Effetti dell’isolamento

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Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Questo è un periodo molto particolare della nostra storia e della nostra vita. Tutto il mondo è affetto da una malattia sconosciuta che, nel migliore dei casi, passa come una semplice influenza, nei casi più gravi porta a complicazioni respiratorie importanti. In casi estremi, porta al decesso. In ogni canale televisivo, in ogni trasmissione televisiva, in ogni momento c’è sempre qualche accenno, più o meno approfondito, a questo nuovo virus, alle sue conseguenze e ai modi di proteggersi. Ciò, oltre a dare informazione, può alimentare paure ipocondriache, diffidenza e pregiudizi. Il mondo scientifico dichiara che le persone positive al virus, sintomatiche e non, devono rimanere in quarantena, ossia stare in casa senza aver contatti diretti con altre persone, finché non viene effettuato un ulteriore tampone che dia risultato negativo. Nessuno, però, parla di come le persone positive ma asintomatiche vivono ed affrontano questa quarantena forzata. Nessuno parla di quali sono gli effetti psicologici, individuali e famigliari, di questo isolamento. A febbraio scorso tutta l’Italia è stata messa in quarantena: tutte le persone dovevano rimanere a casa e il “progetto” era comune. Ora l’isolamento è diverso: è individuale. Ricordo che, durante la prima quarantena, quando facevo i colloqui di psicoterapia con una persona con forte depressione e, dopo aver notato la sua resilienza, evidenziavo che, paradossalmente, questa persona sembrava più adattata all’isolamento sostenendo gli amici che, invece, non erano abituati a rimanere forzatamente a casa e per un tempo indefinito. Cosa succede alla persona in isolamento forzato positiva al virus ma asintomatica (quindi) sana? Intanto c’è l’interruzione immediata della vita quotidiana: niente lavoro, niente contatti diretti ma una vita da reinventare e da riprogrammare per un tempo indefinito, finché non si diventa negativi. Bisogna riprogrammare la vita. Le persone hanno un ritmo circadiano naturale che in queste situazioni, come in vacanza, sballa. La vacanza, però, è una scelta. Cadono spesso le coordinate temporali: ogni giorno è uguale all’altro. La mente, in queste situazioni, tende ad impigrirsi: la mente vive di contatti, vive di scambi interpersonali diretti, vive di entrate ed uscite da casa, vive di ritmi e di impegni cadenzati che, anche se stressanti, sono rassicuranti. La mente vive nel desiderare momenti di riposo e di solitudine dopo essere stata immersa nella continua stimolazione. Spesso se non ci sono impegni, gli orari del risveglio, dei pasti, dell’addormentamento sono dilatati, sono modificati. In queste situazioni è facile passare dalla pigrizia all’abbassamento del tono dell’umore. La famiglia diventa dipendente dall’aiuto degli altri (amici, istituzioni, ecc.). La dipendenza da altre persone è naturale e fisiologica quando si è piccoli o malati, ma ora si è adulti e spesso sani e questo può portare ad una discrepanza tra ciò che la persona percepisce di sé e lo schema in cui viene inserita. Inoltre si deve aspettare il tempo degli altri e questo può far riaffiorare delle esperienze di attesa primitive sedimentate nell’inconscio. Riappare la paura di essere rifiutati e di essere giudicati: questo virus pone molti pregiudizi e questa situazione alimenta le paure di solitudine e di morte proprie ed altrui. Tutte queste variabili possono contribuire a modificare il tono dell’umore dall’abbassamento all’irritabilità fino ad arrivare a manifestazioni di rabbia verso gli altri, verso se stessi. È importante essere consapevoli queste reazioni emergono ora ma la loro origine è vecchia  e allenare la mente alla frase “prima o poi tutto finisce e tutto si risolve”.

Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

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