Seconda estate in stato di agitazione per la Polizia Locale. Vicecommissario Lucarini: «Non è cambiato nulla».
Ci risiamo. Per la seconda estate consecutiva i vigili urbani di Cerveteri hanno innescato uno stato di agitazione protestando contro l’amministrazione comunale per la questione della caserma. Una sede inadeguata per la Polizia locale che già paga dazio per i problemi relativi all’organico ridotto all’osso.
Il tavolo di conciliazione svoltosi davanti al prefetto di Roma ha congelato solo in apparenza la protesta dei caschi bianchi etruschi. Tra le mura del comando di via Friuli la tensione resta altissima, il muro dello scontro potrebbe rialzarsi da un momento all’altro. La cessazione temporanea delle ostilità concessa alla giunta etrusca è arrivata a fronte dell’ennesimo impegno: il trasferimento di alcune stanze per alleviare il peso di una struttura oramai fatiscente.
Una rassicurazione che il personale percepisce come una semplice pacca sulle spalle, del tutto insufficiente a risanare criticità sommerse da anni di rinvii. Il nodo principale dell’emergenza risiede nella caserma di via Friuli, ubicata al primo piano di una palazzina privata per la quale l’amministrazione comunale versa quasi 20mila euro all’anno di affitto.
L’immobile rappresenta una vera e propria barriera architettonica: la mancanza di un ascensore e la presenza delle sole scale rendono del tutto impossibile l’accesso ai disabili. Nel corso del tempo, tutti i progetti volti a garantire una nuova e idonea “casa” alla Municipale sono sistematicamente naufragati.

La quotidianità all’interno dell’edificio sfida le norme basilari della sicurezza nei luoghi di lavoro. Come documentato nei dettagli dal Csa Ral, gli agenti operano in ambienti privi di spogliatoi e servizi igienici divisi per sesso, con la privacy e il decoro ridotti ai minimi termini. Le vie di fuga risultano compromesse a causa di porte di emergenza progettate per aprirsi al contrario; l’infrastruttura informatica e i server vitali per il funzionamento del comando vengono tenuti in vita da un groviglio precario di prolunghe e ciabatte elettriche; i corridoi sono stati di fatto declassati a ripostigli di fortuna invasi da scartoffie e faldoni.
A questo si aggiunge la morsa del caldo estivo, affrontata nell’assenza di impianti di aria condizionata e facendo affidamento unicamente su pochi e datati ventilatori. Se il quadro interno riflette un profondo degrado, la situazione operativa esterna è persino più drammatica. Il corpo di Polizia Locale deve presidiare un territorio vastissimo di ben 125 chilometri quadrati potendo contare su appena 22 unità totali, comandante compreso.
A fronte di questa sproporzione nessuna assunzione stagionale è stata programmata per alleggerire i turni estivi. «Purtroppo è la verità – sostiene Stefano Lucarini, vicecommissario aggiunto della Municipale e rappresentante Csa Ral – le cose sono rimaste tali e quali nonostante lo stato di agitazione dello scorso anno con tanto di conciliazione dal prefetto. Non è cambiato nulla e attendiamo ancora lumi sulla nuova caserma».



































































