ARNICA MONTANA

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arnica montana

LA PIANTA REGINA DEI TRAUMI

di Aldo Ercoli 

L’Arnica (dal greco alterazione) è un genere di pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Composite (una ventina di specie). L’unica italiana è l’Arnica montana. E’ perenne e propria delle regioni temperate o fredde. In terapia, ignorata in antichità, fu citata per la prima volta da Santa Ildegarda (S.Hildegard Van Bingen;1098-1179) nel trattamento di contusioni ed ecchimosi.

Venne poi utilizzata della Scuola Medica Salernitana sempre per uso esterno (topico) su cute priva di ferite né abrasioni. L’uso per via orale è desueto perché tossica (può provocare forti cefalee ,dolori addominali, aritmie cardiache, dispnea). In passato fu impiegata in ostetricia per prevenire i dolori del parto e nelle febbri puerperali (era chiamata la “china dei poveri”). Attualmente e la pianta leader dei traumi.

La parte più utilizzata è il fiore (meno la radice), sia come E.S. (estratto fluido) che come T.M.(Tintura Madre) al 20-25% come pomata o impiegando <40 gtt, diluite in mezzo bicchiere d’acqua tiepida, fatta bollire in precedenza, per implicazioni locali > (Brigo B. L’Uomo. La Fitoterapia. La Gemmoterapia. Tecniche Nuove Milano 1997).

Nei fiori e nelle radici vi sono principi attivi quali l’arnicina, l’arnisterina, fitosteroli, triterpenici, lattonisisquiterpenici.

All’Arnica vengono scientificamente riconosciute proprietà antinfiammatorie, analgesiche e antiecchimotiche pur non essendo ancora ben conosciuto il suo meccanismo d’azione. E’ solo la combinazione dei singoli principi attivi, componenti il fitocomplesso, che è responsabile dell’efficacia terapeutica.

Che sia efficace negli ematomi, distorsioni, contusioni ossee, dolori osteoarticolari (ma anche nelle flogosi delle vie orali e faringee, opportunamente diluite) è testimoniato delle diverse centinaia di prodotti in commercio in ogni parte del mondo.

Solo nel 1660 il mondo occidentale la definì “panacea lapsorum”(panacea dei traumi), intendendo col termine panacea l’efficacia in tutti i tipi di traumi, purchè chiusi, di entità non mortale, ne pertinente ferite oppure abrasioni cutanee. L’utilizzo attuale più accreditato e sicuro e quello e dunque quello esterno contro le ecchimosi conseguente a contusione e distorsioni mediante applicazioni di Amica pomata solo su pelle integra. L’Arnica è tossica se assunta in dosi ponderali soprattutto per via orale

In fitoterapia sia come pomata o T.M. in gocce va sempre diluita (25%) persolo uso topico. Se utilizziamo dosi infinitesimali, diluite e dinamizzate (mondo di Gulliver, Hanhaniano omeopatico) scopriamo dettagli inediti, particolareggiati ma non pertinenti una specifica tipologia.

Arnica incarna il trauma, è utile in ogni tipologia umana. ll paziente accusa dolori in ogni parte del corpo è come se fosse andato (si diceva nel 1800) sotto un carro o una carrozza. Oggi è più verosimile che il malcapitato sia stato fatto oggetto di un pestaggio sistemico, bastonato, percosso in ogni parte del corpo con ecchimosi e chiazze corporee livide.

E’ stata utilizzata in alta diluizione (200 CH dose unica) anche in atleti infortunati (ciclisti, sciatori etc). Migliora la diatesi emorragica di non severa entità. Una patologia peculiare della pianta in omeopatia consiste nel trattamento di foruncoli che insorgono non tutti contemporaneamente ma uno dopo l’altro, tutti molto dolorosi. O anche nelle dermatiti del viso che sono simmetriche. Solo la formulazione del rimedio omeopatico è in grado di guarire queste affezioni morbose.

Dalle dosi ponderali tossichea quelle fitoterapiche diluite per finire con i rimedi omeopatici infinitesimali solo la dose ci dà il veleno (Paracelso) oppure la cura. Lo stesso Paracelso cercava “i segnali della natura” per interpretare le patologie umane Arnica e una pianta che, nella sua iconografia, ricorda, stilizzata, un essere umano cadente dall’alto a terra.

Perchè ha le foglie a rosetta a contatto del terreno? Perché il fusto non si presenta eretto? Perché sotto il fiore giallo-arancione in cima(capo, costituita da capolini solitari, presente subito al di sotto, a livello dell’ascella, altri 2 capolini più piccoli di bratte opposte.

Chalres Boudelaire, grande poeta, ebbe questa intuizione nel brano: Elevazione (il linguaggio dei fiori e delle cose mute).

Aldo Ercoli

ortica
Dottor Professor
Aldo Ercoli