ESCLUSIVO: Museo di Cerveteri, storia di un crollo annunciato

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foto di repertorio

In esclusiva vi sveliamo come i dati di affluenza al Museo Etrusco siano drasticamente diminuiti del 54%. Costante invece la presenza di visitatori alla Necropoli della Banditaccia
di Giovanni Zucconi

E’ stato un crollo annunciato. Era stato previsto da tutti gli osservatori più attenti che i visitatori del Museo Etrusco di Cerveteri sarebbero drasticamente diminuiti nel 2016. Così come non ci ha stupito verificare che il numero di visitatori della Necropoli della Banditaccia, rispetto al 2015, si sia mantenuto praticamente costante, con un piccolo calo di 109 visitatori. Prima di continuare con una nostra analisi, vediamo prima i numeri. Nel Museo Nazionale Etrusco di Cerveteri, nel 2016, sono entrati 18.200 visitatori, contro i 28.167 del 2105. Il calo è stato del ben 54,76%. Molto meglio è andata invece alla Necropoli della Banditaccia, che ha staccato, nel 2106, 54.567 biglietti, contro i 54.676 del 2015. In questo caso il calo è stato solo del 0,20%. Un dato interessante è quello relativo al rapporto tra biglietti gratuiti e a pagamento. E’ continuato, anche quest’anno, il calo dei visitatori non paganti, rispetto a quelli paganti. Nel 2016 solo il 57,61% dei visitatori non ha pagato, contro il 61,50 del 2015. Addirittura i visitatori paganti della Necropoli sono aumentati del 12,61% rispetto al 2015, e l’incasso complessivo è aumentato del 6,42%. Vediamo di capire cosa si nasconde dietro questi risultati tanto diversi tra la Necropoli e il Museo di Cerveteri. Per quest’ultimo siamo tornati al livello di visitatori del 2013, a cioè all’anno prima del ritorno della Kylix di Eufronio. Questo importante evento fece aumentare di oltre il 61% il numero dei visitatori. Aumento che fu confermato anche nel 2015, quando arrivò nel nostro Museo anche il Cratere di Eufronio. L’inaspettato spostamento dei due capolavori dal Museo di Villa Giulia a quello di Cerveteri fu evidentemente il fattore determinante per la clamorosa crescita dei visitatori, ma non fu naturalmente un evento casuale. Fu il frutto di una stretta collaborazione, fino ad allora inedita, tra Comune e Soprintendenza. La riuscita strategia fu elaborata da un gruppo di lavoro costituito dalla Soprintendente Alfonsina Russo, dalla responsabile del Museo, Rita Cosentino, e dall’Assessore Lorenzo Croci. Dei tre, l’intervento determinante fu naturalmente quello di Alfonsina Russo, che concesse, in quanto responsabile primo di entrambi i musei, l’autorizzazione allo spostamento da Villa Giulia a Cerveteri. Un’autorizzazione coraggiosa e per nulla scontata, che privò dei due capolavori il più blasonato museo romano. Un atteggiamento, quello della Soprintendenza, illuminato e teso alla valorizzazione del Museo Etrusco di Cerveteri, per anni lasciato vivacchiare senza nessuna prospettiva di crescita. Fu praticamente abbandonato fino al 2104, quando le ambiziose richieste dell’Assessore Croci incontrarono la piena disponibilità e la posizione non più comodamente conservatrice della Russo e della Cosentino. Collaborazione che determinò un vertiginoso aumento dei visitatori del Museo, ma anche della Necropoli della Banditaccia, che aumentò di quasi il 13% il numero dei biglietti staccati. Ma allora che cosa è successo nel 2106 per determinare la caduta vertiginosa dei visitatori del Museo di Cerveteri? E’ finito l’effetto di Eufronio? Anche. Ma soprattutto sono cambiati i responsabili del Museo. Con la Riforma Franceschini, il nostro museo è stato staccato dalla Necropoli della Banditaccia e fatto confluire nel Polo Museale. Con i nuovi responsabili, per motivi forse comprensibili ma non giustificabili siamo tornati all’immobilismo ante 2014. E’ venuto a mancare il coraggio della Alfonsina Russo e della Rita Cosentino di autorizzare iniziative ambiziose o articolate? E’ prevalsa la logica del “meno faccio e meno sbaglio”? La Riforma Franceschini ha delle grosse lacune? Forse tutto questo insieme. Ma soprattutto è venuto meno una conoscenza e una vicinanza al territorio di Cerveteri che permetteva una sinergia virtuosa tra Necropoli e Museo, con il coinvolgimento di tutti gli attori disponibili: amministratori, cittadini, dipendenti e associazioni di volontariato. Il giocattolo si è rotto e ce ne siamo purtroppo accorti tutti. Tutti speravamo in nuove iniziative che potessero rivitalizzare l’offerta ormai non più competitiva del Museo di Cerveteri. Magari nulla di eclatante, ma qualcosa che permettesse di organizzare eventi capaci di attrarre nuovi e vecchi visitatori. Invece non è successo nulla e le conseguenze non si sono fatte attendere: un calo verticale delle presenze. Se la nostra analisi è corretta, una soluzione al problema è sicuramente quello di provare a movimentare l’offerta del nostro Museo con eventi, anche piccoli, che possano essere sfruttati per creare nuove opportunità di visita. Conosciamo le difficoltà che l’attuale Direttore è costretto a gestire a causa, per esempio, della carenza di personale, ma sicuramente dovrà inventarsi qualcosa se vuole invertire il catastrofico trend di quest’anno. Qualche considerazione va fatta anche per quanto riguarda il numero di biglietti staccati dalla Necropoli della Banditaccia. Come ci aveva già fatto osservare l’anno scorso Rita Cosentino, anche a nome del Soprintendente, questi numeri non fotografano esattamente il flusso di visitatori nelle nostre aree archeologiche. Anche se non contiamo le molte decine di migliaia di turisti che si sono limitati a passare qualche ora passeggiando tra i nostri monumenti più significativi, senza entrare nel recinto della Banditaccia: zona dei Grandi Tumuli, Via degli Inferi e Via Sepolcrale, per fare degli esempi. Anche se ci limitiamo a contare solo tutti quelli che hanno partecipato ad una qualsiasi iniziativa ufficiale in notturna, quando le biglietterie sono chiuse, o che prevedevano un’apertura di una delle splendide tombe esterne al recinto, stiamo comunque parlando di molte migliaia di persone. In tutti questi casi non è stato emesso nessun biglietto conteggiato nei numeri ufficiali del Ministero. E poi ci sono tutti quelli che hanno partecipato alle iniziative organizzate dalle associazioni di volontariato o da altri soggetti. Sono stati molte centinaia i turisti che hanno visitato, nel 2016, le aree archeologiche gestite dal GAR, dal NAAC e da NGE. Anche di questi non si ha nessuna traccia nei numeri che abbiamo esposto all’inizio. Così come nessuno ha conteggiato, per esempio, le molte centinaia di persone che hanno assistito, lungo la Via degli Inferi, alla splendida rappresentazione della Divina Commedia, organizzata dal Maestro Agostino De Angelis.