“BAMBINI CON MENO DIRITTI DEI CANI”

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RECLUSI DA TROPPI GIORNI. DOPO L’APPELLO DEGLI PSICOLOGI, IL VIMINALE: “CONSENTITO CAMMINARE CON I PROPRI FIGLI”. CONTE CONFERMA E SMENTISCE NELLO STESSO TEMPO.

di Miriam Alborghetti

L’Italia non è un paese per bambini. Siamo una delle nazioni che fa meno figli nel mondo ed ultimi per natalità tra i 28 paesi membri UE. Sono appena 8 milioni i bambini italiani e i loro diritti naturali non sono mai stati considerati una priorità. Scuole fatiscenti e senza spazi adeguati all’aperto, i bambini di norma trascorrono tanto tempo davanti ad un tablet o alla tv, oppure in palestra o in piscina, ma poco all’aperto. Gli spazi dedicati a loro, al gioco libero e creativo, sono esigui.

Ora, con l’emergenza sanitaria, la loro situazione è precipitata in uno stato di isolamento sociale preoccupante. Da tanti, troppi giorni, i bambini sono chiusi in casa, con meno diritti dei cani, senza facoltà neppure di fare una passeggiata, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia raccomandato l’attività fisica all’aperto come presidio sanitario fondamentale contro il coronavirus, di almeno un’ora per i più piccoli. A tutto questo si è aggiunta la sciagura della didattica on line, rischiosa sul piano della salute fisica e catastrofica sul piano delle relazioni umane, dello sviluppo cognitivo e psicologico. Gli effetti della reclusione non sono per tutti uguali, dipendono anche dallo stato di salute.

Per esempio per un bimbo affetto da disturbi del comportamento oppure da disabilità potrebbe rappresentare uno stress insostenibile. Dipende anche dall’equilibrio emotivo e dalla sicurezza economica del contesto familiare. E dall’ambiente: un conto è essere reclusi in 60 metri quadri senza balcone, un conto in 200 metri quadri con giardino. Un altro in un casolare di campagna circondato da ettari di terreno. Nelle difficoltà l’ingiustizia sociale incide soprattutto sui più piccoli.

Nei numerosi decreti del Presidente del Consiglio i bambini non sono neanche citati. E’ come se non esistessero. Lontani dagli amici, dalle maestre, dai nonni e addirittura dai padri o dalle madri (in caso di genitori separati) cosa fanno tutto il giorno in casa? La tv e i videogiochi, le merendine e i junk food stanno diventando gli unici loro compagni, 24 ore su 24. Senza contare che in molte famiglie, con il passare del tempo, l’ansia e la preoccupazione stanno crescendo mentre diminuiscono le risorse economiche. Lo Stato se ne lava le mani e scarica il problema sui genitori molti dei quali, pur continuando a lavorare, stanno facendo salti mortali per intrattenere i figli con attività educative e ricreative di vario genere. Ma la situazione diventa ogni giorno più insostenibile.

L’APPELLO. Da Milano la scorsa settimana è arrivato l’appello accorato firmato da esperti, psicologi, genitori, artisti ed educatori: “Chiediamo un’ora d’aria per tutti i bambini/e e ragazzi/e, senza alcun assembramento nel rispetto delle distanze di sicurezza e delle normative. Chiediamo a chi ci governa che ai bambini venga concessa una breve uscita al giorno, a piedi, di corsa, in bicicletta o sul monopattino, accompagnati da un genitore che garantisca il rispetto delle distanze di sicurezza, senza nessun assembramento o stazionamento in parchi-gioco o giardini. A noi adulti viene chiesto senso di responsabilità per non accalcarci al supermercato o quando manteniamo le distanze mentre portiamo fuori il cane. Lo stesso senso di responsabilità verrebbe usato nel portare fuori i nostri figli a piedi o in bicicletta”. Un appello scioccante che ha gettato una luce inquietante su una palese violazioni di diritti umani ai danni di minori.

IL VIMINALE. La risposta non è tardata ad arrivare tramite una circolare del 31 Marzo firmata dal Ministro dell’Interno che ci ha tenuto a precisare che camminare con i propri figli minorenni (o con un anziano o un disabile) è consentito. Ma non si può uscire con tutta la famiglia e bisogna comunque restare vicino casa. Viene spiegato che il passeggiare con i propri figli si può considerare un’attività motoria all’aperto e per questo è consentito. Ma a quattro condizioni: che i figli siano minorenni, che sia presente un solo genitore, che si deve rimanere «in prossimità della propria abitazione»; che si rispetti il divieto generale di assembramento e si mantenga come sempre «la distanza di sicurezza minima di un metro da ogni altra persona». Queste disposizioni valgono anche a chi si occupa di assistere anziani e inabili. Perché – spiega la circolare – si tratta di spostamenti riconducibili «a motivazioni di necessità o salute». Tutto questo però va incrociato con eventuali ordinanze locali in contraddizione.

IL DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEL 1 APRILE: il Dcpm del 1 aprile sembra confermare la circolare del Viminale: I bambini possono uscire con uno dei due genitori ma rimanendo “in prossimità della propria abitazione”. (Su questo, continuano però a valere anche le regole regionali, come in Lombardia, Veneto e Campania). Il nuovo decreto conferma le limitazioni a jogging e, in generale, all’attività motoria all’aperto: si possono fare “ma da soli e in prossimità della propria abitazione”.

Ma alla domanda posta dai giornalisti sulla passeggiata genitore-figli, Conte ha risposto: “Non abbiamo autorizzato l’ora di passeggio con i bambini: c’è stata una circolare interpretativa del Viminale, non vuol dire che è lecito andarsi a fare una passeggiata con il figlio. Semplicemente se un genitore va a fare la spesa, è consentito l’accompagnamento di un bambino”.

Una domanda sorge spontanea: esiste forse un’intenzione determinata a generare confusione e insicurezza nella popolazione e nei tutori della legge? Il caos di normative sta producendo discordia sociale e persino odio contro i bambini bollati come “capricciosi” e contro i loro genitori. Tale caos è il frutto di incapacità governativa o piuttosto di una operazione di ingegneria sociale volta a tenere sotto choc la popolazione per farle accettare l’inaccettabile?

In circostanze siffatte è fondamentale che ognuno di noi faccia riferimento alla Legge e alla Costituzione. I Dpcm sono atti amministrativi ministeriali. “I regolamenti emanati nella veste di decreti ministeriali non possono derogare, quanto al contenuto, né alla Costituzione, né alle leggi ordinarie sovraordinate”.