Cosa c’è sopra il costone franato della via Settevene Palo

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La frana vista dal drone di Luigi Cicillini

In occasione della “Giornata nazionale del camminare” si potranno scoprire luoghi preziosi dal punto di vista ambientale ed archeologicodi Silvio Vitone

La valle della Mola ed  il costone tufaceo su cui a suo tempo è stata ricavata, quasi un taglio nel fianco, l’arteria stradale Settevene Palo, di recente è tornata tristemente e pericolosamente perché si sono staccati imponenti massi che hanno ostruito la carreggiata. Sopra questo costone ed in direzione dei nuclei abitati di Procoio e di Ceri, attuali frazioni di Cerveteri,  si stende  un’area di grande interesse archeologico ed a mio avviso anche naturalistico. Vale la pena ricordare  che   si affaccia sulla valle della Mola uno dei più importanti tumuli etruschi, la tomba  Campana (dal nome dello scopritore prof. Giampero Campana)  e più  nell’interno, una volta era visitabile,   un sepolcreto  di rara bellezza e monumentalità, il tumulo Torlonia.  Per gli archeologi  tutta la zona è meglio conosciuta come monte Abetone (o Abbadone ) e monte Abbadoncino dove si estende una vasta necropoli etrusca comprendente tombe tra il VII  e il IV secolo a.C.I due  nomi, anche se non è del tutto evidente, sono una corruzione  di  “abete”. Rifacendosi  ai versi  sommo  poeta Virgilio è stato ipotizzato che qui dovesse sorgere  un bosco  sacro “ nigranemusabiete “ dedicato al dio  romano Silvano. La localizzazione virgiliana, in verità, è stata messa in dubbio come risulta da un’accurata nota del dr. F .Enei  (pag.55 di  Ricognizioni  archeologiche nel territorio di una città etrusca). Ancora  più nell’interno si raggiunge un bosco planiziario , cioè in pianura, delimitato verso sud dal fosso della Maddalena.  E’ la macchia della Signora.  Tipico ambiente  mediterraneo  con lecci e roverelle anche se non mancano essenze arbustive di climi più temperati.

In alcuni punti è fitto e intricato e solcato da un labirinto di sentieri, patria ideale di fungarolie, quando viene la stagione, di cercatori di asparagi.  Tutto intorno le scarse costruzioni della zona, i coltivi a vigna ed ad uliveto segno di un’agricoltura non intensiva, intervallati da vaste ed aride radure creano un paesaggio particolarmente suggestivo. Per chi ha una vista acuta (o un binocolo) non dovrebbe essere difficile individuare il volo planato del nibbio bruno. Nei primi anni sessanta le “greppe” e i pianori  furono scenario di elezione  per alcunifilms del peplum. Tra questi ricordo la spada e la croce. Questa rilettura e  “rivangatura”   archeologico – naturalistica ha il solo scopo di  far meglio conoscere l’itinerario della passeggiata che si svolgerà il  14 ottobre 2018, nella “Giornata nazionale del camminare”.  In soli nove chilometri, distanza che comprende anche la strada del ritorno, si raggiunge  dal centro di Cerveteri  la  famosa – anzi mitica – “ Macchia “ visitando i suggestivi ambienti qui sopra descritti. Non viene tralasciata lungo il percorso  una delle più importanti  necropoli  dell’area cerite, quella del Sorbo.  La passeggiata è facile con un dislivello quasi inesistente  ed è aperta  tutti;, basta avere la voglia di camminare  (più che buone gambe).  Con l’occasione  mi permetto di far notare che la passeggiata alla “Signora” ci porta a conoscere località che meriterebbero ben altra tutela e apprezzamento di quel meraviglioso territorio  di cui  si vanta Cerveteri. Insomma non è la  “solita” Via degli Inferi. Con questo evento la giornata del camminare approda a Cerveteri  e  la cittadina etrusca   e le sue bellezze, fuori dai soliti circuiti, godono  di un altro momento di notorietà e si aprono ad un turismo di qualità, ecosostenibile, le cui ricadute si coniugano non solo l’economia, ma anche con la cultura e la salute. Non poteva mancare un ringraziamento agli organizzatori della Federtrek e del Gar.

Allora appuntamento alle ore 9:00 del 14 ottobre a piazza  Risorgimento