David Rossi manager del MPS, caso riaperto: non si trattò di suicidio

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dvid rossi mps

La tragica morte di David Rossi manager del MPS: “Appeso nel vuoto e lasciato cadere”. 

In Italia abbiamo sempre avuto la sensazione che molte delle faccende più complicate da dipanare fossero in realtà molto chiare. Poi, però, come spesso accade nel nostro Paese, un qualcosa di evidente diventa improvvisamente nebuloso e senza che nessuno comprenda appieno il perché la verità scappa e si allontana. È accaduto anche per la “strana” morte del capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena (MPS) David Rossi, avvenuta il 6 marzo del 2013 nella città del Palio.

A distanza di anni dal tragico evento, però, la relazione intermedia della commissione parlamentare d’inchiesta bis ha “escluso definitivamente il suicidio”. Quindi, finalmente, si può sperare nella verità, si deve sperare nella verità affinché il Caso David Rossi non diventi l’ennesimo mistero italiano, anche perché, diciamolo chiaramente, ne abbiamo sin troppi di misteri irrisolti. Torniamo al caso. Ripartiamo dall’inizio, quando la Camera, l’11 marzo 2021, ha deciso di istituire la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del manager con l’intento di risalire in modo chiaro e incontrovertibile ai fatti, alle cause e ai motivi che hanno determinato la caduta di Rossi dalla finestra del proprio ufficio a Siena, nella sede del Monte dei Paschi di Rocca Salimbeni e, ovviamente, viste anche le “strane” dinamiche che hanno fatto da contorno alla caduta di Rossi, le eventuali responsabilità di terzi. A presiedere la Commissione c’era il deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin e, fra gli altri membri esperti, c’erano il giudice Carlo Nordio, il giornalista Davide Vecchi e il criminologo Silvio Ciappi. La prima Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, istituita nella XVIII legislatura, ha concluso i lavori sulla morte di Rossi nel settembre del 2022. Dall’impegno dei membri della Commissione, per ciò che concerneva le dinamiche relative alla fine del manager di MPS, sono emerse forti perplessità sulla dinamica del suicidio, puntando il dito sul fatto che, le ricostruzioni precedenti, non avevano fornito dati convincenti, lasciando non pochi dubbi sull’accaduto. La Commissione si era basata sulla maxi-perizia che venne affidata ai Ris di Messina, sotto l’egida del Comandante Sergio Schiavone. La relazione tecnica è stata presentata nell’estate del 2022, per la precisione nel mese di luglio mettendo in evidenza nove lesioni sul corpo di David Rossi (sul volto, sulle ascelle e sull’ avambraccio) non pienamente compatibili con una caduta dall’alto, anche se la dinamica venne definita compatibile con un “gesto cosciente”. Altresì, la Commissione, al termine dei lavori, evidenziò molte anomalie nelle indagini condotte inizialmente, compresa la mancata acquisizione delle impronte sulla finestra e anche la mancata analisi di alcuni oggetti che si trovavano all’interno dell’ufficio di Rossi. La votazione finale dei membri della Commissione presieduta da Zanattin non mancò di alimentare polemiche: i rappresentanti di PD e Leu decisero di non votare perché, a loro modo di vedere, la relazione rappresentava più un’occasione perduta che un traguardo raggiunto, sempre secondo loro il non aver sancito chiaramente l’ipotesi di omicidio, nonostante la mole di lavoro svolta, aveva rappresentato una sconfitta. Quindi, in sostanza, la Commissione Zanettin non è andata oltre la rilevazione delle incongruità emerse dalle indagini preliminari condotte dalla Procura di Siena nel 2013, senza arrivare a definire chiaramente la morte di Rossi come omicidio. Va comunque messa in evidenza la Perizia dei RIS del 2022, base importante del lavoro della prima commissione, che ha introdotto forti dubbi sull’ipotesi del suicidio aprendo alla possibilità che sia stato spinto o che fosse già sospeso nel vuoto. La relazione finale della prima commissione ha trasmesso tutti i documenti alla Procura della città senese, auspicando una riapertura delle indagini proprio perché il quadro generale della ricostruzione dei fatti non convinceva affatto.

