo destinati se non si avrà un deciso cambio di rotta. Stanno chiudendo soprattutto librerie (una su quattro) e negozi di giocattoli, d’abbigliamento e di tessuti, alimentari, tabaccai. Chiudono le macellerie, le profumerie, i negozi di ferramenta, e quelli che per caso aprono non durano più di un paio d’anni. Poi ci si è messa pure la pandemia. Quasi scomparso il rapporto di fiducia che si instaurava col negoziante e le chiacchiere di confronto che nascevano tra i clienti. I super mercati sono sempre più simili a freddi e asettici distributori di prodotti dove nessuno si conosce e dove non si scambia nemmeno una parola.

Ma allora fatta Ladispoli come si fanno i Ladispolani? Forse per la prossima generazione nata qui le cose saranno diverse, ma adesso? Una soluzione può essere proprio la “partecipazione”: prendendo parte alle scelte che riguardano la città forse il cittadino si sentirebbe più parte integrante di un progetto. Un po’ come accade quando per far mangiare i bambini li si coinvolge nella preparazione dei pasti. Oppure proponendo nuove iniziative utili alla collettività. Faccio un esempio a me vicino: al quartiere Miami la semplice apertura di un’area cani ha fatto si che persone residenti da anni socializzassero con la scusa degli animali. Un altro pretesto sono stati i giardini adottati da cittadini volenterosi (alcuni esempi sono “Verdemarino” o “La Marcia degli Alberi”).

Lo sport può aiutare sicuramente: con la scusa dei bambini/ragazzini i genitori potrebbero conoscersi. Sarebbe bellissimo organizzare un concerto di Natale dove potrebbero esibirsi tutte scuole di musica della città. Idem per le scuole di danza. Le stesse Associazioni di volontariato presenti sul territorio sono una valida opportunità per impiegare il proprio tempo libero a favore della collettività, conoscendo nuove persone e condividendo virtuosi obiettivi comuni. In tal caso sia il viaggio che la meta risulterebbero cosa gradita e costruttiva. Il Comune potrebbe pensare di trasformare i giardini di via Firenze in una bellissima Villa comunale che potrebbe comprendere l’area che va dai campetti di basket all’area cani in prossimità del ponte, in modo da creare un “salotto” dove incontrarsi all’aria aperta. Invece sembra che vada in direzione opposta: metà di uno degli spazi pubblici più grandi di Ladispoli è stato dato ad un privato. Si potrebbe considerare la riqualificazione di piazza dei Caduti da parcheggio a luogo di ritrovo. Si potrebbe anche valutare la chiusura progressiva al traffico di alcune strade centrali per far sì che la gente viva di più il territorio. Molti residenti, oltre al Castello Odescalchi, la Torre Flavia e la palude (le tre principali attrazioni di Ladispoli) sanno poco del bosco di Palo, la villa Romana a San Nicola, il Castellaccio di Monteroni, la Grottaccia, il Ponte dell’Incastro ecc. La cultura potrebbe essere un buon veicolo per la formazione di una identità cittadina.

Insomma, adesso che il covid ce lo permette, usciamo, parliamo, informiamoci. In una sola parola “partecipiamo”. Così può nascere la Vera Ladispoli.

di Alfonso Lustrino