Tra mare e burocrazia: un lungo viaggio per i pescatori. Il delegato Perretta: «Iter ormai a conclusione»

Box rifiniti, il chiosco per la vendita del pesce completato. Sulla carta, tutto sarebbe pronto già da mesi, compreso il cambio di denominazione da Porto Pidocchio a San Giuseppe. Eppure, il tanto atteso taglio del nastro continua a slittare. Un’attesa che si prolunga e che inizia a pesare, soprattutto tra i pescatori locali, che chiedono risposte, mentre dall’amministrazione comunale arrivano rassicurazioni e inviti alla pazienza. «Stiamo aspettando ormai da svariati mesi – commenta Gianpaolo Agrestini, storico pescatore del circolo professionistico Marco Polo – ma questa inaugurazione non arriva. La situazione è diventata complicata: continuiamo a cambiarci nelle macchine, senza avere uno spazio dignitoso dove prepararci per il lavoro. E anche quando la pesca va bene, non abbiamo celle frigorifere dove conservare il pescato».
Le parole di Agrestini rappresentano il malcontento diffuso tra i lavoratori del mare, che ogni giorno affrontano sacrifici e difficoltà: sveglie prima dell’alba, uscite notturne, condizioni meteo spesso avverse. A tutto questo si aggiungono problemi strutturali come l’erosione costiera. Un passo avanti, almeno, è stato fatto sul fronte del decoro: recentemente sono stati rimossi i rifiuti accumulati sulla riva, tra canne e detriti trascinati dalle mareggiate invernali. La necessità di completare il “Villaggio dei pescatori” è resa ancora più urgente da quanto accaduto nel novembre del 2016, quando una violenta tromba d’aria distrusse i vecchi box, causando ingenti danni lungo la costa e lasciando un bilancio drammatico: un morto e decine di feriti. Da allora, la ricostruzione è diventata una priorità.
LA RISPOSTA. Dal canto suo, l’amministrazione comunale prova a fare chiarezza sulle tempistiche. «L’iter – spiega Pierpaolo Perretta, consigliere comunale con delega al Demanio marittimo – ha richiesto un inquadramento burocratico molto più complesso rispetto al passato. Siamo però arrivati a un punto decisivo: questa settimana verrà firmata una delibera fondamentale, che consentirà di procedere con l’affidamento della gestione a un’associazione. Da lì, il progetto potrà finalmente andare avanti». Perretta sottolinea anche il contributo della Capitaneria di Porto, definito “prezioso” per sbloccare alcuni passaggi tecnici e amministrativi. Nonostante ciò, per vedere il villaggio pienamente operativo serviranno ancora alcuni mesi. Lo stesso vale per la cerimonia ufficiale di inaugurazione e per il cambio di nome in Porto San Giuseppe. «L’idea – aggiunge Perretta – è quella di organizzare un’unica grande cerimonia, magari in concomitanza con la processione del santo patrono. Sarebbe un momento simbolico molto importante per tutta la città».
Il legame tra il porto e la tradizione locale è forte, come dimostrato anche lo scorso anno, quando un gruppo di sub si immerse per pulire la statua del santo posizionata sul fondale marino: un gesto suggestivo e partecipato, che ha unito fede, mare e identità. Prima dell’avvio definitivo delle attività, sarà necessario aggiornare lo statuto e dotare i pescatori di un regolamento portuale chiaro e condiviso. Solo dopo questo passaggio si potrà procedere con l’utilizzo completo della struttura, che prevede servizi fondamentali: un ampio bancone per la vendita diretta del pescato, celle frigorifere, spogliatoi e altri spazi funzionali.

Guardando al futuro, l’orizzonte si amplia ulteriormente. È infatti in programma un progetto per la realizzazione di un porto più grande, dopo il via libera del consiglio regionale del Lazio. Il piano coinvolge diverse località, tra cui Ladispoli, Tarquinia, Montalto di Castro, Ponza, Latina (Rio Martino), Terracina e Formia. Per Ladispoli, l’area individuata si trova sul lato nord, tra via Regina Elena e il lungomare Marco Polo, in prossimità del fiume Vaccina. Il progetto regionale punta alla creazione di infrastrutture capaci di ospitare tra i 300 e i 500 posti barca, nel rispetto delle normative ambientali e delle caratteristiche costiere. Un’opportunità importante, che potrebbe rappresentare una svolta per l’economia locale e per l’intero comparto della pesca e del turismo nautico. Ma, prima di guardare lontano, resta da risolvere l’urgenza del presente: dare finalmente ai pescatori spazi adeguati e funzionali, restituendo dignità a un lavoro antico che continua a essere fondamentale per il territorio.


































