Il 22 marzo 2023 è stata istituita una nuova Commissione parlamentare d’inchiesta la quale, a seguito dei risultati della prima commissione, ha iniziato le proprie attività il 5 marzo 2024. Il gruppo di lavoro istituzionale è stato presieduta dal deputato Gianluca Vinci di Fratelli d’Italia. Dalle attività della commissione sono emersi nuovi scenari e le zone d’ombra della vicenda, presenti sin dal giorno della morte di Rossi, sono emerse con tutta la loro forza. Il 3 marzo 2026 la commissione ha approvato all’unanimità la relazione intermedia e, con tale documento, si è esclusa in modo definitivo l’ipotesi del suicidio che comunque, sin da principio, alla luce delle informazioni che a mano a mano emergevano dalla vicenda, è stata sempre molto fragile. Si certifica quindi un netto cambio di rotta nelle indagini, prendendo atto che David Rossi non si è suicidato come si voleva far credere ma fu ucciso. Attualmente, quindi, parliamo di omicidio e non più di suicidio come invece s’era creduto inizialmente e come aveva sottolineato la prima commissione d’inchiesta. I lavori della nuova commissione sulla morte del manager di MPS hanno descritto uno scenario in cui Rossi è stato “appeso nel vuoto e lasciato cadere”. Le nuove perizie hanno evidenziato lesioni sul volto dell’uomo incompatibili con una volontà autolesiva e con una caduta spontanea, lesioni che, fra le altre cose, sono state procurate a Rossi prima della morte. Le perizie condotte dal RIS hanno stabilito che il manager senese è stato sospeso all’esterno della finestra del suo ufficio e trattenuto per entrambi i polsi da terzi prima della caduta dalla finestra. La vicenda aveva catturato l’attenzione degli italiani sin dalle prime ore successive al ritrovamento del cadavere di David Rossi e, già da allora, le stranezze e l’omertà hanno fatto capolino in questa triste storia.

Ad oggi, le nuove perizie, rappresentano una svolta importante e, ovviamente, la speranza che si possa arrivare alla verità. Quello che resta poco chiaro è il movente che non è stato ancora accertato. In parallelo, la procura di Siena, ha riaperto un fascicolo d’indagine. Tutti coloro che oggi si avvicinano a questo ennesimo mistero italiano sanno che le perizie “mostrano come Rossi sia stato vittima di una azione con intervento di terzi, escludendo definitivamente che si sia trattato di un evento suicidario, quanto invece di un omicidio”. La bozza della relazione intermedia della Commissione monocamerale d’inchiesta sulla morte di Rossi ha fatto emergere questo, ha fornito una nuova lettura della vicenda e ha dato nuova speranza alla famiglia del manager senese. La procura di Siena ha aperto un nuovo fascicolo d’inchiesta sulla morte di David Rossi basato sulle risultanze che sono emerse dall’operato della commissione parlamentare, così come ha evidenziato Gianluca Vinci, presidente della commissione. Qualcuno ha ucciso Rossi e, attualmente, la magistratura è impegnata nel cercare la verità per cercare di arrivare a comprendere chi può aver voluto ed eseguito la morte di un uomo che, forse, era diventato un pericolo per qualcuno.

Le recenti analisi tecniche e mediche, comprese delle videoricostruzioni fatte utilizzando l’intelligenza artificiale, hanno evidenziato che alcune lesioni sul corpo (come, ad esempio, quelle al volto) non sono riconducibili alla caduta, ma a un’aggressione avvenuta prima che l’uomo cadesse giù dalla finestra dell’ufficio di Siena. Inoltre, sono emersi altri elementi inerenti a presunte email contenenti delle minacce e delle testimonianze relative a degli incontri avuti da Rossi poco prima della morte. La Commissione, quindi, sta approfondendo per identificare responsabili e movente. I lavori proseguono così come le  audizioni per chiarire discrepanze tra i periti sulla dinamica dei fatti e sulle lesioni riscontrate.

