“Cerveteri ha perso lo spirito di appartenenza”

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di Giovanni Zucconi

L’associazione Irasenna evidenzia come sia totalmente slegato il rapporto tra la città ed i suoi abitanti

A Cerveteri ci sono molte associazioni che operano sul territorio. Ognuna dedicata ad una particolare attività, con più o meno impegno. Non tutte, per vari motivi, presentano durante l’anno un calendario di attività che permetta loro di raggiungere una corretta notorietà. Anche se è banale, possiamo dire che meno sono le iniziative che vengono portate avanti, e meno queste associazioni sono conosciute. Ma c’è un’eccezione, che anche io ho scoperto recentemente: l’associazione Irasenna. E‘ un’associazione che pur avendo cuore e testa a Cerveteri, ha operato fino a questo momento quasi esclusivamente in giro per l’Italia e anche all’estero, portando con orgoglio, dove hanno lavorato, il nome della nostra città. Per conoscere meglio questa associazione, abbiamo intervistato il loro presidente, Giuseppe Giangreco.

Ci parli un po’ della sua associazione.

“L’associazione Irasenna c’è dal 2010. La sede sta a Cerveteri, ma abbiamo soci da tante parti: Tarquinia, Civita Castellana, Castel Sant’Elia, Bolsena, Fabriano. Siamo circa 35 soci, ma sono pochi quelli di Cerveteri. Sembra quasi che ai cerveterani non interessi nulla del paese in cui vivono, eppure ci sarebbe da fare molto sul nostro territorio per favorire il turismo”.

Secondo lei perché accade questo?

“Perché si è perso lo spirito di appartenenza. Noi giriamo tutta l’Italia. Quando diciamo che siamo di Cerveteri, tutti ci fanno capire che ci invidiano perché veniamo da un posto straordinario”.

Di cosa si occupa l’associazione Irasenna?

“Noi facciamo rievocazioni storiche, anche se sarebbe più corretto definirle Archeologia Sperimentale. Noi, per esempio, ricostruiamo un accampamento etrusco o un mercato etrusco, allestiamo banchi didattici e organizziamo battaglie”.

Ci può fare un esempio?

“Il 26 novembre faremo una cena etrusca a Fabriano, chiamata “Banchetto Rasna”. In questo caso è una sorta di gioco di ruolo, ambientato nel 333 avanti cristo a Vulci. Ogni invitato ha il suo ruolo. Io, per esempio, sono un commerciante di Cerveteri. Poi ci sono gli aristocratici, i servitori, ecc. A parte il fotografo ufficiale, è bandita ogni forma di modernità: telefoni, orologi, penne. Inoltre è assolutamente vietato di parlare di cose moderne: calcio, politica attuale, ecc. Quest’anno la facciamo in un agriturismo, ma l’anno scorso l’abbiamo organizzata in un monastero diroccato e risistemato da un’associazione. Ci si siamo tutti radunati in una grande stanza, e poi ad un certo punto abbiamo staccato la corrente. Quindi abbiamo tutti cenato al lume delle lucerne, seduti intorno a due lunghe tavolate perfettamente ricostruite. C’era la servitù che serviva la cena, e ci scaldavamo con un grande camino acceso”.

Molto suggestivo, vero?

“Molto. Vengono anche dall’estero per partecipare a questa cena etrusca, che di solito facciamo a novembre. A aprile o maggio, sempre a Fabriano, facciamo rivivere una città etrusca per tre giorni. Giorno e notte. All’inizio consegniamo un certo numero di monete etrusche per vivere. Finite quelle ti devi dare da fare per procurartene altre. Magari ammazzando un aristocratico”.

Questa rievocazione la fate nel centro storico di Fabriano?

“No. Lo facciamo fuori, in campagna. Un anno avevamo invitato anche un gruppo che rievocano gli antichi Romani. Questi sono venuti, ma ci hanno assaltato di sorpresa durante la notte. Sono entrati in osteria e abbiamo simulato una battaglia con morti e feriti. Molto divertente. E anche molto interessante, perché cerchiamo di rivivere la situazione nel modo  più filologicamente corretto. Ogni cosa che facciamo, ogni oggetto che usiamo, ogni alimento che mangiamo o beviamo, ogni abito che indossiamo, è proprio quello del periodo storico che stiamo riscostruendo. Ci sono riti religiosi, giochi e battaglie C’era anche uno vestito da aruspice che insegnava l’alfabeto etrusco ai bambini”.

