ASPHÒDELOS. LA FENICE
GENERE DI PIANTE ERBACEE PERENNI MOLTO DIFFUSE NEL NOSTRO TERRITORIO
L’asfodelo (dal greco asphòdelos) è un genere di piante erbacee perenni, tipiche del mediterraneo, molto comuni anche nel nostro territorio.
L’ etimologia è alquanto incerta sebbene il nome piu’ accreditato secondo gli studiosi significa letteralmente “valle di ciò che non è stato ridotto in cenere”.
Probabilmente derivato dal particolare fatto che i tuberi di questa pianta resistono al fuoco e danno vita a nuove piante rinascendo dalle ceneri come il famoso uccello della mitologia greca e romana: la Fenice.
Questa sua capacità di “andare oltre” la devastazione di un incendio veniva visto come un segno divino.
D’ altronde se ci pensiamo bene il fuoco nell’ immediato -si è vero- incenerisce la vegetazione, accelera l’ erosione e provoca la morte di fauna e microrganismi del suolo ma svolge anche un fondamentale ruolo ecologico. Rappresenta infatti un fattore di evoluzione che aiuta il ciclo vitale di molte specie, ad esempio provocando la rottura della dormienza dei semi che fino a quel momento non avrebbero germogliato.
Oltretutto il fuoco, dopo aver arso, porta anche delle rigenerazioni vegetali.
Precisamente, i nutrienti mineralizzati concimano il suolo e le specie pioniere (felci, erbe) ricrescono, portando spesso a una maggiore biodiversità nel giro di pochi anni rispetto al bosco precedente
Per questa sua parziale capacità ignifuga l’ asfodelo inizialmente fu idealizzato come una sorta di passaggio tra la vita terrena e la morte per poi “salire” di livello ed essere adorata addirittura come pianta sacra legata al culto dei morti e dell’ oltretomba, simbolo di immortalità ed oblio per i Greci.
Questo popolo, come sappiamo, ebbe intensi rapporti commerciali con gli etruschi influenzandone la cultura e soprattutto le arti (basti pensare ad una delle più raffinate ceramiche greche conosciute, il vaso di
Eufronio realizzato dal vasaio Euxitheos e scoperto/trafugato in una tomba etrusca della nostra Cerveteri)
Il rapporto tra greci ed etruschi è legato anche al protagonista di questo articolo in quanto quest’ ultimi presero spunto dai primi valorizzando l’ asfodelo come pianta che adornava le tombe fungendo idealmente da cibo per il viaggio delle anime.
Anche oggi la nostra bellissima necropoli etrusca è circondata dagli asfodelo, come in una sorta di consegna nelle ere che non si interrompe.
Tra le tante citazioni letterarie anche Omero, nel capolavoro de “L’ Odissea” descrive i prati dell’ Ade (regno sotterraneo) ricoperti di asfodeli, destinati alle anime dei comuni defunti.
Altre menzioni degne di nota le dobbiamo all’ opera “Alcyone” di Gabriele D’ Annunzio, al Pascoli in poesie legate al paesaggio mediterraneo ed a svariati autori sardi cui l’ asfodelo è legato alla tradizione pastorale dell’ isola.
Per chi è appassionato di Harry Potter poi forse ricorderà che nel primo dei suoi libri (e poi film) “la pietra filosofale” il professor Piton mescola polvere di radice di asfodelo ed artemisia nella prima lezione al giovane Harry insegnandoli il distillato della morte vivente.
Ma la parte migliore dell’ asfodelo, come spesso accade alla piante, secondo me è il fiore.
E’ un dato di fatto che è in primavera (di solito da marzo a giugno) che questa pianta da il meglio di sé in quanto abbellisce in modo prepotente ma allo stesso tempo delicato il panorama della macchia mediterranea con i suoi alti fusti di fiori eleganti.
Questi presentano ognuno 6 tepali (del tutto simili a petali) a forma di stella dal colore bianco stretti l’ un con l’ altro.
Il via vai incessante di insetti impollinatori fa soltanto immaginare quanto sia buono il nettare di questi fiori.
Le api infatti producono dall’ asfodelo un miele raro e pregiato, noto per il sapore delicato e le sue proprietà benefiche, come l’ azione depurativa e antiossidante.
Personalmente credo che la bellezza sia in tutte le cose ma anche che solo alcune persone sanno coglierla nelle sfumature che la vita ci offre.
Questo mi fa pensare al fiore dell’ asfodelo, a prima vista elegante ma dal profondo significato ambiguo.
Per alcuni studiosi -secondo il mio parere avari di inventiva- ricorda l’ oblio di un amore sfortunato poiché legato all’ aldilà.
E’ vero che in epoca vittoriana e in generale nel linguaggio -talvolta molto contraddittorio- dei fiori è spesso malinconico e triste “il mio amore regresso ti segue fino alla tomba” scrisse qualcuno.
Ecco la sfumatura.
Ecco la bellezza.
E’ invece un fiore che simboleggia l’ amore eterno, che anche dopo la morte sopravvive e rimane insieme.
Come due persone che continueranno ad emozionarsi camminando uno a fianco dell’ altro.
































