Il nuovo impulso alla vicenda è stato possibile grazie alle perizie del tenente colonnello dei Ris di Roma, Adolfo Gregori, e del medico legale Robbi Manghi, e alle audizioni sostenute dalla commissione presieduta da Gianluca Vinci, il quale, ha detto: “Prima c’erano due ipotesi di lesioni da colluttazione o da caduta e oggi, grazie a un esame migliore anche del video di quella sera che ha portato all’esclusione dell’orologio al polso al momento della caduta, si è potuto escludere che quelle lesioni al polso siano state causate dalla caduta al suolo e, quindi, rimane la colluttazione all’interno dell’ufficio”.

La relazione che abbiamo menzionato è stata presentata il 6 marzo proprio a Siena, la città che ha dato i natali a David Rossi e che, 13 anni fa, ha assistito alla sua terribile morte, su cui la procura senese ha riaperto un fascicolo. Il presidente della Commissione, l’on. Vinci, a proposito del lavoro svolto dalla Commissione e alla disponibilità verso la magistratura ha detto “ci hanno richiesto di avere copia delle relazioni delle due perizie fatte e le audizioni dei due consulenti, Gregori e Manghi. Quindi, manderemo nel tempo di 24-48 ore il materiale alla procura, visto che non è secretato”.

“In merito agli istanti precedenti la morte, le risultanze tecniche e scientifiche della prima perizia in merito alle lesioni sul polso di David Rossi ricostruiscono uno scenario chiaro, nel quale l’uomo, prima di precipitare, si trovava sospeso all’esterno della finestra del proprio ufficio, trattenuto per entrambi i polsi e negli ultimi istanti solo per il braccio sinistro, con mani di terzi che stringono il polso”.  Ancora “la prima perizia accerta un forte tentativo di trattenere, sospendere il corpo per il polso sinistro sull’orologio e sul braccio destro con delle ecchimosi dette vibici, da parte di soggetti terzi, mentre la seconda perizia sul volto chiarisce come David Rossi abbia subito lesioni al volto appena prima della caduta, in posizione genuflessa, incompatibili con una volontà autolesiva. Rimane quindi da individuare con certezza il movente di un tale accadimento”.

David Rossi è morto tragicamente a Siena il 6 marzo 2013. Era il capo della comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena, una delle più importanti del Paese, e stato trovato senza vita sulla strada dove si affacciava il suo ufficio, presso Rocca Salimbeni, caduto giù da un edificio che, in sostanza, era ipercontrollato.  Poco prima della morte di Rossi c’era stato l’inizio delle indagini della Guardia di Finanza che, il 19 febbraio 2013, aveva perquisito il suo ufficio e la sua casa oltre a quelle dell’ex presidente e dell’ex direttore generale di Rocca Salimbeni, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. David Rossi, però, non era indagato e le indagini stavano ruotando attorno all’acquisizione della Banca Antonveneta. Il 6 marzo 2013 cala il gelo su Siena: David Rossi, nato proprio nella città del Palio il 2 giugno 1961, muore a causa di un trauma a seguito di caduta dalla finestra del proprio ufficio. Sulla vicenda ha indagato la procura di Siena. In precedenza erano già state svolte altre due indagini, che erano arrivate a dire che Rossi si era suicidato ma, molti elementi, emersi sin dall’inizio del dramma non furono chiariti e i dubbi iniziarono ad insinuarsi. Attorno all’edificio dal quale “cadde” David Rossi c’erano 12 telecamere ma soltanto da una di queste vennero presi dei video per provare ad accertare i fatti. Intorno alla tragica fine di Rossi ruotano veri e propri misteri che, in qualche modo, possiamo raccogliere nei punti che seguono. Ricostruendo tutta la faccenda sin dall’inizio, ancora oggi, in attesa di conoscere finalmente la verità, possiamo sottolineare i principali misteri e le anomalie che hanno determinato la svolta sul caso, portando la commissione d’inchiesta a parlare di omicidio. Andiamo a vedere le “stranezze” del caso Rossi.

