Dillo all’Ortica

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navetta verso la Banditaccia

Spazio ai lettori

Riveviamo e pubblichiamo

Ormai, da un anno vivo continuativamente a Cerveteri, pur mantenendo la residenza a Forlì, da tanto tempo città d’adozione per me, fiorentino e “maledetto toscano”, per dirla alla Malaparte, a lungo in giro e cittadino del mondo sia per motivi personali sia per quasi quarantuno anni di servizio come funzionario scientifico del Ministero della Cultura, in servizio tra biblioteche, archivi e soprintendenze. Dunque, pensionato, ma ancora attivo nel campo dell’informazione, eccomi ora a Cerveteri che sin dai primi giorni mi ha stupito, purtroppo negativamente, nonostante la simpatia e il senso dell’ospitalità della gente ceretana.

Ovunque, io viva, apprezzo sentirmi integrato, partecipe, insomma nei panni della comunità che mi accoglie, per questo disponibile a dare e a ricevere in un rapporto vicendevolmente empatico e critico: questo a Cerveteri mi risulta più difficile, non certo per una difficoltà comunicativa con gli affabili ceretani, ma solo per l’evidente, improvvida gestione della città nella sua struttura e nei suoi servizi, gestione soltanto addebitabile alla politica cittadina. Intendiamoci, non muovo critiche a questa o a quella parte politica, a chi oggi al governo o all’opposizione dell’amministrazione, mi riferisco, e solamente in questo senso mi esprimo criticamente, alla tangibile concretezza di varie problematiche che paiono emergere dalla cronica mancanza a Cerveteri di quella efficace sinergia tra teoria e prassi che realizza il buonsenso di una giusta politica per il bene comune dei cittadini.

Quindi, cosa mi ha stupito di Cerveteri? Innanzitutto, lo sviluppo disordinato del suo centro abitato più recente, moderno, in progressione cronologica realizzatosi a scendere giù verso valle, da sotto le mura castellane. Complessivamente, un disordine edilizio e urbanistico che muove il perplesso interrogativo se mai Cerveteri abbia conosciuto l’efficacia di piani regolatori, in grado di garantire uniformità dei criteri di antropizzazione del territorio. Un disordine che negativamente influisce pure sulla sproporzione tra la viabilità principale e quella secondaria: al riguardo,  basta considerare il divario tra talune strade principali, strette e insidiose per il volume di traffico sostenuto, ed altre strade, invece secondarie, trasversali, a volte persino a fondo cieco, sorprendentemente ampie e con una possibilità di parcheggio, altrove impossibile. In questo caso, una rete viaria secondaria, con molta evidenza creata successivamente a lottizzazioni, fuori dalla contemporanea progettazione degli spazi pubblici, comuni e di servizio.

Di Cerveteri mi stupisce il disordine edilizio che asseconda la coesistenza, altrettanto disordinata, di costruzioni di varia tipologia, tra loro davvero incongrue: edifici a più piani accanto ad altri di solo sviluppo a pianterreno o accanto a ville oppure villini o, magari, capannoni per attività lavorative, la cui presenza, spesso, è palesemente motivo di pericolo ed eccessiva rumorosità per i residenti circostanti; non solo, stupisce la variabilità, pure nella stessa via, della distanza tra gli edifici, ora minima ora molto più ampia rispetto a quella tra pochi numeri civici precedenti. Ancora mi ha stupito la mancanza di un ornato e di un arredo urbano che conferiscano decoro, armonia alla città; diffusa e invadente la sporcizia delle vie, incuria con la quale sono quotidianamente costretto a fare i conti. Di Cerveteri sempre mi stupisce la poca manutenzione stradale, vistosamente disseminata di buche per la gioia dei gommisti, trascuratezza, questa, sempre pericolosa, in particolar modo sul viadotto sopra il tratto autostradale; sempre mi stupisce la scarsa distribuzione del verde pubblico, poco e mal curato, addirittura con la trascuratezza di non rimuovere lo sfalcio dopo il taglio delle erbe infestanti le vie cittadine o qualche misero giardino pubblico: io stesso, residente in viale Alessandro Manzoni, poco sotto le antiche mura, verifico periodicamente l’inefficienza di questo servizio.

Di Cerveteri mi ha stupito la distribuzione delle attività commerciali, rada nel centro storico, fitta altrove, pure aggravata dall’esercizio insolito, sicuramente fuori norma, limitiamoci a dire così, della vendita cumulativa di generi merceologici diversi e incompatibili tra loro, soprattutto sul piano del rispetto delle norme igieniche: mai mi era capitato, se non a Cerveteri, di acquistare il giornale in un’edicola che contemporaneamente vende, se non sottobanco, ortaggi, frutta e vino!

Proseguendo, non si può tralasciare la considerazione sull’inefficienza del trasporto pubblico sia sul piano delle informazioni, relative al servizio, sia su quello dell’organizzazione delle stazioni di partenza, di arrivo e delle fermate intermedie, innanzitutto riguardo al decoro dell’attesa degli utenti: alla stazione ferroviaria di Ladispoli-Cerveteri, lo affermo per esperienza personale, almeno fino a qualche giorno fa non c’era alcuna indicazione circa gli orari delle corse e la dislocazione del servizio di biglietteria dell’autolinea di trasporto sino a Cerveteri, una vergogna per una città che giustamente richiama tanto turismo culturale per la sua celebre necropoli.

Ancora, di Cerveteri mi ha stupito la scarsa attenzione alla sicurezza e all’ordine pubblico, in particolar modo insignificante il ruolo della locale polizia municipale, nonostante spesso ricadano sotto lo sguardo dei cittadini comportamenti devianti e luoghi di sospetta attività illecita: di notte, viale Manzoni, me compreso, sente e/o vede sfrecciare ad alta velocità auto e moto di grossa cilindrata, a rotta di collo giù verso valle, secondo più di una voce in un pericoloso gioco di scommesse clandestine.

Infine, di Cerveteri mi ha stupito la gestione delle attività culturali che, fatta eccezione di quanto collegabile al buon servizio della biblioteca civica e al patrimonio archeologico presente sul territorio, risulta alquanto episodica ovvero non ispirata ad un progetto continuo, articolato di conoscenza e dibattito sulla cultura del nostro tempo, anche identitario della memoria storica della città e di suoi abitanti. Una considerazione critica muovo, però, alla libertà d’accesso e all’incustodia, nemmeno sopperita da un sistema di videosorveglianza, della zona esterna al percorso archeologico, invece custodito, vigilato e percorribile solamente dietro bigliettazione d’ingresso: non è ammissibile che parte di un itinerario e di un patrimonio culturale sia alla mercé, allo sfregio di chicchessia.

Mi rendo conto che queste mie parole possano risultare noiose, anche spocchiose, al pari di chi entra in casa altrui e critica, ma ad ogni cittadino preme sentirsi liberamente vicino alle gioie e ai problemi della città dove vive e la libertà, si sa, come cantava l’indimenticabile Giorgio Gaber, è in primo luogo partecipazione: ecco, con queste righe ho voluto riconoscermi con la città di Cerveteri, che oggi mi accoglie, quindi contribuire nel mio piccolo a cosa possa e debba cambiarsi nell’interesse di tutti i ceretani.

                                                                                                                                     Franco, Cerveteri