DALLE MOLTEPLICI INDICAZIONI FITOGEMMOTERAPICHE
di Aldo Ercoli
La Betula alba è anche chiamata più comunemente Betula pubescens perché i suoi giovani rami sono coperti di peluria. Va distinta dalla Betula verricosa (Betula pendula) pur essendo le due piante molto simili per i principi attivi e gli effetti terapeutici.
La prima è un albero caducifoglio dal portamento eretto, alto in media 10-13 metri, che può raggiungere l’altezza massima di 24 metri. La B. alba (pubescens) con la sua corteccia giovane di color bianco grigiastro, si differenzia dalla B. verrucosa, di color argenteo, perché è più esigente di acqua.
E’ una Betulla che vive nei suoli a clima umido oppure nelle paludi e resiste bene al gelo. Come i Salici, i Noccioli ed i Sorbi è una pianta che colonizza i terreni umidi. In fitoterapia vengono utilizzate le foglie, la corteccia, la scorsa interna delle radici.
La gemmoterapia viene soprattutto impiegata nei bambini e nei soggetti giovani. Bruno Brigo (L’uomo, la Fitoterapia, la Gemmoterapia) che ha studiato a fondo le proprietà della pianta, ha sempre evidenziato l’importanza delle gemme nelle infezioni recidivanti (anche febbrili) delle prime vie aeree.
Ciò grazie alle proprietà immunomodulanti, toniche, rinforzanti le difese del sistema immunitario.
Posologia: Betula alba MG 1 DH 50 gtt, diluite in poca acqua, una sola volta al girono (preferibilmente la mattina) per tutto il periodo invernale.
La fitoterapia utilizza le foglie che contengono flavonoidi, olio essenziale, tannini, resine. Hanno proprietà diuretiche. Quelle giovani, appena nate, sono più attive perché secondo J.Van Hellemont (Compendium de Phytothérapie 1986) sono rinforzate dalla più massima presenza di olio essenziale.
Assai numerose sono le indicazioni cliniche fitoterapiche: calcolosi crenale, renella, cellulite, gotta, disturbi dolorifici reumatici, dermatosi, affezioni del cuoio capelluto … Posologia: Betula alba T.M. 40 gtt tre volte al giorno per uno – due mesi di terapia. Nella litiasi renale è verosimile che l’incremento della diuresi prevenga la formazione di renella, alla stregua di un lavaggio depurativo delle vie urinarie. Ciò, beninteso, vale solo per i calcoli di dimensioni assai piccole.
Nel trattamento della cellulite si deve al genio di Leclerc (Precis de Phytothérapie 1976) l’intuizione della scomparsa dei noduli fibroconnettivali grazie alla riduzione di colesterolo e acido urico. La corteccia ed il legno della Betulla, dopo distillazione secca crea un in catrame che viene utilizzato nella cura di alcune patologie cutanee, resistenti alle terapie convenzionali. Non è certo un caso che, nel 1826, Precy scriveva che le malattie della pelle raramente resistono alla betulla alba.
La linfa di Betulla è veramente speciale. E’ il rimedio leader nel trattamento della cellulite perché contrasta “l’impastamento” di colesterolo e acido urico. Favorisce poi la diuresi con conseguente netta riduzione della ritenzione idrica.
Per ottenere la linfa di Betulla è necessaria una particolare tecnica. Un tronco di 50 cm di diametro è in grado di fornire circa 3-4 litri di linfa in quattro – cinque giorni. Si utilizzano tubicini infissi nell’albero da cui la linfa può diffondere nei recipienti posti a terra. (Campanini E. Manuale pratico di gemmoterapia. Tecniche Nuove Milano 1997).
Posologia: Linfa di Betulla. Estratto fluido 5-10 gr al giorno (1 gr equivale a 42 gtt). La terapia anticellulitica va prodotta per almeno tre mesi.
Tossicologia ed effetti secondari. La letteratura non segnala effetti secondari tossici.

































































