Ciclo vitale dell’individuo

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Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Nei miei primi articoli ho parlato del ciclo vitale della famiglia. La famiglia viene considerata, dagli psicoterapeuti, un “organismo” formato da vari elementi e che si sviluppa secondo un ciclo vitale. Quindi, per esempio, se partiamo dal corteggiamento nella fase adolescenziale, arriviamo al matrimonio che porta alla nascita di figli; si arriva, poi, allo svincolo dei figli dai genitori che progressivamente si avviano alla senescenza e all’accudimento dei figli adulti verso i genitori ormai vecchi. Questo ciclo vitale della famiglia, iniziato dagli stessi adolescenti di partenza, si conclude con la loro morte. Ogni famiglia percorre il medesimo ciclo anche se, attualmente, la famiglia originaria può subire mutamenti (separazione) e sviluppare altre famiglie. Lo stesso discorso vale per l’individuo singolo. Quando il singolo inizia un percorso di psicoterapia è fondamentale che lo psicoterapeuta riconosca il ciclo vitale che sta attraversando. Per esempio: se arrivano due persone con la stessa problematica (per esempio timidezza) ma una persona ha 20 anni e l’altra ha 50 anni, è importante fare delle differenze. Partendo dalla necessità per entrambi di conoscere la storia di vita, gli inquadramenti sono diversi. Per la ventenne si ipotizza che si sta avviando alla fase dello svincolo dalla famiglia di origine e che necessita di acquisire quegli strumenti sociali e personali che servono per affrontare il confronto con gli altri, strategie di comunicazione, scoprire e formare delle risorse che l’aiutino ad affrontare le difficoltà o gli eventuali e probabili fallimenti. Per la persona di 50 anni, il discorso si potrebbe fare più complicato. In teoria il 50enne dovrebbe essere nel ciclo famigliare in cui i suoi figli dovrebbero effettuare lo svincolo; in teoria, il 50enne ha una posizione sociale, lavorativa e famigliare ben chiara e, sempre in teoria, è lui che inizia ad occuparsi dei propri genitori che, tendenzialmente, si stanno avviando o sono già nell’ultima fase di vita, la vecchiaia. Ci possono essere delle “varianti”. Il 20enne che si è adultizzato precocemente: la timidezza, quindi, potrebbe essere una regressione che gli permette di ripercorrere le tappe di sviluppo che sono state ostacolate prima. Per contro, ci può essere il 50enne ancora ancorato alla sua famiglia d’origine (magari vive con i genitori, nonostante la possibile indipendenza economica) e, per questo, la timidezza può essere la spia di una tappa dallo sviluppo mai effettuata; oppure il 50enne che è tornato a casa dei suoi genitori perché ha appena attraversato una separazione e, magari, trova nella famiglia d’origine un rifugio (che, però, gli impedisce di crearsi un’altra autonomia); in questo caso si può ipotizzare una depressione reattiva (alla separazione) che potrebbe avere origini anche più vecchie. Si possono, però, ipotizzare, in entrambi i casi, delle esperienze precoci che hanno bloccato “l’esplorazione del mondo circostante”. È importante, però far riconoscere il proprio ciclo vitale per affrontare varie tematiche, per esempio in relazione ad argomenti sessuali e sportivi. E’ più facie per una persona di 20 anni riuscire a fare l’amore tutte le sere che non una donna di 40 che ha figli da accudire, che ha affrontato dei parti dolorosi e che hanno lasciato segni. Oppure, è più facile che un uomo si alleni in un certo modo a 20 anni ma che necessiti di rallentare o modificare l’allenamento a 50. E’ importante che il terapeuta faccia questo iniziale inquadramento della persona ma è anche importante che la persona stessa si faccia aiutare a collocarsi nella fase adatta del suo ciclo vitale.

Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

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