Fascite plantare: quando ogni passo diventa doloroso

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Un forte dolore sotto il tallone ai primi passi del mattino, oppure dopo una lunga camminata o una giornata trascorsa in piedi, può essere il segnale di una fascite plantare, una delle cause più frequenti di dolore al piede.

 

La fascia plantare è una robusta struttura fibrosa che va dal tallone alla base delle dita. Sostiene l’arco plantare e distribuisce le sollecitazioni durante il cammino e la corsa. Se sottoposta a stress eccessivo e ripetuto può andare incontro a sovraccarico e diventare dolorosa. Nonostante il nome “fascite”, soprattutto nelle forme persistenti il problema non è una semplice infiammazione.

 

Come riconoscerla?

 

Il dolore è localizzato sotto il tallone, spesso nella parte interna, ma può estendersi lungo la pianta del piede.

 

Tipico è il dolore ai primi passi del mattino: dopo qualche minuto può diminuire, per poi tornare dopo una lunga camminata, molte ore in piedi o l’attività sportiva.

 

Perché viene?

 

Spesso il problema nasce dalla combinazione di più fattori: un aumento improvviso dell’attività fisica, molte ore trascorse in piedi, scarpe poco adatte o usurate, una ridotta mobilità della caviglia o una particolare rigidità del polpaccio.

 

Anche il sovrappeso e alcune caratteristiche del piede possono contribuire. È importante, però, non fermarsi alla sua forma: bisogna osservare anche come la persona si muove e distribuisce i carichi.

 

Non bisogna guardare soltanto il piede

 

Il piede fa parte di un sistema più ampio: caviglia, ginocchio, anca, bacino e colonna partecipano al movimento e alla distribuzione dei carichi. Una ridotta mobilità della caviglia o compensi presenti in altri distretti possono modificare il passo e le sollecitazioni sul piede.

 

Nell’approccio osteopatico la valutazione può estendersi, quando il quadro lo suggerisce, anche alle tensioni miofasciali e alle restrizioni di mobilità di altri distretti, compreso quello viscerale. Lavorare anche “a monte”, quando necessario, significa cercare di migliorare la mobilità e l’equilibrio funzionale complessivo, senza trascurare il lavoro specifico sul piede.

 

Come si affronta?

 

Nella maggior parte dei casi il trattamento è conservativo e può comprendere terapia manuale, esercizio, modifica temporanea dei carichi e valutazione delle calzature. A seconda del problema può essere utile il contributo di medico, fisioterapista, osteopata o podologo.

 

In alcuni casi può essere indicato un plantare per migliorare la distribuzione dei carichi e ridurre lo stress sulla fascia. Non è necessario per tutti e va inserito in un percorso che comprenda il recupero di mobilità, forza e capacità di carico.

 

Gli esercizi hanno un ruolo importante:

 

Stretching della fascia plantare

Da seduti, incrociare la gamba interessata sull’altra e portare delicatamente le dita del piede verso la tibia, fino a percepire tensione sotto la pianta. Mantenere 20-30 secondi e ripetere 3-5 volte, senza provocare dolore intenso.

 

Stretching del polpaccio

Appoggiare le mani a una parete, portare una gamba avanti e una indietro mantenendo il tallone posteriore a terra. Spostare il corpo in avanti fino a sentire tensione nel polpaccio. Mantenere circa 30 secondi e ripetere 3 volte.

 

Short foot

Da seduti, con il piede a terra, provare ad avvicinare delicatamente la base delle dita al tallone, come per accorciare il piede, senza arricciare le dita. Mantenere la contrazione alcuni secondi e ripetere 10 volte. Poi si può eseguire in piedi.

 

Sollevamenti sulle punte

In piedi, con un appoggio se necessario, sollevarsi lentamente sulle punte e tornare a terra in modo controllato. Si può iniziare con entrambi i piedi e, quando il dolore lo permette, aumentare le ripetizioni o passare a una sola gamba.

 

Automassaggio con una pallina

Far rotolare lentamente una pallina da tennis sotto la pianta del piede per 2-3 minuti, con una pressione tollerabile. Può aiutare a ridurre tensione e rigidità, soprattutto al mattino o dopo una giornata impegnativa.

 

Il riposo assoluto serve?

 

Quando il dolore è intenso può essere necessario ridurre temporaneamente le attività che lo provocano. Nella maggior parte dei casi, però, il riposo assoluto e prolungato non è la soluzione migliore.

 

Il tessuto deve recuperare, ma anche essere gradualmente preparato a sopportare nuovamente il carico. L’obiettivo è bilanciare riduzione delle sollecitazioni e movimento, aumentando l’attività in base alla risposta del piede.

 

Se il dolore persiste, peggiora o limita le attività quotidiane, è opportuno approfondirne le cause. Recuperare non significa solo ridurre il dolore, ma restituire al piede la capacità di sostenere le attività quotidiane e sportive.

Dott.ssa Giulia Montanari
Dott.ssa Giulia Montanari
Osteopata D.O.
Fisioterapista

Giulia Montanari
Dott.ssa Giulia Montanari
Osteopata D.O.
Fisioterapista

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