Dossi stradali, questi sconosciuti

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di Antonio Calicchio

Un dosso stradale artificiale, o dosso rallentatore, talvolta definito dissuasore di velocità, è uno strumento progettato allo scopo di rallentare la velocità dei veicoli nei centri abitati, con gli scossoni che provoca ai veicoli stessi che lo scavalcano a una velocità superiore a quella consentita in quel tratto stradale.

Un dosso rallentatore è un dosso in una carreggiata che può essere circolare, parabolico ovvero sinusoidale, e può avere interruzioni vicino alla sua piega per permettere il drenaggio. La velocità con cui un veicolo può passare su un dosso diminuisce con l’altezza di quest’ultimo.
I dossi rallentatori variano, in altezza, da ca. 3 cm a quasi 15 cm e possono variare in lunghezza da meno di 30 cm a quasi 3 m quali quelli spesso impiegati nel Regno Unito come attraversamento pedonale. I dossi rallentatori più lunghi di 3 m sono denominati dossi anti-velocità, e sono usati per rallentare il traffico nei quartieri residenziali.

L’utilizzo dei dossi anti-velocità è ampiamente diffuso nel mondo, venendo dislocati nei luoghi in cui la velocità dei veicoli debba essere moderata.

Sebbene i dossi rallentatori siano efficaci nel mantenere la velocità dei veicoli bassa, tuttavia il loro impiego è ritenuto controverso, dal momento che possono provocare rumori e danni ai veicoli, se attraversati a velocità elevate, e possono risultare di intralcio ai mezzi d’emergenza, come le ambulanze. I dossi stradali che spesso si trovano in parcheggi privati (troppo alti, troppo ampio l’angolo d’inerpicata per la velocità consentita) possono essere difficili da sormontare per i veicoli col pianale basso dal suolo, come, ad es., le auto sportive, anche a velocità limitate.

Il dosso stradale venne inventato nel XX sec. Prima dell’automobile e del largo uso delle strade asfaltate, i veicoli stradali non riuscivano a sviluppare velocità tali da dover richiedere l’utilizzo dei dossi.

Sul “New York Times” del 7 marzo 1906 venne riportato che a Chatham, New Jersey, era allo studio un progetto per quello che può essere considerato il primo dosso stradale. Secondo le disposizioni, gli incroci delle strade avrebbero dovuto essere rialzati di cinque pollici (ca. 12,7 cm) rispetto al manto stradale, aggiungendo: “questo piano di rallentamento delle auto è stato discusso da diversi comuni, ma Chatham è stata la prima a metterlo in atto.”

Il Regolamento di Attuazione del C.d.S. (D.P.R. n. 495/1992, come modificato dal D.P.R. n. 610/1996), all’art. 179 (art. 42 C.d.S.), prescrive per i rallentatori di velocità:

“I dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residence, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l’impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento”. Tuttavia, il concetto di strada residenziale non è ben definito, a meno di non ricondurlo alla nozione di zona residenziale. In tal caso, l’utilizzo dei dossi sarebbe molto limitato. Ed inoltre, la Direttiva del 24/10/2000, del Ministero LL.PP., “sulla corretta ed uniforme applicazione delle norme del codice della strada in materia di segnaletica e criteri per l’installazione e la manutenzione”, prevede che “i dossi prefabbricati devono essere approvati; quelli eventualmente collocati su itinerari di attraversamento dei centri abitati, lungo le strade più frequentemente percorse dai veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza, o lungo le linee di trasporto pubblico, devono essere rimossi”.

Nel Regno Unito, le deflessioni verticali nella superficie delle strade a fini di contenimento della velocità, sono ampiamente impiegate e diversificate, con particolari “specializzazioni”. Questi rilievi del manto stradale sono progettati in forza del concetto di “moderazione del traffico“, e sono stati realizzati in diversi modi.

Il dosso artificiale è la varietà più comune, costituita da mezzi-cilindri in asfalto, cemento o gomma, disposti perpendicolarmente al senso di circolazione e con la parte superiore arrotondata e spesso smussata, contenente riflettori di tipo catadiottrico.

La “speed table” o “tabella di velocità” è una sorta di largo dosso o piatta collinetta allungata (molto spesso colorato in rosso o giallo). Può includere le righe zebrate di un attraversamento pedonale. Questo tipo di attraversamento viene disposto lungo itinerari pedonali preferenziali (che portano agli ingressi della metropolitana, a scuole, ad ospedali o a centri commerciali), spesso viene illuminato da un’insegna pedonale con una lampada diretta verso il basso, ed è il più gradito alle moto, ai servizi di emergenza (come polizia e ambulanze) e ai conducenti di autobus, perché piuttosto rado e ben segnalato.

