Champions a Parigi: festa o guerriglia?

0
324

Il PSG conquista la seconda Champions consecutiva e Parigi esplode di gioia — ma in poche ore la festa lascia il posto agli scontri. Ero lì, tra la folla e i lacrimogeni: centinaia di arresti, un morto, ottomila agenti in campo. È qualcosa che va oltre il calcio.

Di Francesco Sarcinella

È sabato 30 maggio e nella Puskas Arena di Budapest va in scena la finale di ChampionsLeague fra Paris Saint-Germain e Arsenal. La partita è tesa, bloccata, e dopo 120 minuti il risultato è ancora sull’1-1: la coppa si decide ai rigori.I francesi segnano quattro penalty su cinque, mentre i londinesi sono a tre su quattro e si affidano al brasiliano Gabriel per riportare il punteggio in parità: se segna riaccende le speranze della sua squadra,se sbaglia la condanna alla sconfitta.

Le telecamere indugiano sul volto teso del brasiliano: sa che è il momento più importante della sua carriera.L’arbitro fischia, il giocatoresi avvicina alla sfera con una corsa incerta, tira e manda il pallone alle stelle. Il PSG è campione d’Europa, a Parigi si leva un urlo di gioia e cominciano i festeggiamenti: le persone si riversano fra le strade cantando e sparando fuochi d’artificio nei cieli.

È la seconda vittoria di fila della Champions League per il PSGdopo il successo dello scorso annocontro l’Inter, chiuso con un netto 5-0. Quella notte di festa si era però trasformata rapidamente in caos: scontri con gli agenti, lancio di gas lacrimogeni e petardi. Una parte dei tifosi ha appreso la lezione dell’anno precedente e rientra a casa per festeggiare al sicuro.

Ho seguito la partita e i festeggiamenti a Parigi e vi dirò un segreto: ho avuto l’impressione che i disordini sarebbero scoppiati comunque, indipendentemente dal risultato della partita.

Purtroppo, in occasioni simili, i festeggiamenti possono degenerare rapidamente passando dalla gioia al terrore in pochi attimi. Quelli che dovrebbero essere momenti dedicati esclusivamente alla celebrazione del successo si trasformano in terreno fertile per sconvolgimenti: si inseriscono individui che non sanno festeggiare e che, il più delle volte, non sono nemmeno interessati alla partita e vedono l’occasione come buona per distruggere e incendiare. È un copione già visto anche in manifestazioni di piazza pacifiche, dove si infiltrano gruppi organizzati, come i Black bloc, pronti a seminare caos. A questi si aggiungono alcuni tifosi incapaci di vivere la vittoria in modo civile, finendo per diffondere paura nella propria città e tra la propria gente

I risultati delle azioni di questi individui sono evidenti: centinaia di arresti — circa 780 solo nelle prime ore e oltre 890 complessivi in tutta la Francia — più di 200 feriti, tra cui diversi gravi, e decine di agenti coinvolti negli scontri. A Parigi si contano anche un morto e numerosi episodi di saccheggi, incendi e guerriglia urbana concentrati soprattutto sugli Champs-Élysées e nei pressi del Parco dei Principi. (fonte: Le Monde)

È altrettanto importante non dare un’immagine distorta della realtà: la città, nel suo complesso, non è affatto precipitata in una guerra civile. Le aree più esposte ai disordini erano poche, circoscritte e ben conosciute; evitando quelle zone, non si correva alcun rischio.

Nel resto della città, infatti, si poteva passeggiare tranquillamente immersi in un mare di magliette e bandiere blu e rosse, cantando insieme alla parte sana della tifoseria e festeggiando nei locali della ville lumière.

Le forze dell’ordine presidiavano le aree più calde della città. Meglio però non avvicinarsi: a Bastille, in un momento di relativa calma, ho visto lanciare lacrimogeni e proiettili di gomma “preventivi” senza che ci fosse nulla, nell’immediato, da reprimere.

Vale la pena chiedersi se, a fronte dei danni che Parigi e i parigini hanno subito, sarebbe stato megliodisporre più forze dell’ordineper gestire meglio la situazione.

Quest’anno le forze dell’ordine mobilitate erano 22.000 in tutta Francia e 8.000 nella sola città metropolitana di Parigi a differenza dei 5.400 agenti schierati nella capitale durante la finale dello scorso anno (fonte: france.info). Eppure le violenze sono state più numerose. Il dato apre una domanda scomoda: se aumentare gli effettivi non ha contenuto il caos, ne servivano ancora di più o il problema è altrove?

Anche in Italia si festeggiano i successi calcisticiepur con episodi di tensione, raramente si raggiungono livelli di violenza paragonabili a quelli osservati a Parigi sabato e i numeri delle forze dell’ordine impiegate non sono così alti.Successi come il recente scudetto dell’Inter, la conference della Roma o l’europeo dell’Italia non hanno mai destato problemi di una portata simile.

Il nodo è più profondo della partita stessa: una parte della tifoserianon è educata a vivere lo sport in modo sano,in questo modola vittoria perde il suo significato e lo sport smette di unire, diventando invece un pretesto per distruggere.

In molti hanno cercato l’origine di questi disordini nella grande presenza di immigrati nel paese, trovando però un’analisi semplicistica della situazione che non rispecchia l’equilibrio che ha la popolazione francese oggi. LaFrancia infatti è un paese multietnico e multiculturale che vede un’armonia fra persone con origini diverse molto forte, come non ne abbiamo in Italia.

Di conseguenza, l’immagine proposta da molti commentatori — quella di una festa del PSG divisa tra francesi bianchi e tranquilli da una parte e immigrati violenti dall’altra — è fuorviante e non restituisce la complessità della realtà.