In quanti siete di solito?

“L’ultima volta che abbiamo ricostruito la città etrusca eravamo circa 80 persone. Sono venuti un po’ da tutti Italia. Uno addirittura dalla Bosnia”.

Sembra tutto bello e coinvolgente, oltre ad essere una cosa molto seria…

“Certo. Noi abbiamo anche il bollino del Comitato Europeo Rievocatori Storici, che ha attestato che noi facciamo delle rievocazioni storicamente e filologicamente corrette”.

Quindi si tratta un po’di più di semplici rievocazioni storiche?

“Si. Io la chiamerei più Archeologia Sperimentale. L’anno scorso siamo stati a Nimes, in Francia, dove in un anfiteatro romano è stata ricostruita la battaglia di Zama tra i Romani e i Cartaginesi. C’era anche un elefante. Una cosa molto coinvolgente. C’erano 8.000 persone a seguire quella rappresentazione”.

Ma perché non fate mai nulla di così interessante a Cerveteri?

“Il mio progetto è quello di riproporre, anche a Cerveteri, una manifestazione che abbiamo fatto ad ottobre al Parco della Cellulosa a Roma: “A spasso nel tempo”. Partiamo dagli Etruschi e arriviamo fino alla seconda guerra mondiale. La mia idea sarebbe di organizzarla nel Parco della Legnara. I visitatori incontrerebbero prima gli Etruschi, che li facciamo rivivere noi di Irasenna, e poco più in là incontrerebbe un accampamento romano.  Poi sarebbe rappresentato il Medio Evo, l’Ottocento, i Garibaldini, la Seconda Guerra Mondiale, il Vietnam… Il pubblico verrebbe anche coinvolto nelle spiegazioni delle varie tecniche: di guerra, di costruzione, ecc. Oppure potrebbero essere coinvolti da vicino nella ricostruzione di battaglie campali. Insomma sarebbe una vera e propria passeggiata nella Storia e nel tempo. A Roma, per organizzarla, sono venuti dalla Svizzera, dal Belgio e dalla Francia. Quando lo faremo da noi, mi piacerebbe organizzare anche un corteo storico, facendo sfilare tutti i gruppi, e assegnando ad ogni periodo un personaggio storico di Cerveteri”.

A che punto siete nello sviluppo di questo progetto?

“C’è ancora tanto da lavorare. Abbiamo però già fatto gli incontri per capire cosa si può realizzare. Puntiamo a farlo l’anno prossimo. Potrebbe durare due o tre giorni: un fine settimana. Il venerdì vorremmo coinvolgere tutte le scuole. Insomma un progetto complesso. Il mio sogno è quello di trovare un finanziamento e farlo a costo zero per il Comune. Ci voglio circa 10.000 euro per fare una cosa fatta bene”.

Come finanziate le vostre rievocazioni?

“Ci autofinanziamo. Quando ci chiamano per fare le rievocazioni, chiediamo solo il rimborso delle spese sostenute: vitto alloggio e trasporto. Poi vendiamo anche qualche riproduzione di vasellame etrusco”.

Voi studiate molto?

“Moltissimo. Non ci possiamo permettere di fare errori nelle nostre rievocazioni, o quando spieghiamo nei banchetti didattici. Sono sempre presenti degli archeologi o degli storici che ci potrebbero smentire e farci fare brutta figura”.

Voi siete un’associazione ceretana, ma siete pochissimo conosciuti a Cerveteri

“In effetti noi prima ci siamo fatti le ossa fuori, e poi stiamo cominciando ad organizzare qualcosa di importante a Cerveteri. La nostra prima uscita ufficiale l’abbiamo avuta a Marzabotto”.

Quante manifestazioni fate all’anno?

“Quest’anno ne abbiamo fatte 25. Sono molte: più di due al mese. Noi siamo tutti volontari, e stiamo cominciando ad avere problemi con il nostro lavoro. Abbiamo cominciato a dire dei no, e a prendere in considerazione solo le manifestazioni più importanti”.