CHIESA E CONVENTO DELL’IMMACOLATA DI S. SEVERA:LE RUSPE UNA SCELTA DEI FRATI

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chiesa e convento santa severa
Foto di Ezio Sina

OLTRE A QUELLO IDROGEOLOGICO E AMBIENTALE, SPUNTA IL VINCOLO ARCHEOLOGICO NELL’AREA. “I CITTADINI NON DORMONO: SIATE REGOLARI, CORRETTI E AGITE NELLA LEGALITÀ”, SI LEGGE SULLA PAGINA SOCIAL SANTA SEVERA: LA NATURA BACIA LA CHIESA DELL’IMMACOLATA.

In un precedente articolo vi abbiamo informato su quanto accade a Santa Severa, nello specifico della Chiesa e Convento dell’Immacolata a rischio ruspe. Allarme lanciato da alcuni cittadini, riunitesi in comitato nel tentativo di salvare il luogo sacro a cui sono affezionati. Oltre allo sconforto dei fedeli, avevamo anticipiamo ulteriori aspetti della vicenda, come l’abuso edilizio e la tutela del verde.

chiesa e convento santa severa
Foto di Ezio Sina

Così, alcuni cittadini esperti di questioni giuridiche si sono chiesti se un progetto ambizioso, che potrebbe modificare radicalmente un tratto della cittadina costiera, sia davvero lecito, legittimo, corretto sotto ogni profilo. Cosa dice la legge in merito al diritto di proprietà? Nell’interessarsi dunque di una vicenda ancora troppo avvolta nel mistero, si viene a scoprire che i frati proprietari del convento, della cappella e del parco, sono protagonisti attivi di una vendita, non subiscono dunque nessuna costrizione e vendono l’immobile in autonomia ed al miglior offerente. La vicenda dunque prende una piega differente da quella ipotizzata al momento dell’allarme lanciato dai fedeli. Un luogo sacro a rischio ruspe? Si, ma si tratta di una scelta compiuta direttamente dai responsabili dell’ordine religioso, non di un sopruso.

chiesa, convento santa severa
@EzioSina

Si scopre intanto che il 26 aprile 2021 il Consiglio Regionale del Lazio ha definitivamente approvato il nuovo Piano Territoriale Paesaggistico Regionale e che nella nuova normativa esiste un vincolo archeologico sull’area. L’area dove esiste la chiesa ed il convento è stata definita “una zona di ampio valore archeologico” e dunque, nel rispetto della proprietà privata già presente, la sovrintendenza potrà monitorare a piacimento l’area e valutare in merito all’opportunità di consentire nuove costruzioni. In attesa della pubblicazione del Piano regionale tuttavia l’immobile potrebbe essere oggetto di vendita e di successive attività edilizie. Se dunque l’affare si fosse perfezionato, sorgerebbero anche ulteriori complicazioni al momento della realizzazione dei manufatti. A tal proposito ricordiamo che il diritto di proprietà, secondo l’Art. 42 della Costituzione, non è mai assoluto, ma è la legge che ne determina il modo di acquisto e con esso il modo di godimento, regolandone anche la funzione sociale. Ma è soprattutto l’Art. 9 della Carta Costituzionale a disporre, tra i principi fondamentali dell’Ordinamento, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico: su queste basi, la nuova disciplina del Paesaggio nella Regione Lazio, pone precisi e specifici vincoli anche sul terreno oggetto di proprietà privata. Si viene intanto a sapere che effettivamente l’intera zona che circonda il convento è stata disciplinata da un Regolamento comunale che risale al 1975, in base al quale è stato consentito costruire in base ad una specifica lottizzazione, che tuttavia sinora non è stata attuata nell’area conventuale e nelle sue pertinenze. Ricordiamo infatti che al momento delle concessioni, l’area in oggetto era prospiciente ad un piazzale di seguito recintato e nel retro già si trovava una vegetazione che degradava verso il mare.

chiesa, convento santa severaL’intera area poi era caratterizzata da una serie di canali sotterranei che confluivano nel canale scolmatore pubblico interrato sotto la proprietà e che scaricava direttamente in mare. Tutta la rete di scoli è stata nel frattempo coperta da terra e cemento, compreso il canale scolmatore pubblico, che proviene da un complesso sistema di tutela contro i disastri ambientali. Non si hanno notizie riguardo alla manutenzione da parte dell’amministrazione comunale: di questo preciso rischio si sono fatti interpreti alcuni cittadini residenti nelle abitazioni costruite in prossimità delle aree interrate. Si teme dunque che tutte le operazioni di vendita e che le successive fasi di inizio dei lavori vengano effettuate sulla base di norme e di atti amministrativi datati, che non riflettono assolutamente la nuova situazione che si è venuta a creare intorno all’area conventuale e che di fatto vanno contro ad una nuova Legge regionale, già approvata, seppur in attesa di pubblicazione.
Nel frattempo infatti intorno al convento si è venuto a costituire un bosco spontaneo, una macchia mediterranea di 10.000 metri quadri in cui sono stanziali diverse specie di uccelli, tra cui merli, usignoli e capinere, una grande perdita per i cittadini di Santa Severa, da settant’anni invitati ed accolti dai padri conventuali senza nessun ostacolo nell’accesso. “Oggi dunque – sostiene Ezio Sina, componente del pool di esperti – si chiede intanto più trasparenza nei comportamenti di tutti gli enti e i soggetti interessati e si invita soprattutto a sospendere ogni attività privata e pubblica in attesa che si faccia una ricognizione e un inventario del patrimonio interessato. Nel contempo si attenda che vengano fissati i nuovi parametri paesaggistici da applicare in base alla nuova disciplina regionale. Sinora il Comitato di salvaguardia ha messo a conoscenza dei fatti le Autorità amministrative e giudiziarie competenti perché valutino in modo articolato e attento tutta la serie di rilievi espressi: non si contesta infatti la sola demolizione e cementificazione di una zona qualunque, ma si domanda anche di affrontare finalmente in modo omogeneo l’intera gestione pubblica e privata di un’area sulla quale incidono gli interessi di tutta una comunità che vuole vivere una città sicura e che si conforma alle nuove politiche nazionali e internazionali sulla sostenibilità ambientale”.

di Barbara Pignataro

Foto di Ezio Sina