ENZO PALIOTTA PRESENTA “LADISPOLI E I LUOGHI DEL CINEMA”

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enzo Paliotta

UN VIAGGIO IMMAGINARIO CHE PARTE DA ROSSELLINI FINO ALL’ULTIMO PINOCCHIO DI GARRONE. ANEDDOTI, STORIE, FOTOGRAFIE DEI LUOGHI SUGGESTIVI CHE HANNO OSPITATO I SET CINEMATOGRAFICI.
DAL CASTELLO DEI MONTERONI A TORRE FLAVIA, PASSANDO PER LO SPLENDIDO BORGO DI PALO.

“Ladispoli e i luoghi del cinema”. Un lungo viaggio che parte dal 1937, anno in cui il regista Roberto Rossellini gira il primo film a Ladispoli (Fantasia sottomarina) e che si conclude nel 2019, quando Matteo Garrone sceglie la spiaggia del Borgo di Palo per girare Pinocchio, con protagonista Roberto Benigni. E così Enzo Paliotta, per tre volte sindaco ladispolano (nel 1979 e dal 2007 al 2017), ha scritto questo libro con l’intento di catapultare i lettori in un percorso fatto di storia, testimonianze, aneddoti, immagini e soprattutto opere cinematografiche.

Libro, edito da AltrEdizione Casa Editrice, che verrà presentato domani sera in piazza Scarabellotto a Ladispoli. “Dalla piazza adiacente la casa di Roberto Rossellini – scrive Francesca Di Girolamo, moderatrice – Enzo Paliotta e gli illustri relatori presenti, ci porteranno per mano in un viaggio di immagini, parole e soprattutto passione: quella per il cinema, che arde negli occhi di chi sa sognare e quella per Ladispoli, che riluce in quelli di Enzo, capace di raccontare la propria città con trasporto contagioso”.

E’ lì, all’altezza di Palo Laziale, che in un ferragosto del 1962 Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignan sono in viaggio verso il nord dello Stivale. La coppia non è sola. Assieme a Bruno Cortona (Gassman) e Roberto Mariani (Trintignant) spunta fuori anche il nonnetto che tiene in bocca il sigaro. Sono felici, strombazzano con il clacson, mostrano le corna e sfrecciano a folle velocità “navigando” senza meta a bordo di una Spider bianca B24. Resterà come una delle immagini cult di un’epoca che stava vivendo una ripresa economica.

Dott. Paliotta, partiamo dalla copertina. Rappresenta il Sorpasso di Dino Risi? Un cult cinematografico che rappresentava quell’epoca in cui Ladispoli è nello sfondo? “Sì esatto, è il punto centrale, soprattutto geograficamente. Io da bambino mi affacciavo dalla finestra di Palo ed osservavo quelle memorabili scene. E’ una zona fondamentale. Vedete quel rettilineo? Conduceva alla proprietà degli Odescalchi fino al Castello di Palo. La strada, dove vennero piantumati dei pini, si raccordava con la via Aurelia verso Civitavecchia. A metà 800 era stata realizzata una curva verso Roma per via della nuova stazione”.

Perché ha definito strategica quest’area a Ladispoli? “Rispondo subito. Nel raggio di due chilometri furono girati vari capolavori e tutti differenti l’uno dall’altro. Prendiamo L’Uomo dalla croce di Rossellini. Il set fu organizzato nelle campagne intorno al Castellaccio dei Monteroni. Umberto D invece, film del 1952 con regista Vittorio De Sica, a ridosso della stazione di Palo e del vecchio passaggio a livello. I film di Mario Soldati dei Corsari tra Palo Vecchio e il Castello”.

Ma è vero venne costruito un galeone proprio in quel tratto di costa a Ladispoli?
“Esatto, per 3 anni. Immaginate il movimento di attori e personaggi con i pirati di Salgari e i duelli dei corsari. Invece pensate a La Bibbia di John Huston dove al Parco di Palo era necessario creare un’ambiente di tranquillità. Questo per dire che Ladispoli ha sempre offerto un habitat ideale per ogni film. Dalle steppe dell’Ucraina a Maracaibo”.

I ladispolani dell’epoca come reagivano alla presenza di così tanti attori e registi affermati? “Molti di loro si alzavano la mattina alle 3, prendevano il bus in piazza Vittoria in centro per raggiungere i Monteroni e fare da comparsa al film. Erano pagati, poco, ma ci andavano soprattutto per ottenere il cestino del pranzo. C’era povertà. Ricordo che in questi film di guerra i soldati russi erano interpretati da italiani”.

Cosa ti ha spinto veramente a pubblicare questo testo? “Il mio obiettivo è quello di ricreare un viaggio immaginario attraverso il quale un bambino dell’epoca potesse vedere dalla finestra, come appunto avevo fatto io, i vari film, da quelli della Guerra all’ultimo di Pinocchio, passando a scene più moderne. Un bimbo con gli occhi sgranati pronto a notare Pinocchio e Geppetto che escono dalla pancia del pescecane arrivando alle rocce del Borgo di Palo. Serviva in quel caso ricostruire un villaggio ottocentesco dove non si vedessero nuove abitazioni. Oppure sempre un bambino attratto da la Posta Vecchia, location raffinata per Riki e Barabba (con Pozzetto e De Sica, ndr) o per Margherita Buy e Sabrina Ferilli in Io e Lei”.

Facciamo un salto sul lato nord. Torre Flavia. Un altro simbolo della città e ideale per il cinema? “Nel 1982 sbarca Attila, ovvero Diego Abatantuono, con l’idea di distruggere Roma. Ora ci è tornato di nuovo Diego, ne La mia banda suona il pop, film di Fausto Brizzi con anche Christian De Sica, Massimo Ghini e Sergio Rubini e tanti altri. Torre Flavia da una parte, il Castellaccio dall’altra, con la Grande Guerra di Mario Monicelli, un altro film storico per il cinema italiano”.

A proposito, ma la riqualificazione del Castellaccio? Che fine hanno fatto i soldi promessi? In realtà, aprendo una breve parentesi, occorre specificare che la fondazione di Mario Capanna non ha ricevuto i soldi dal ministero, forse perché non aveva presentato tutte le carte per l’operazione, e ora si è sciolta dopo anche che lo stesso Capanna si è dimesso. Io avevo visto il progetto ed era interessante”.

Il cinema sta vivendo un momento drammatico. Recentemente anche a Cerveteri i gestori Isabella e Mario, che lei conoscerà, avevano riaperto ma sono stati costretti a chiudere momentaneamente. Troppo poca affluenza al cospetto dei costi da sostenere. Cosa ne pensa? “Serve un sostegno finanziario fortissimo. E’ uno dei settori più colpiti dalla crisi sanitaria. Confido che con la nuova stagione autunnale riparta il settore completamente. Io dico che il grande maestro Morricone ha dimostrato che la musica può essere popolare e colta allo stesso momento ed uguale per il cinema, il messaggio può arrivare a tutti, a giovani e anziani.

A chi dedica “Ladispoli e i luoghi del cinema? “Alla mia famiglia, ai genitori, mia moglie e i miei figli”.