“Come cittadino mi vergogno di questo bilancio”

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Sono parole dure.

Che lasciano riflettere e confermano come la situazione economica degli enti locali sia ad un passo dall’abbandonare definitivamente le classi sociali più deboli ed indifese. A rilasciare dichiarazioni che faranno scalpore, pubblicate dai colleghi di Baraondanews, è stato l’assessore al bilancio Eugenio Trani che ha portato all’approvazione del Consiglio comunale un documento contabile da lacrime e sangue. A piangere soprattutto le migliaia di persone che chiedono aiuto ai servizi sociali del comune sui quali è caduto un taglio pesantissimo delle risorse.

“Il bilancio di previsione sottoposto all’approvazione del Consiglio comunale – ha detto Trani – racconta di una serie di numeri scaturiti, da una politica, scellerata di austerità, tutto a danno degli enti locali, che,  nonostante tutto cercano e ottengono il rispetto del pareggio di bilancio ai danni come nel nostro caso dei ceti piu’ deboli. Da assessore ho adempiuto a un obbligo normativo, da cittadino me ne vergogno”.

Frasi inquietanti che fotografano in modo nitido la situazione contabile di un comune come Ladispoli che invece avrebbe bisogno di risorse maggiori essendo una delle poche città italiane con la popolazione residente in costante crescita. La mannaia è caduta sull’assistenza sociale, tagli sono arrivati ai fondi in modo spietato: 181.500 euro assistenza scolastica e minori disabili, 218.000 rette ricovero minori in istituto, 270.000 spese di assistenza soggetti diversamente abili, 61.000 fondo inserimento lavoratori disagiati, 35.000 rette per il recupero persone anziane. Per pareggiare i conti insomma l’amministrazione ha dovuto infliggere sforbiciate alle spese, abbassare il livello dei servizi ai cittadini. Che dire? Nei prossimi giorni si potrà analizzare meglio il bilancio e spulciare tra i conti dell’ente, certo è che chiunque vincerà le elezioni di giugno si troverà ad amministrare un comune veramente senza risorse non solo per aiutare i meno abbienti, ma anche per programmare il futuro. Ma da questo orecchio lo Stato, che continua a depredare le casse del municipio di piazza Falcone, proprio non vuole sentirci.