COVID 19 FINE APRILE: FACCIAMO IL PUNTO

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Oltre agli indispendabili vaccini anti covid19 ci sono altre terapie che possono servire a ridurre i ricoveri ospedalieri e non riempire le terapie intensive?

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Dottor Professor
Aldo Ercoli

Nelle primissime fasi della malattia, riguardo al protocollo da applicare a domicilio, credo di aver parlato in maniera esaustiva; riguardo alla modalità più opportuna con farmaci da somministrare di più o meno rapidamente (il cortisone, tranne i casi più gravi con difficoltà respiratoria e/o ipertermia che perduri da diversi giorni, non va impiegato subito perchè abbassa le difese immunitarie del paziente). In questi casi è bene, secondo la mia esperienza, provvedere al ricovero ospedaliero in quanto il protocollo domiciliare (che purtroppo non è stato ancora approvato dall’AIFA) è inefficace.

Altra terapia utilissima invece nei pazienti più gravi, specie se ospedalizzati, sono gli anticorpi monoclonali che finalmente sono stati sdoganati, dopo tanti ritardi, negli ospedali. Trattasi di una immunoterapia passiva che, al pari della “banca del sangue” di pazienti guariti dalla patologia, permette di fornire subito una pratica ed efficace difesa nel neutralizzare completamente l’affezione virale. A mio avviso non vanno somministrati, tranne ripeto nei soggetti con patologia iniziale molto grave, al primo rialzo febbrile (è più razionale affidarsi al protocollo terapeutico) ma nei pazienti ospedalizzati. Ogni sacca di anticorpi costa mille euro. Occorre mettere in bilancio il rapporto costi/benefici. Sono del parere che se accanto al sopracitato protocollo domiciliare fossero stati impiegati prima (li avevamo in casa, a Latina, e ci erano stati offerti dall’americana Ely Lilly ma non stati più presi in considerazione) l’alto numero di decessi di Covid19 che registriamo giornalmente (nettamente il più alto in Europa) si sarebbero drasticamente ridotti. Ora è inutile piangere sul “latte versato” e sul “braccetto corto” che ha coinvolto anche l’acquisto dei vaccini.Abbiamo sommato errori su errori.

Andiamo avanti. Una seconda questione riguarda a chi somministrare per primi i vaccini.Sia nazioni (in Europa ognuno è andato per conto suo) che abbiano iniziato vaccinando le persone più anziane (ultraottenteni ed i più “fragili” immunodeoressi) sia coloro che invece abbiano iniziato dalla popolazione adulta (vedi Francia)hanno un numero di decessi Covid nettamente più bassa del nostro. Non parliamo poi di quei paesi più fortunati (Gran Bretagna, Israele etc che, avevano scorte vaccinali enormi) hanno praticamente vaccinato la gran parte, se non tutta,la popolazione.In Israele entro fine aprile la completeranno e si interesseranno dei soggetti che hanno superato la malattia in modo naturale.Dall’esame sierologico valuteranno la necessità di sottoporli a vaccinazione (ex pazienti che non hanno più gli anticorpi specifici nel sangue). Evidenze empiriche – scientifiche ci dicono che in molti soggetti, l’immunità acquisita post-malattia possa durare anche un anno. Nei vaccinati non si va oltre i sei mesi. Poi, è chiaro, ogni individuo essendo diverso, risponde in modo differente.
Per quanto riguarda la permanenza nel sangue degli anticorpi monoclonali non sono del parere, come si dice, che perdurino due mesi, ma molto meno. Solo l’immunità attiva che viene stimolata dal vaccino e, ancora di più, dalle guarigioni naturali del morbo ci da una maggior permanenza di anticorpi specifici nel sistema circolatorio. La terza ed ultima questione riguarda l’età della popolazione.

Tre sono le evidenze.

1. I bambini piccoli da 1 a 12 anni sono geneticamente immuni . Non ammalano mai (salvo patologie ereditarie) di forme morbose mortali nè sono in grado di infettare nessuno.

2. I giovani – adulti (soprattutto persone di media età) sono al momento la maggior forte di trasmissione dell’infezione. Sono loro un vero pericolo per la popolazione anziana e fragile.

3. Gli anziani, specie se avanti con l’età e con più malattie, sono i più esposti a sviluppare una patologia che mette seriamente in pericolo la vita. Vengono contagiati dai giovani – adulti e a loro volta amplificano il contagio tra di loro (vedi RSA).