La sensazione, sempre più diffusa tra i cittadini, è che le amministrazioni che si sono avvicendate alla guida di Ladispoli non abbiano mai avuto una vera visione del futuro della città. Gli interventi sembrano spesso semplici toppe, misure pensate per ottenere consenso immediato, senza alcun progetto capace di immaginare Ladispoli da qui ai prossimi trent’anni.
Intanto il cemento continua a crescere. I palazzi spuntano come funghi, senza una linea architettonica riconoscibile, senza un’identità urbana che renda la città armoniosa e unica. Le eleganti palazzine in stile liberty vengono progressivamente sostituite da edifici anonimi, squallidi contenitori freddi. Allo stesso tempo il verde diminuisce a vista d’occhio: alberi abbattuti, aiuole trascurate, spazi pubblici lasciati all’incuria, parchi pubblici regalati ai privati. La cura del paesaggio urbano sembra ormai un dettaglio secondario.
Anche il livello culturale appare in costante impoverimento. Si punta tutto su un’idea di overtourism confuso e caotico, senza ambire a un turismo di qualità, sostenibile e rispettoso del territorio. Ogni estate orde di visitatori si riversano in città trattandola senza rispetto, trasformando il lungomare e le piazze in luoghi di degrado e confusione.
I giovani, poi, sembrano sempre più abbandonati a sé stessi. Le risse sono continue, alcool e droga scorrono con inquietante normalità e mancano luoghi di aggregazione sani e stimolanti. Le proposte culturali sono pressoché inesistenti, mentre si preferisce investire in spettacoli effimeri, eventi mediatici e concerti di discutibile qualità. Anche la storica Sagra del Carciofo appare sempre più svuotata della sua identità: da festa popolare legata alla tradizione agricola locale si è trasformata in un enorme mercato di chincaglierie e bancarelle senza alcun legame con il territorio.
Eppure Ladispoli avrebbe potenzialità enormi. Il mare, che dovrebbe essere il cuore pulsante della città, sembra invece relegato al ruolo di comparsa. I fiumi Vaccina e Sanguinara potrebbero diventare splendidi percorsi naturalistici, con passeggiate, piste verdi e aree protette. Invece vengono ancora chiamati “fossi”, trattati come discariche a cielo aperto dove chiunque si sente autorizzato a sversare rifiuti.
Anche le scelte urbanistiche lasciano perplessi. Le piste ciclabili sono state realizzate in vie interne poco frequentate, mentre il lungomare, che sarebbe il luogo naturale per una mobilità sostenibile e turistica, ne è per la maggior parte privo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ciclabili spesso deserte e traffico invariato.
La sera, poi, Ladispoli sembra trasformarsi in una città senza regole. Schiamazzi fino a notte fonda, musica ad alto volume, scooter e moto modificati che sfrecciano a tutta velocità, corse notturne nell’area artigianale, risse e vandalismo. Una situazione che rende difficile la vita soprattutto ad anziani, famiglie e residenti.
Nel frattempo i negozi storici chiudono uno dopo l’altro, sostituiti da attività anonime e prive di identità. Camminare sui marciapiedi è diventato complicato, soprattutto per un anziano o per una madre con il passeggino, mentre le strade vengono rattoppate male e sempre in ritardo.
Anche la storia di Ladispoli sembra dimenticata. La villa romana è sconosciuta perfino a molti cittadini. La palude di Torre Flavia, patrimonio naturalistico unico, appare destinata a scomparire nell’indifferenza generale, mentre si spendono milioni di euro per restaurare ruderi privi di valore architettonici e storia. La piazza principale della città non possiede alcun carattere distintivo ed è soffocata da enormi palazzoni che ne cancellano qualsiasi identità.
Eppure, nonostante tutto, esiste ancora una Ladispoli viva e resistente. Sono tantissime le associazioni, le scuole, i gruppi culturali e sportivi che ogni giorno organizzano attività, corsi e iniziative. La biblioteca comunale resta un’isola di cultura circondata dalla mediocrità generale. Anche il centro di arte e cultura continua a rappresentare un presidio importante, pur stretto tra fast food e l’ennesimo centro commerciale in arrivo. Il centro culturale di piazza Falcone, invece, appare sempre più come una cattedrale nel deserto.
Ci sarebbe ancora molto altro da dire. Ma il messaggio che dovrebbe arrivare con forza a chi governa la città è semplice: i cittadini devono essere ascoltati, non trattati come persone da distrarre con spettacoli vuoti e iniziative senza prospettiva.
La domanda resta sospesa, inevitabile: cosa sarà di Ladispoli?
Quello che manca davvero è una visione a lungo termine.
Una città non si costruisce inseguendo il consenso del momento, ma immaginando il futuro, proteggendo la propria identità e valorizzando ciò che la rende unica.
Senza una direzione chiara, il rischio è che Ladispoli continui lentamente a perdere sé stessa.
Alfonso Lustrino

































