Un primo aspetto, come già evidenziato in precedenza, è legato alla dinamica della caduta: Rossi, infatti, è precipitato dalla finestra del suo ufficio di Siena a Rocca Salimbeni “di faccia” rispetto alla parete dello stabile, una dinamica decisamente anomala per un suicidio. Le simulazioni virtuali e le nuove perizie condotte sulla vicenda suggeriscono che l’uomo sia stato vittima di un’aggressione oppure di un’intimidazione che si è conclusa tragicamente. Andiamo avanti. Le lesioni che sono state rinvenute sul corpo dell’ex capo della comunicazione di MPS, come lesioni al volto e alle braccia, sono state ritenute incompatibili con la dinamica della caduta e sono molto più vicine a una colluttazione avvenuta prima che il manager volasse giù dalla finestra dell’ufficio. Inoltre, andando ancora avanti con le stranezze del caso Rossi non possiamo dimenticarci del cosiddetto  “giallo dell’orologio e dell’oro”: l’orologio di Rossi è caduto nel vicolo circa 20 minuti dopo il suo corpo, lasciando pensare che non fosse al polso dell’uomo al momento dell’impatto con la sede stradale. Inoltre, aspetto non secondario, sul polso di David Rossi sono state trovate particelle d’oro, la cui origine rimane un vero e proprio mistero.

Altre particolarità veramente sorprendenti sono quelle legare alle “email sospette”, infatti, Rossi avrebbe inviato una mail con scritto “Stasera mi suicido”, ma le indagini tecniche condotte indicano che il messaggio inviato potrebbe essere stato creato oppure manipolato dopo la sua morte. Veramente strano, misterioso. Continuiamo in questo iter pazzesco. La scena del crimine è stata inquinata: i primi inquirenti che misero piede nella stanza di Rossi hanno manipolando, ad esempio, i bigliettini d’addio nel cestino, prima però che la polizia scientifica potesse fare i suoi rilievi, compromettendo come è facile intuire le potenziali prove. Inoltre, come se tutto ciò non bastasse, i video di sorveglianza mostrano una persona che entra nel vicolo mentre David Rossi era ancora in agonia a terra, guarda il corpo del manager e, incomprensibilmente, si allontana senza prestare soccorso.

Il Caso David Rossi ha avuto diversi risvolti. Molte persone sono state “toccate” dalla vicenda a vario titolo. Ad esempio, durante l’estate del 2013, la signora Antonella Tognazzi, vedova di Rossi, venne indagata e successivamente portata a processo insieme al giornalista Davide Vecchi (in quel periodo inviato de Il Fatto Quotidiano), con procedura d’ufficio da parte del magistrato Aldo Natalini con l’accusa di violazione della privacy: è il primo e unico caso in Italia, secondo quanto registrato nel massimario della Corte di Cassazione. Antonella Tognazzi e Davide Vecchi furono accusati di violazione della privacy colpevoli, secondo le accuse, di aver pubblicato uno scambio di mail tra Rossi e l’ex Amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola.

Come è facile intuire, il processo divenne oggetto di numerose polemiche che, fra l’altro, portarono ad alcune interrogazioni parlamentari e anche all’intervento dell’osservatorio internazionale sulla libertà di stampa della Columbia University di New York, perché si è intravisto un tentativo di limitare il diritto d’informazione colpendo il giornalista Vecchi e la vedova Rossi per questioni relative ad una presunta violazione della privacy di Fabrizio Viola, all’epoca amministratore delegato della banca. I messaggi di posta elettronica confermerebbero come proprio nei giorni precedenti la sua morte Rossi fosse particolarmente turbato da qualcosa “più grande di lui”, tanto da aver chiesto aiuto ai vertici della banca. Nel 2018 l’epilogo: il processo si è concluso con l’assoluzione piena e una dura sentenza da parte del giudice Alessio Innocenti che stigmatizzò l’apertura stessa del fascicolo d’indagine a carico di Tognazzi e Vecchi. La vedova di David Rossi, Antonella Tognazzi, e il giornalista del Fatto Quotidiano, Davide Vecchi, in realtà, non dovevano proprio essere processati.[1] Perché, ci chiediamo, indagare senza nessuna logica un giornalista e la moglie di Rossi invece di produrre sforzi decisivi sulle vere motivazioni che hanno condotto alla morte David Rossi?

