FAMIGLIA DEL BOSCO, L’ACCANIMENTO VERSO LA MADRE E L’OMBRA DELLA PAS

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Nella bufera mediatica che si è scatenata intorno alla “famiglia nel bosco”, seppur tenendo presente scelte della famiglia per alcuni discutibili, non è possibile non ravvisare un certo accanimento verso la figura materna, Catherine, definita nella relazione del tribunale come “ostile e squalificante”.

Ed è così che il 06 marzo 2026, proprio nel giorno in cui dovevano iniziare le perizie psicologiche sui minori, il Tribunale dei minori dell’Aquila ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura e il trasferimento dei tre figli in altra sede senza di lei. Nelle stesse ore, l’Autorità garante per l’infanzia e per l’adolescenza Marina Terragni ha chiesto la sospensione del provvedimento e un ulteriore approfondimento medico indipendente, in quanto “Si rischia di infliggere ai bambini un ulteriore trauma”.

Pertanto, spiega il costituzionalista Daniele Trabucco “la misura più invasiva non arriva all’esito di un accertamento ormai consolidato, ma nel momento in cui l’accertamento sta iniziando e mentre un’autorità indipendente domanda prudenza”.

Ma perché tanto infierire sulla madre?
Sul tema è intervenuta Simona Petrozzi, coautrice del libro Violenza domestica: il furto del figlio ed il dolore delle madri.
“L’ordinanza del caso della “Famiglia del bosco” utilizza verso mamma Catherine termini tutti di provenienza “pasista”: madre simbiotica, ostativa, alienante” afferma Petrozzi.

“In Italia la PAS arriva circa 30 anni fa e trova molti adepti nella “psicologia forense” che vede nella riabilitazione dei violenti un business enorme e la introducono nelle Università. In Italia ed in molti paesi del mondo molti CTU, servizi sociali, tutori e curatori dei minori e le figure che ruotano intorno al sistema giudiziario si sono purtroppo formati nelle Università con l’arrivo dagli Stati Uniti della Pas o sindrome di “alienazione parentale” o “rifiuto genitoriale” come lo chiamano “furbamente” ora. La PAS è stata inventata proprio per delegittimare le donne nei Tribunali, soprattutto in caso di violenze ed abusi, e distruggere il legame madre – figlio. In questa vicenda non vi sono violenze ed abusi, è una coppia e famiglia in armonia ma la PAS spiega bene l’accanimento verso la figura materna”.

Ma cosa è la PAS o “sindrome di alienazione parentale o rifiuto genitoriale e perché non va mai confusa con la “violenza vicaria”?

“La “violenza vicaria” o “furto del figlio” – dice Simona Petrozzi – è una condotta manipolatoria verso i figli attuata dai genitori violenti o narcisisti soprattutto per vendetta contro le madri se vengono lasciati. Quindi è attuata dal genitore violento e non dal genitore vittima di violenza. Avviene proprio un vero e proprio “furto del figlio” da parte del padre violento a danno di madri funzionali e amorevoli, o da parte dello Stato, madri colpevoli solo di aver denunciato la violenza ed essersi ribellate ad un partner violento.

Purtroppo le attuali leggi come quella sulla bigenitorialità la 54/2006, così concepita, permettono la bigenitorialità anche ai genitori (percentualmente più padri) violenti e abusanti. Questo è dato appunto dalla diffusione della PAS o sindrome di “alienazione parentale” una corrente americana che ha formato molti psicologi forensi, CTU, assistenti sociali, operatori etc. ed è ancora molto diffusa nei Tribunali nonostante sia stata sconfessata scientificamente ovunque (ONU, Ministero della sanità, convenzione di Istanbul, Consiglio di Europa, il recente Libro Bianco Ministero Pari Opportunità e Famiglia etc).

Il principio della PAS inventata negli Usa dallo psicologo Richard Gardner, accusato di pedofilia e morto suicida, ritiene che le violenze subite dalle mamme e donne siano esagerate, non esistenti, e considera le madri iperprotettive, alienanti, simbiotiche etc. e che vogliano solo allontanare i figli dai padri. Gardner nei suoi scritti legittima anche i padri pedofili oltre che violenti. Inoltre la PAS scambia sempre la violenza per conflitto perché scambiare la violenza per conflitto è un business notevole.

Grazie alla PAS si crea un indotto enorme collocando bambini da padri violenti, pedofili, fortemente disfunzionali ma “riabilitati” da CTU o servizi sociali inadeguatamente formati o in “casa famiglia” dove per ogni bambino collocato lo Stato, come è noto, ha un alto guadagno. All’uopo il DDL Affidi intende proprio mettere mano sul numero di minori nel nostro Paese collocati fuori dal nucleo familiare.

Un padre violento non potrà mai essere un buon padre. Ed un figlio che cresce vedendo un padre maltrattare la madre dei suoi figli sarà un futuro maltrattatore. Da 30 anni quindi molti libri di testo per gli operatori del settore sono scritti da adepti della PAS. Ecco quindi che il problema parte proprio dalla corretta formazione scientifica degli operatori del sistema. Attualmente ci sono migliaia di bambini in Italia e nel mondo “strappati” a mamme assolutamente meritevoli ma considerate “alienanti” e punite dagli operatori pasisti. Negli USA molti bambini che si rifiutano per paura di frequentare e vedere il padre violento o pedofilo vengono tolti alle mamme brutalmente con la forza e collocati in appositi centri o lager “di riabilitazione pasista” molto costosi, affinché ristabiliscano a forza una relazione col padre abusante (la cosiddetta “reunification therapy”). [..]” Simona Petrozzi ci tiene a specificare che “vi sono operatori del sistema (assistenti sociali, magistrati, CTU, curatori, tutori, psicologi etc), che lavorano con coscienza ed etica e che nonostante abbiano studiato su testi “pasisti” nelle Università abbiano poi voluto approfondire il tema, rifiutando questa ideologia a totale nocumento di donne e minori”.  Inoltre sottolinea che solo in rari casi un bimbo può essere tolto alla famiglia di origine (a maggior ragione se almeno un genitore è funzionale) per gravi motivazioni come pericolo di vita o abusi sessuali come specifica bene anche il recente “Vademecum” redatto dalla Garante per l’Infanzia Marina Terragni.

Vanno supportate, sostenute ed aiutate le famiglie di origine e le madri, generatrici di vita, fino all’ultimo perché uno strappo così violento causa gravi problematiche di sviluppo come spiegano bene lo psichiatra Tonino Cantelmi, Vittorio Andreoli, Giovanni Bollea, Massimo Ammaniti e soprattutto non fa nessun “supremo interesse del minore”. Bisogna quindi uscire fermamente dai condizionamenti di anni di schema pasista”.