Tre arresti di giovanissimi tra i 15 e i 18 anni sorpresi dai carabinieri a Ladispoli e Civitavecchia.
La mattina tra i banchi di scuola, il pomeriggio e la sera invece immersi in un’attività ben diversa e decisamente illegale: lo spaccio di sostanze stupefacenti. È questa la doppia vita che, secondo quanto emerso dalle indagini, conducevano due fratelli di Ladispoli, entrambi giovanissimi, finiti ora nei guai con la giustizia. Uno è appena maggiorenne e l’altro di soli 15 anni: sono stati arrestati dai carabinieri della stazione locale di via dei Narcisi al termine di un’operazione scattata quasi per caso, durante un normale servizio di pattugliamento nel centro cittadino.

Ma non c’è due senza tre perché un altro 16enne, per lo stesso motivo, è finito nei guai a Civitavecchia in queste ore. Un fenomeno allarmante visto che si parla di ragazzini. E chissà quanti ce ne saranno ancora poiché proprio nel corso di questi controlli di routine, i militari li hanno notati mentre cedevano una dose di hashish a loro coetanei. A Ladispoli, ad esempio, la scena non si è svolta in un luogo isolato o nascosto, bensì all’interno dei giardini pubblici di via Ancona, una zona già da tempo sotto osservazione da parte delle forze dell’ordine a seguito delle numerose segnalazioni arrivate dai residenti del quartiere, preoccupati per movimenti sospetti e frequenti episodi legati allo spaccio.
L’intervento dei carabinieri è stato immediato: la pattuglia ha bloccato sul nascere la cessione della droga, fermando il minorenne e avviando subito gli accertamenti. Da quel momento, l’operazione ha preso una piega ben più ampia. Coordinati dalla compagnia di Civitavecchia, i militari hanno deciso di estendere i controlli all’abitazione dei due fratelli, dando il via a una perquisizione domiciliare che ha portato alla luce un quadro ben più serio di quanto inizialmente ipotizzato. Nonostante la giovane età, infatti, i due avevano già messo in piedi, secondo gli investigatori, una vera e propria base operativa per lo spaccio, organizzata e strutturata.
Nella cameretta del 15enne sono stati trovati 61 grammi di hashish già suddivisi in dosi, un bilancino di precisione e tutto il materiale necessario per il confezionamento delle singole quantità. Segni evidenti di un’attività tutt’altro che improvvisata. Ma è nella stanza del fratello maggiore che i carabinieri hanno fatto la scoperta più consistente: ben 565 grammi di hashish, 25 grammi di marijuana, ulteriore materiale per il confezionamento e circa 200 euro in contanti, ritenuti con ogni probabilità provento dell’attività di spaccio. Elementi che, nel loro insieme, delineano un’attività continuativa. I due fratelli sono stati quindi messi a disposizione dell’Autorità giudiziaria e dovranno ora rispondere delle accuse di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Tuttavia, per gli inquirenti questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.
Le indagini dell’Arma, infatti, proseguono con l’obiettivo di chiarire se i due agissero in modo autonomo oppure se facessero parte di una rete più ampia, radicata non solo a Ladispoli ma lungo tutto il litorale nord, in particolare nelle aree considerate sensibili. Episodi simili, d’altronde, non sono isolati.
Escalation senza fine. Come detto, a Civitavecchia pusher in manette individuato e bloccato dai carabinieri della sezione Radiomobile della compagnia di via Antonio da Sangallo. In realtà anche questa non è un’operazione studiata a tavolino dagli investigatori. Piuttosto una pattuglia, durante un servizio ordinario, ha notato la presenza del giovanissimo con atteggiamento nervoso, e quindi particolarmente sospetto. Per questo i militari hanno proceduto ad un controllo più approfondito. Il fiuto era corretto perché nella tasca dei jeans è stata trovata una dose. Da lì gli accertamenti sono stati estesi anche nel suo appartamento e non è stato difficile scovare le sostanze proibite proprio per l’odore che proveniva da una delle stanze. La successiva perquisizione ha permesso di rinvenire, all’interno della cameretta, diversi panetti di hashish e numerose dosi già confezionate, pronte evidentemente per essere immesse sul mercato. Il baby pusher è stato trasferito in un istituto penale minorile e poi affidato a una comunità.




































































