Criminalità: L’arresto dell’ndranghetista Antonio Gallace nascosto in un covo-armadio

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Per Maricetta Tirrito, portavoce del Comitato dei collaboratori di Giustizia: “su quali connivenze, specie sul litorale romano, ha potuto contare il boss?”

L’arresto il 21 luglio scorso di Antonio Gallace, latitante di ‘ndrangheta, compiuto a Nettuno – trovato nascosto in un covo ricavato da un armadio a casa della moglie – conferma semmai ce ne fosse stato bisogno, il radicamento di organizzazioni mafiose sul litorale romano, specie quello a sud della capitale. Gallace, 59 anni, risultava latitante dal novembre 2020, quando la Corte di Cassazione ha definitivamente confermato le condanne inflitte a vari membri della cosca “Gallace”, scaturite dall’indagine “Appia” del 1997-1999 nei confronti dell’organizzazione ndranghetista operante nell’area romana. Sull’arresto dell’esponente ‘ndranghetista è intervenuta, non senza polemiche, Maricetta Tirrito, portavoce del Comitato dei collaboratori di Giustizia.

“Sarebbe ingenuo pensare che la latitanza di Gallace – ha commentato Tirrito – sia stata sostenuta dalla sola moglie che lo ospitava. E allora su quali appoggi e connivenze, specialmente sul litorale romano, ha potuto contare Gallace? E’ smantellando questa rete, e non solo arrestando lui, che si farà pulizia lungo le coste romane”.

Sul radicamento di ‘ndrine calabresi e non solo arrivano conferme anche dall’ultimo rapporto della Direzione Investigativa Antimafia. Si accenna, tra le altre, all’operazione “Enclave” del 16 febbraio 2021 che ha disarticolato un sodalizio tra calabresi e romani dedito al traffico di droga operante in particolar modo nell’area nord-ovest di Roma: Casal del Marmo, Prima Porta, Borghesiana e nei Comuni di Sacrofano, Riano, Capena, Morlupo e Cerveteri. Ricostruiti i canali di approvvigionamento della droga in gran parte dal Sud America e il sistema di gestione delle piazze di spaccio da parte Vitalone Pasquale, pluripregiudicato, organico alla ‘ndrina Alvaro di Sinopoli, da tempo stabilitosi a Sacrofano.

Il rapporto della DIA traccia inoltre una sorta di mappa della presenza ‘ndranghetista nella capitale e nell’hinterland. “Si confermerebbe – si legge – l’operatività nella Capitale di ‘ndranghetisti affiliati a ‘ndrine originarie del Reggino come i Tegano, De Stefano, Gallico, Molé, Piromalli, Pesce, Bellocco, Pelle-Vottari, Strangio, Marando; del Vibonese, come i Fiaré-Razionale di San Gregorio di Ippona, federati ai Mancuso di Limbadi, e del Catanzarese come i Gallace di Guardavalle storicamente radicati anche a Anzio e Nettuno. Nell’area dei Castelli Romani si registrano gli interessi di soggetti organici alle ‘ndrine Molé e Mazzagatti A nord della Capitale e più nel dettaglio nei comuni di Morlupo, Castelnuovo di Porto, Rignano Flaminio, Riano e Capena si rileva la presenza di soggetti appartenenti o contigui agli africoti Morabito”.

Graziarosa Villani