Lo “speed cushion” o “cuscini di velocità” è una porzione rialzata della strada con la sommità piatta che si estende su una parte della carreggiata. I “cuscini di velocità” possono essere usati singolarmente in punti di calmieramento oppure in paia o triplette, per delimitare un segmento di strada, come di fronte a una scuola o ad un ospedale.

Le “rumble strip” o “bande sonore” sono strisce di rollio con rilievi smussi, che fanno sì che la gomma emetta un rollio come di tamburo quando vi passa sopra. Vengono impiegate, ad es., prima e dopo l’imbocco delle rampe di ascesa e discesa alle autostrade, prima delle aree dove bisogna decelerare fortemente (ad es. per lavori in corso), ai bordi delle curve nelle zone di campagna oppure nei parcheggi dei centri commerciali, perché sono fonte di rumore.

La Association of British Drivers, la National Motorists Association (statunitense) e siti internet come Americans Against Traffic Calming e No Speed Bumps hanno sollevato riserve e critiche nei confronti dell’utilizzo dei dossi stradali, sulla base di queste argomentazioni:

i dossi possono ostacolare o rallentare l’accesso in determinate aree ai veicoli di soccorso;

uccidono più persone di quante non ne salvino, principalmente a causa dei ritardi sopra menzionati dei servizi di emergenza;

possono incoraggiare una rapida accelerazione e un incremeto della velocità da parte degli automobilisti che tentano di recuperare il tempo perso per attraversare il dosso;

aumentano l’inquinamento;

sono dei sostituti per mancanza di obblighi precisi.

Un’ulteriore possibile critica deriva dalla circostanza che spesso non sono progettati secondo uno standard comune e con sufficiente precisione. Lo spigolo di un dosso, ove non correttamente costruito, può danneggiare le ruote di una bicicletta ed essere causa di incidenti.

Queste considerazioni hanno preso maggiore consistenza e consenso allorché a Verona sono morti due motociclisti per effetto di dossi non regolamentari. Situazione, questa, che ha aumentato l’intolleranza nei riguardi di tali strutture che spesso non seguono le direttive e sono utilizzate in modo selvaggio.

Tuttavia, è da sottolineare che il Ministero dei Trasporti, al riguardo, si è espresso in questi termini:

Tutto ciò significa che i dossi possono essere adottati solo su strade scarsamente trafficate, in zone residenziali, nel cuore dei centri abitati, su vie secondarie, ma non su grandi arterie di scorrimento e viali principali, dove, in caso di emergenza, devono poter sfrecciare i mezzi di soccorso. La realtà, però, risulta ben diversa: ed infatti, spesso si trovano dossi di ogni tipo, costruiti ad “occhio” dalle maestranze comunali, anche su strade di collegamento molto trafficate.

Essi devono essere opportunamente segnalati e visibili, costruiti rispettando precise norme di installazione e di inclinazione. Le pendenze spesso vengono calcolate ad “occhio” dagli operai comunali, con effetti deleteri sui veicoli.

Spesso i dossi, specie quando vengono realizzati in muratura, si rivelano poco visibili di notte, trasformandosi in autentiche rampe di lancio totalmente inattese da chi si trova alla guida. In altri casi, invece, ci si ritrova dinanzi a pendenze vertiginose e a dislivelli impressionanti da valicare, pericolosissimi per i motociclisti e pregiudizievoli per sospensioni e cerchi.

Ed infatti, frequentemente nella zona di discesa, si trova l’asfalto raschiato – anche con solchi profondi – dal fondo di tutti quei veicoli che non sono riusciti ad attraversare incolumi le pendenze del dosso. In questi casi, si può arrivare spesso a danneggiare, in maniera grave, la coppa dell’olio, con conseguenze devastanti per la vettura e con costi elevatissimi di riparazione.

Le legislazione è chiara, in proposito, e stabilisce conseguenze anche severe per chi non la osserva: “Qualora installati in difformità da quanto prescritto dalla vigente normativa, i manufatti in argomento (i dossi, nda) devono essere immediatamente rimossi; in difetto, gli Enti proprietari risponderanno civilmente e penalmente in caso di danni e lesioni derivanti dal loro permanere in opera”. E’ bene, quindi, che i Comuni inizino a smantellare i dossi illegali.

Le disposizioni, in materia, inoltre, precisano che “il permanere [di dossi] in opera, in caso di incidenti riconducibili alla loro collocazione, può dar luogo a responsabilità in capo a chi ne ha disposto la collocazione o a chi non ne ha disposto la rimozione”.