DALLE STELLE ALLE SPILLE

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In uno Stato di Diritto, i diritti essenziali non possono essere messi in discussione dalla scienza, anche se questa avesse ragione.

Dopo lo smascheramento ufficiale della truffa mediatico-politica che ha spacciato i prodotti mRna come vaccini veri e propri in grado di bloccare il contagio, in un mondo normale i tanti bugiardi che l’hanno diffusa sarebbero incriminati o quanto meno chiederebbero scusa.

Invece, nel mondo capovolto in cui siamo stati catapultati da marzo 2020 dove non c’è spazio né per la verità né tanto meno per la giustizia, la menzogna delle menzogne, pur non essendo più pronunciata apertamente, ancora viene iplicitamente cavalcata al fine di istigare all’odio e minare le basi di una convivenza umana che possa definirsi decente.

Infatti è bastato l’annuncio di un’anticipazione di due mesi del reintegro dei sanitari sospesi e del rinvio delle multe per gli over 50 renitenti alla puntura, per scatenare l’ira funesta dei fedeli divulgatori dell’ortodossia pseudo-pandemica e dell’establishment covidista che ipso facto ha sguinzagliato i suoi influencer, giornalisti, politici e virologi di punta per sferrare un attacco senza possibilità di replica contro i sanitari reintegrati. Nonostante siano stati sbugiardati dai fatti e dagli studi, non solo non tacciono, ma, con la bava alla bocca, non demordono, non arretrano nel loro delirio che punta a mantenere perenne l’impalcatura dispotica in virtù della quale in una Repubblica fondata sul lavoro a milioni di cittadini è stato estorto il consenso per un trattamento sanitario sotto il ricatto della sospensione dal lavoro e dallo stipendio sulla base di una menzogna sanitaria.

“Credere che ciò sia già acqua passata, credere che ciò che è accaduto dal marzo del 2020 in poi (una sospensione prolungata, aggressiva e capillare dei valori fondanti della democrazia) non abbia aperto brecce attraverso cui introdurre nuovi dettami via via più discriminatori, persecutori e militareschi, credere che quel precedente non offra il destro a un controllo via via più sottile, manipolatorio e irregimentato, un controllo anzitutto mentale che parte dall’asilo nido e sfocia dritto dritto nel mondo del lavoro, ebbene crederlo equivale pressappoco a credere alle favole. Solo che questa non è una favola” afferma lo scrittore Enrico Macioci. E a riprova di ciò, cito alcuni dei tanti che hanno partecipato all’oscena canizza contro i sanitari reintegrati e che un giorno sarà oggetto di studio per gli storici che avranno lo stomaco di analizzare “razzismo e discriminazione degli anni Venti del XXI° secolo”: Giancarlo Loquenzi, giornalista: “Reintegrate pure i sanitari sospesi perché contrari al vaccino, ma, per favore, chiedete loro di indossare una spilletta “no vax” vorrei poterli riconoscere”; Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe: “il reintegro dei sanitari non vaccinati contro il covid 19 e le sanatorie per i no vax rappresentano un’amnistia ascientifica e diseducativa”; Marcello Sorgi, giornalista: “Ammesso e non concesso che i no vax abbiano subito una emarginazione non giustificata, resta da capire cosa intenda fare il governo per coloro che hanno fatto regolarmente tutte le dosi di vaccino [..] e rivendichino il diritto di non entrare in contatto con chi il vaccino non lo ha fatto…”.

Nel carrozzone degli invasati non potevano mancare esponenti del PD: “In Puglia non cambia niente, i non vaccinati, irresponsabili, non rientreranno” (Emiliano); Andrea Crisanti a proposito delle multe ai no vax: “Uno stato, un governo che non riesce a discriminare un comportamento virtuoso da uno da uno non virtuoso non è uno Stato morale”; Tito Boeri nel salotto di Che tempo che fa, con un salto logico degno di un trapezista in virtù del quale le colpe di uno Stato persecutore vengono rovesciate sui perseguitati, ha affermato che i medici non vaccinati: “hanno tante vite umane sulla loro coscienza. Tante vite umane che potevano salvare”. I termini più ricorrenti in queste dichiarazioni che propagandano tesi discriminatorie all’ennesima potenza, afferiscono alla sfera morale: “diseducativo”, “virtuoso” etc.

E sottendono la dicotomia COLPA/CASTIGO per i disobbedienti e MERITO/PREMIO per gli obbedienti, conferendo alla sottomissione ad un trattamento sanitario un valore etico, anche se fondato su menzogne ampiamente smascherate, tra cui la pericolosità del covid (che invece già in era pre-vaccinale per gli under 70 aveva un IFR dello 0,07% e dunque inferiore a quello di una influenza ordinaria, stimato 0,1%) nonché l’efficacia del vaccino nel bloccare la trasmissione. Balle che oramai sono state introiettate nella coscienza collettiva come verità assolute, difficilmente estirpabili anche in presenza di evidenze conclamate, e che impunemente e sottilmente continuano ad essere diffuse. Nel recente report dell’ISS gli under 80 con tre dosi di vaccino s’infettano di più (e dunque contagiano di più) dei renitenti all’iniezione. Eppure il segretario del sindacato dei medici di famiglia, in nome della “scienza” (sic!) e dell’etica, ha chiesto che l’obbligo di vaccinazione covid sia inserito nel codice deontologico. E non è il solo.

Ma al netto delle menzogne sottese o dichiarate, due riflessioni sorgono spontanee.
La prima: derubricato lo Stato di Diritto, siamo forse entrati a pieno titolo nell’era dello Stato Etico, come fanno ipotizzare i troppi appelli al dovere civico e al senso di responsabilità in nome dei quali i cittadini dovrebbero sottostare agli abusi del biopandemismo? La seconda: davvero qualcuno pensa che una violazione di diritti umani possa essere GIUSTIFICABILE, in presenza di evidenze scientifiche?
In nome della “Scienza” e di un fumoso interesse collettivo, può essere “giustificato” qualunque crimine di Stato. In uno Stato di Diritto, i diritti essenziali non possono essere messi in discussione dalla scienza, anche se questa avesse ragione.Nel corso della storia gli accadimenti non si ripetono mai identici ma si ripresentano in modo analogo quando le cause che li hanno scatenati non sono state elaborate dalla collettività attraverso una profonda opera di giustizia e di pacificazione. Ed è per questo che oggi siamo costretti ad assistere al disgustoso teatrino di personaggi con incarichi di responsabilità che si permettono di fare dichiarazioni che istigano all’odio sociale auspicando persino il ricorso a segni identificativi per riconoscere i non allineati.

Con buona pace di chi rivendica primati intoccabili, il confronto con il Ventennio è legittimo se intendiamo il “razzismo” nel senso “estensivo” del termine. Dalle stelle alle spille, l’odio sociale, la discriminazione e la persecuzione di una minoranza, nella loro essenza, sono quello che sono, un ORRORE, e non c’è storicismo che tenga.

Miriam Alborghetti