Il libro del giornalista Vecchi, del Fatto, ha ricostruito la vicenda Rossi e quelle legate al processo contro il giornalista stesso e la vedova Rossi aperto nel 2016. Nel libro Il caso David Rossi, il suicidio imperfetto, edito da Chiarelettere, Vecchi parla delle indagini e dei risultati ottenuti dal lavoro del nuovo pm Andrea Boni, che ha avuto la competenza e il coraggio di riaprire le indagini sulla morte di Rossi, archiviate in maniera decisamente frettolosa qualche anno prima. Il pm Boni si è immerso in un lavoro importante, deciso a far luce sulla vicenda ma purtroppo, pochi mesi dopo, divenne procuratore capo a Urbino. Nel 2018 sono stati pubblicati i risultati delle sue indagini. Quello che ha colpito particolarmente gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica, oltre al contenuto stesso dei risultati depositati, è una serie di aspetti particolari legati al lavoro svolto a partire dal 2013 dal pm Natalini come, ad esempio, l’aver disposto nell’agosto 2013, la distruzione di reperti fondamentali come ben sette fazzoletti sporchi di sangue trovati nell’ufficio di David Rossi. Perché? Perché sono stati distrutti senza poterli analizzare e prima ancora di metterne a conoscenza le parti ma, soprattutto, prima ancora che il caso venisse archiviato come suicidio: il Gip, cosa non da poco, avrebbe potuto disporre un supplemento di indagini. Quando è stato ascoltato sulla questione, il pm Natalini, ha confermato la distruzione dei fazzoletti, definendola una scelta tecnica (ritenendoli rifiuti). L’azione stessa è stata al centro di lunghe controversie e di accuse di cattiva gestione delle prove, anche se, tutto ciò, non ha avuto nessun tipo di ripercussione né di condanna per i magistrati coinvolti.

Il caso Rossi ha avuto un importante risvolto mediatico e, dalla pubblicazione del libro, inoltre, anche la trasmissione Le Iene ha iniziato a occuparsi della vicenda, sollevando molti altri dubbi sull’operato dei magistrati di Siena tanto da portare il Csm ad aprire un fascicolo nei confronti di Natalini che, da qualche anno, si è trasferito a Roma, negli uffici del massimario della Corte di Cassazione.

