Papavero è il nome comune di un Genere di piante erbacee comprendenti circa 125 specie tra cui la più nota è il Papavero selvatico (Papaver rhoeas) o “Rosolaccio”.
Il termine è derivato dal latino per quanto riguarda il nome Generico “Papaver” a sua volta tratto dal celtico “papa” che significherebbe letteralmente pappa in quanto si usava aggiungere semi di papavero nella pappa dei bambini per facilitarne il sonno.
Il nome specifico ha invece origine greca e fa riferimento alla caratteristica intrinseca del fiore: “rhoeas” infatti deriva dal verbo rheo (scorrere via) alludendo alla fragilità dei petali che cadono velocemente al tocco maldestro della nostra mano o ad una folata di vento improvvisa.
Infine il nome comune rosolaccio sta ad indicare la semplice e vaga somiglianza con la rosa rossa.
Interessante è sapere che il papavero fu legato ad un nostro illustre abitante. Tarquinio il Superbo, ultimo dei sette re di Roma, infatti si rifugio’ a Cerveteri dopo essere stato scacciato dalla Caput Mundi.
Prima di farlo mostro’ al figlio Sesto Tarquinio come impossessarsi di Gabi (antica città del lazio), abbattendo con un bastone i papaveri più alti del suo giardino, mostrandogli metaforicamente che si dovevano prima di tutto eliminare i cittadini più autorevoli.
Il papavero è simbolicamente legato al ricordo dei caduti in battaglia, una tra le più belle canzoni italiane di tutti i tempi riporta l’ iconica frase “ma son mille papaveri rossi”.
Ne “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andre’ l’ autore sottolinea l’ insensatezza delle guerre rappresentando i papaveri come le vite innocenti dei giovani soldati recise prematuramente dalla violenza.
Il colore rosso intenso indica ovviamente il sangue sparso inutilmente e il cantante si erge a paladino in un forte messaggio antimilitarista. Dietro a tutto questo però c’ è un contesto storico ben preciso.
Nella prima guerra mondiale i terreni riversi di cadaveri e sangue nelle Fiandre (Belgio) e nel nord della Francia videro un’ eccezionale ed improvvisa fioritura di papaveri. I geologi spiegarono che le granate e gli esplosivi funsero da particolare fertilizzante essendo ricchi di nitrati cosi da far passare in breve tempo paesaggi spettrali disseminati di cadaveri a stupendi campi fioriti di rosso.
Il papavero però non simboleggia soltanto il ricordo del sacrificio dei soldati ma anche una prova di amore: in passato un gioco tipico dei campi saggiava la fedeltà del partner da parte delle fanciulle.
La modalità era la seguente: lei prendeva un petalo, lo metteva nella mano dell’ amato, gli chiudeva il pugno e con la propria lo comprimeva. Lo schiocco prodotto certificava la sincerità dell’ amato.
Il trucco era intrappolare l’ aria e con il petalo fare una sorta di tamburo.
Il risultato era evidente.
Lui amava lei, anche se non ne era cosciente del tutto.
Roberto Marini
Fotografo naturalista
Fotografo naturalista





























































