Ho spesso male al collo, soffro di reflusso e stringo i denti, soprattutto di notte. Sono problemi diversi o c’è un collegamento?
È una domanda che molti pazienti mi pongono, spesso dopo anni di tentativi isolati: un farmaco per lo stomaco, un bite per i denti, esercizi per la cervicale. Qualcosa migliora, poi tutto torna.
Quando una persona arriva in studio con dolore al collo, disturbi digestivi e una forte tensione alla mandibola, la prima difficoltà è capire da dove partire. Perché, visti separatamente, questi problemi sembrano non avere nulla in comune. Eppure, molto spesso, il corpo li vive come parti di uno stesso adattamento.
Cervicale, mandibola e apparato digerente non funzionano come compartimenti stagni. Sono collegati da una rete continua fatta di muscoli, nervi e soprattutto fascia, un tessuto che avvolge e mette in comunicazione tutte le strutture del corpo. Attraverso questa rete, una tensione può spostarsi e, col tempo, trasformarsi in sintomo anche lontano dal punto in cui è nata.
Un ruolo centrale in questo dialogo lo ha il nervo vago, il principale canale di comunicazione tra cervello e organi interni. Attraversa il collo, scende nel torace e arriva fino allo stomaco e all’intestino. È coinvolto nella digestione, nel respiro profondo e nella capacità del corpo di uscire dallo stato di allerta.
Quando una persona vive stress prolungato o difficoltà digestive, il sistema nervoso tende a rimanere “acceso”. Il respiro diventa più superficiale (si respira “in alto”, alzando le spalle), il diaframma perde elasticità e la fascia che lo avvolge si irrigidisce. In questo contesto possono comparire disturbi come il reflusso: bruciore, nodo alla gola, peso allo stomaco. Non solo per l’acidità, ma perché la regolazione interna è alterata.
Il rapporto tra diaframma e cervicale, però, non funziona a senso unico. Un diaframma rigido può aumentare il carico sulla zona cervicale, ma anche una cervicale rigida può limitare il movimento del diaframma, rendendo il respiro più superficiale e mantenendo il corpo in uno stato di allerta. È uno scambio continuo, in cui collo e respiro si influenzano a vicenda.
In questo stesso stato, spesso entra in gioco la mandibola. Molte persone si riconoscono nella frase “stringo i denti”, soprattutto nei periodi di stress o durante la notte. Stringere i denti, anche senza digrignare, è una delle forme più comuni di bruxismo. Può accadere anche in assenza di una vera malocclusione, perché non è la forma dei denti a creare il problema, ma il modo in cui il sistema nervoso utilizza la mandibola per gestire la tensione.
Quando la mandibola resta contratta, questa tensione si trasmette alla cervicale. Serrando i denti si crea inoltre una compressione nella zona di passaggio tra cranio e collo, in particolare nell’area occipito-mastoidea, una regione di relazione molto delicata tra base del cranio, prime vertebre cervicali e strutture nervose profonde, tra cui il nervo vago.
Se questa zona rimane sotto tensione continua, la cervicale perde ulteriormente capacità di adattamento.
Il risultato è spesso rigidità del collo, sensazione di testa pesante, vertigini e un aumento dello stato di allerta, con possibile peggioramento sia dei disturbi digestivi sia del dolore cervicale.
A quel punto il corpo entra in un circuito chiuso: il reflusso mantiene il sistema nervoso in tensione, il serramento mandibolare alimenta il carico sulla zona cranio-cervicale e la cervicale diventa il punto in cui tutto si scarica. Non si tratta di una sequenza rigida di causa ed effetto, ma di un sistema che cerca equilibrio.
In questi casi la domanda non è se il problema sia cervicale, digestivo o mandibolare. La domanda più utile è: come stanno dialogando tra loro queste parti del corpo?
Quando si lavora sul respiro, sulla mobilità del diaframma e sulla relazione tra mandibola e cervicale, spesso i sintomi iniziano a ridursi insieme. Non perché vengano zittiti, ma perché il corpo non ha più bisogno di usarli per compensare.

Osteopata D.O.
Fisioterapista
Dott.ssa Giulia Montanari
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