Sono stati “colpiti” dalla vicenda David Rossi anche giornalisti della trasmissione Le Iene e, almeno fin quando non è sopraggiunta la prescrizione nel 2025, anche l’ex sindaco di Siena. La tragica fine del manager di MPS ha suscitato anche l’interesse della procura di Genova che, su denuncia dei magistrati senesi, ha aperto un’inchiesta andando a perquisire la casa di Antonino Monteleone, inviato della trasmissione Le Iene, acquisendo documenti che erano in suo possesso, mandandolo a giudizio per diffamazione aggravata assieme all’ex sindaco Piccini. Il processo a Genova a carico dell’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, per diffamazione aggravata riguardante il caso David Rossi si è concluso nel dicembre 2025 per prescrizione. Piccini era accusato insieme al giornalista Antonino Monteleone de Le Iene e agli autori della trasmissione per alcune dichiarazioni sulla morte dell’ex dirigente MPS. Il 17 marzo 2026, nel capoluogo ligure, proprio nel periodo in cui si è riaccesa la speranza di arrivare alla verità sulla morte di David Rossi con i risultati ottenuti dalla commissione, si è tenuta un’udienza parallela sul caso David Rossi. Davanti alla giudice Paola Faggioni, sono comparsi come imputati per diffamazione Antonino Monteleone, giornalista che per conto della trasmissione Le Iene si è occupato a lungo dei misteri legati alla morte di Rossi, e, insieme a lui, gli autori della trasmissione di Italia 1 Marco Occhipinti, Davide Parenti e Laura Casarotto, oltre all’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini. Il processo iniziato a Genova verte sul ruolo avuto nella vicenda dall’ex sindaco senese, infatti, come molti di noi ricordano, nell’ottobre del 2017, in un servizio sui misteri legati alla tragica fine di David Rossi, furono mandate in onda delle dichiarazioni dell’ex primo cittadino nelle quali si parlava di presunti festini a luci rosse tenutisi nelle campagne del senese, in una villa, a cui avrebbero partecipato addirittura i magistrati che si sono occupati delle indagini sulla morte di Rossi, capo della comunicazione di Monte dei Paschi. L’ex sindaco, la cui posizione è stata nel frattempo prescritta, ha detto in diverse circostanze che quell’intervista gli era stata “carpita” e che le sue frasi non sarebbero dovute andare in onda. La denuncia dell’ex sindaco, dei giornalisti e autori delle Iene è stata presentata dai magistrati Nicola Marini, Aldo Natalini, Andrea Boni, Salvatore Vitello, Fabio Maria Gliozzi e Antonino Nastasi. Quindi, su questa questione, ci saranno sviluppi.  Riportando i nostri lettori alla vicenda e alla morte di David Rossi va ricordato che i video della telecamera visionata misero in evidenza la presenza, sul luogo dove è stato trovato il corpo di Rossi, di due persone che si sono avvicinate al manager di MPS ormai a terra ma ancora in vita per poi abbandonarlo lì allontanandosi senza aiutarlo, senza prestargli soccorso. Quando arrivò l’archiviazione delle indagini, con l’ipotesi che la morte di David Rossi fosse riconducibile al suicidio, nel 2020 la procura di Genova decise di aprire un’inchiesta contro ignoti con l’intento di accertare il corretto adempimento delle attività investigative. Successivamente, l’indagine venne archiviata dal gip di Genova ma, nonostante ciò, i dubbi restarono perché, come accaduto per molti altri casi misteriosi accaduti in Italia, le “stranezze” legate alla morte del manager di MPS erano e sono molte. L’archiviazione sembrò a molti troppo frettolosa, chi aveva paura della riapertura delle indagini? A chi metteva paura la morte di Rossi e soprattutto le dinamiche che l’avevano favorita? Oggi, dopo mille vicissitudini, siamo qui a sperare che i lavori della seconda commissione, alla luce delle nuove perizie effettuate, si possa arrivare alla verità e capire finalmente chi ha ucciso David Rossi, perché, come detto all’inizio del nostro lavoro, oggi, dopo le nuove risultanze, si sta indagando per omicidio.

 Misteri italiani di Paolo Palliccia 

Principali fonti utilizzate:

https://www.ilcorrieredelgiorno.it/nel-libro-inchiesta-di-davide-vecchi-la-verita-sul-caso-david-rossi-il-dirigente-mps-volato-dalla-finestra-del-suo-ufficio/

https://www.genovatoday.it/cronaca/david-rossi-giornalisti-iene-accusati-diffamazione.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/12/12/morte-david-rossi-tutti-i-misteri-in-10-punti/6423351/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/10/caso-david-rossi-omicidio-mps-notizie/8318527/

https://www.avvenire.it/politica/fu-omicidio-perche-sono-state-riaperte-le-indagini-sulla-morte-di-david-rossi_105325

https://lespresso.it/c/attualita/2026/3/3/david-rossi-riapertura-indagini-omicidio/60311

https://tg24.sky.it/cronaca/2026/03/04/david-rossi-morte-indagini-news#:~:text=Le%20nuove%20perizie:%20%E2%80%9CNon%20%C3%A8,quanto%20invece%20di%20un%20omicidio%22.

[1] Per approfondire l’intera vicenda giudiziaria rimandiamo il lettore al seguente indirizzo: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/11/david-rossi-motivazioni-dellassoluzione-della-vedova-e-del-cronista-del-fatto-non-dovevano-neanche-essere-processati/4286682/#:~:text=Secondo%20Natalini%2C%20la%20vedova%20avrebbe,speculare%20sulla%20morte%20del%20marito.