LA DELIRANTE E “ROSSA” PIANTA DALLE NERE BACCHE.
Belladonna, pianta erbacea perenne, è una trappola. Nonostante l’aspetto invitante e il sapore gradevole delle sue lucide bacche nere, esse sono pericolose per l’uomo. L’ingestione può provocare una diminuzione della sensibilità, vere e proprie forme di delirio, sete, vomito seguiti nei casi più gravi da congestione cerebrale, febbre elevata, convulsioni e morte. Dal rizoma della pianta, molto grande, si sviluppa un fusto robusto, eretto con vari rami, che può raggiungere l’altezza di un metro e mezzo (150 cm) al massimo.
Le foglie sono semplici, picciolate, di forma ovale tipo lancia e, come il fusto , sono ricoperte di peli ghiandolari che danno una sgradevole odore a tutta la pianta. E’ già un avvertimento della natura a stare lontani, ad avvicinarsi con cautela e saggezza. Belladonna non scherza. I fiori, come nelle altre piante del delirio, sono ascellari ed ermafroditi come nella Datura Stramonium. Il calice ha cinque sepali, la corolla ha sempre cinque petali a forma di campana ( vuol dare l’allarme?) di colore violacea scuro.
L’androceo ha cinque stami, il gineceo è formato da un ovario con due loculi una con stilo unico e stima bifido. Come la Datura Stramonium, la Belladonna fiorisce d’estate. La sua impollinazione avviene tramite gli insetti(entomogama). I frutti , come detto, sono quelle lucide bacche nere, molto piccole, contornate dal calice che, durante la maturazione, si apre a forma di una stella. E le stelle ci sono di notte !! Il malato che ha necessità di Belladonna in alta diluizione (30-200ch dose unica) è ben diverso di quello che necessita di basse diluizioni (SCH-7CH 3-5 globuli più volte nella giornata per alcuni giorni). Quest’ultimo può essere utile nella faringite con tonsille grosse e arrossate (senza pus) ed è l’acuto di Calcarea Carbonica. Colui che personifica ed incarna invece la pianta dalle bacche velenose è un paziente dalla testa calda e dolente, spesso delirante, con evidenti vampate al volto, sguardo eccitato, fisso con pupille dilatate. Vi è una notevole congestione cerebrale con afflusso di sangue alla testa e alla faccia( Glonoinum, Melilotus) .
Nel delirio violento vi è anche una propensione a mordere, (Stramonium), a sputare, a colpire gli oggetti. Poi inizia a ridere e digrigna i denti. Nè risparmia di colpire quelli che lo accudiscono. Le carotidi sono pulsanti e turgide così come il polso è pieno e scoccante. La febbre è quasi sempre presente soprattutto durante la dentizione nei bambini che presentano convulsioni. Il tutto avviene all’improvviso e poi cessa di colpo. Se la testa e faccia sono caldi i piedi invece sono freddi. Anche nella cefalea vi è lo stesso quadro clinico: faccia rossa, battiti nel cervello e delle carotidi; sempre peggiorata da un minimo movimento, una scossa, da oggetti luminosi (Stramonium). Il colore di Belladonna resta sempre rosso. La cute ha un colore rosso scarlatto, uniforme , lucido come se fosse uniformemente verniciata. E’ secca, calda e trasmette una sensazione di calore bruciante alla mano che la esamina (ustione di 1 grado). Belladonna come le altre due piante del delirio (Stramonium, Hyosciamus) è notturna, aggrava specie dopo le tre di notte, altre volte dopo mezzanotte. Solo il riposo la migliora, stando seduta in una camera calda. Ogni corrente d’aria, rumore, movimento invece l’aggrava.
Il suo delirio è meno furioso di quello di Stramonium ma più rosso e congestizio. Atropa Belladonna deriva da Atropo una delle tre parche. L’atropina è un composto racemico, assai simile alla iosciomina, ed è il principale alcalide della Belladonna. E’ presente in quelle foglie di forma ovale -lanceolate, ma soprattutto nelle nere bacche. Poco solubile in acqua lo è molto nei solventi organici (alcool, cloroformio) . Alle dosi non letali bensì terapeutiche l’atropina è un parasimpaticolitico: aumenta la frequenza cardiaca, rallenta le secrezioni, diminuisce il tono intestinale, provoca soprattutto secchezza della mucosa orofaringea e dilata le pupille (midriasi) impedendo l’accomodazione ottica. E’ ancora oggi utilizzata per via aerosolica, nell’asma e in oculistica; sotto forma di collirio, per osservare meglio il fondo dell’occhio. E’ anche molto utile nelle anestesie. A dosi elevate, come detto provoca eccitazione e delirio. Ecco perché L’omeopatia la rende innocua e curativa grazie alla diluizione e dinamizzazione elevata- “E’ solo la dose che fa il veleno” citava Paracelso. Come dargli scientificamente torto?

Aldo Ercoli

































































