BLITZ ANTIMAFIA, 85 ARRESTI

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Lazio
TIRRITO: “MAFIA E CASAMONICA, ECCO IL ‘MOTORE’ DELLA BALCANIZZAZIONE DEI TRAFFICI DI DROGA”
Ricevo e pubblico
“Il blitz della Dda che ha smantellato 5 organizzazioni legate ai clan che avevano stretto un patto per la gestione del traffico degli stupefacenti tra la Sicilia e il Lazio, transitando per tutto il Sud,  è solo l’ultimo tassello di un puzzle che deve preoccupare”. Lo afferma Maricetta Tirrito, portavoce del Co.g.i. (Comitato collaboratori di Giustizia), commentando l’operazione antimafia nel Palermitano, coordinata dalla Dda, con 85 ordinanze di custodia cautelare eseguite  nei confronti di persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga, estorsione, corruzione e reati in materia di armi.
Nell’ordinanza – sottolinea Tirrito – il gip scrive che dalle indagini è emersa “l’immagine di una allarmante balcanizzazione degli scenari criminali che consente di presagire scenari di nuovi e forse imminenti guerre di mafia” nel Palermitano.
E’ importante capire questi passaggi.
Il termine balcanizzazione non si riferisce soltanto al viaggio d’ingresso in Italia, ma anche allo smistamento territoriale. Un sistema che dalla Sicilia portava fino al Lazio, con famiglie mafiose collegate con i Casamonica. Significativa, in questo senso, la nuova organizzazione di spaccio con satelliti a Latina e a Roma.
Si parla invece di rischio di guerra di mafia perché le cosche provinciali della parte trapanese vorrebbero avere il sopravvento anche di una parte di città in mano ad altri.
Sono aspetti diversi che si intrecciano, con accordi trasversali e faide intestine. Un mix pericolosissimo, visibile da  tempo ormai. La criminalità mafiosa ha  preso possesso di molte aree di Roma e del Lazio, tanto da far risuonare all’unisono segnali in codice, tramite fuochi d’artificio sparati ad hoc, in diverse parti d’Italia, dalla Sicilia alla Campania, alla stessa capitale.
Quanto all’arresto di una presunta collaboratrice di Giustizia, va chiarito che Giusy Vitale era all’epoca delle indagini ancora sotto protezione in una località segreta, ma che la stessa attualmente risulta essere una  ex collaboratrice, in quanto testimoniò in un primo momento, ma poi uscì dal ‘programma’.
Bene dunque l’attività investigativa di magistratura e forze dell’ordine, ma ora è il momento di chiudere il cerchio: da una parte seguendo l’odore dei soldi, come diceva Falcone, dall’altro sbarrando la strada della politica a chi ha collegamenti che definire poco chiari è un eufemismo”.