BURRASCHE DI GUERRA E BISOGNI DI PACE

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Sergio Mattarella-Presidenza della Repubblica

di ANTONIO CALICCHIO

“Chi semina vento, raccoglie tempesta”. Anche quest’anno, in tutto il mondo, spirano venti di guerra che rischiano di deflagrare in una bufera atomica, se non si intraprendono nuovi percorsi, collegati alla diplomazia e all’osservanza del diritto internazionale.

Ho partecipato, in questa prima parte del 2026, a numerose manifestazioni intorno al tema dei conflitti, delle criticità, delle sfide del nostro tempo, organizzate da Associazioni, Fondazioni, Comuni, giornali, istituzioni religiose, ecc.; manifestazioni che sono risultate tutte attraversate da un unico fil rouge, ossia quello di dare forma e sostanza alle ragioni della pace e del diritto internazionale.

Tali eventi hanno posto l’accento sulla circostanza che ci troviamo, ormai, dinanzi ad un panorama geopolitico che presenta – come asseriva Papa Francesco – “una terza guerra mondiale a pezzi”. Siamo seduti su una polveriera di tensioni belliche interconnesse con fronti principali: Ucraina, Groenlandia, Taiwan, Medio Oriente, Iran, Corea, Indocina. Un errore di calcolo oppure un incidente strategico potrebbe dare luogo ad un conflitto su scala planetaria. Stime ufficiali sottolineano come all’origine di una sessantina di guerre, coesistano sulla Terra centottanta conflitti armati che investono tutti i continenti e di cui fanno le spese primariamente le minoranze religiose, etniche, politiche e sociali.

I motivi di fondo di questo perenne clima di guerra sono di ordine economico, di supremazia autocratica e di predominio delle tre grandi potenze mondiali: Stati Uniti, Russia e Cina che si stanno dividendo le proprie zone di influenza. In un simile scenario, l’Europa appare come un vaso di coccio fra vasi di ferro; se non utilizza coraggio e determinazione, se non conserva dignità e coerenza, nel fare fronte a quanto sopra evidenziato, senza cedere o piegarsi a compromessi controproducenti, allora smarrirà la rilevanza politica, economica e sociale, al cospetto di tutte le nazioni. Su questo versante in positivo, vanno collocate le recenti iniziative di accordi bilaterali coi vari Paesi del Sud America (Mercosur) e con l’India e la Cina, dirette a contrastare l’asfissia economica derivante dai dazi di Trump. Comunque, i crescenti nazionalismi che concernono le grandi potenze europee – come Francia, Germania e Italia – con le loro politiche autarchiche di corsa al riarmo prescritte dagli USA col 5% del PIL sino al 2035 e col graduale smembramento della NATO, possono dissolvere il disegno di una comune difesa europea e di una politica proattiva fondata sul potenziamento dei canali diplomatici, rispetto alle burrasche guerrafondaie che soffiano dalle più variegate parti di un globo stravolto nei suoi equilibri geopolitici. La corsa al riarmo rischia di tradursi nell’uso materiale di questi arsenali di morte.

E’ come dire che l’umanità si sta autodemolendo, dimentica delle nefande conseguenze dei due conflitti mondiali e dei milioni di vittime che hanno generato. La guerra costituisce la supponenza di controllare la vita e la morte dell’essere umano che, invece, va posto al centro degli orizzonti futuri dell’intera società, mediante il rispetto dei suoi diritti, salvaguardando i suoi bisogni essenziali.

Ciò vuol dire che si tratta non di una questione per addetti ai lavori, ma di una problematica riguardante tutti. Anzi, il pericolo che si corre è quello di assuefarsi a siffatto stato di cose, di considerarlo, pertanto, una sorta di corso inarrestabile della storia.

Tutelarsi dal dilagante impiego militare del linguaggio si mostra, dunque, come una attività non soltanto di igiene culturale, ma anche di ripristino di una politica indirizzata alla pace ed alla edificazione di equilibrati rapporti internazionali, eretti sul multilateralismo.

Pertini soleva ripetere: “Si svuotino gli arsenali di armi sorgente di morte e si colmino i granai sorgente di vita”.

Ammonimento, questo, che ripropone pure il suo successore e nostro attuale garante della Costituzione, cioè il presidente della Repubblica Mattarella.