ARISTOLOCHIA CLEMATIS E ALTRE PIANTE PERICOLOSE

0
595

Non è la prima volta che parlo di piante velenose. Atropa Belladonna, Digitalis purpurea ad esempio. Oppure di vegetali che si nutrono di insetti. E’ questo il caso di Drosera rotundifolia. Le foglie di quest’ultimo sono ricoperte da tentacoli rossi; sensibili e sottilissimi che terminato con piccole ghiandole che secernano un succo vischioso, zuccherino e luccicante, che ha dato alla pianta il nome popolare di “rugiada del sole” .

E’ una trappola mortale. Gli insetti attirati da questa secrezione restano invischiati e altri tentacoli si richiudono sopra la minuscola preda. Digerito l’insetto la drosera ridistende e le sue foglie pronte a catturare un’altra vittima. Durante la stagione estiva sembra che possa catturarne anche duemila, per cui può essere considerata una pianta carnivora, dotata di un enzima simile alla pepsina del succo gastrico dell’uomo. Che segnale ci vuol dare la natura vegetale?

Dal sacrificio mortale degli insetti può sortire un effetto beneficio per l’uomo. La “rugiada del sole” è un inganno. Può forse resistere la rugiada ai raggi solari? Certo che no .. Quando i minuscoli tentacoli della drosera si chiudono sulla preda, questo resta senza aria, a suo modo tossisce e resta soffocata, e anche senza luce: si fa notte profonda. In fitoterapia Drosera rotundifolia in T.M. (Tintura tipica con parossismi violenti, tali da lasciare senza fiato (con gli insetti catturati).

E’ questo che nell’uomo viene chiamato “il richiamo del gallo”; peggio dopo la mezzanotte, con rigurgito, talora vomito. La riscontriamo soprattutto nei bambini (piccole prede) quando, dopo la mezzanotte, la testa è distesa sul cuscino, e il corpo è al caldo. In omeopatia (Drosera r. 5-7 ch 3 granuli ogni 2-3 ore) il malato, affetto da pertosse, o una forma convulsiva pertussoide, ha un aspetto più atterrito con costante agitazione psicomotoria nell’intervallo tra un attacco e l’altro, si agita, vomita.

Di norma la faccia è pallida e smunta. Solo durante gli accessi ripetuti di tosse secca, stizzosa, non produttiva, la faccia e gli occhi diventano rossi, congesti. La Natura con l’Aristolochia clematis ha realizzato un’altra temibile trappola di cui non vi ha mai parlato. E’ una pianta presente in tutta Italia, tranne che nelle Isole, che predilige il caldo ed i terreni calcarei. E’ presente nei vigneti, lungo le siepi e gli arigini.

Si riconosce per le sue grandi foglie di color verde tenue, a forma di cuore e per il calore nauseabondo che emana. Ovini e bovini ne stanno lontani. La trappola è nei suoi fiori giallo oro. Gli insetti entrati nella corolla, scivolano giù su un rivestimento ceroso che tappezza l’interno e poi una barriera di peli impedisce loro di risalire all’esterno. Vengono fatti prigionieri. A differenza della Drosera non gli manca l’aria ne la luce. E’ diverso è il loro destino.

Quando il fiore appassisce, i peli diventano secchi e gli insetti in prigione, tutti ricoperti di polline, riescono a liberarsi, volano via, assicurando cosi la fecondazione. Nell’antichità molte specie di aristolochia erano già note. Venivano impiegate per la loro azione stimolante, per accelerare il parto e alleviarne i postumi. Non a caso il suo nome deriva da due parole greche: “aristos” (eccellente) e “lokia” (parto).

Nel 1700 le foglie sono state utilizzate, a livello popolare, per le loro proprietà vulnerarie (guarisce piaghe e ferite). Attualmente è quasi del tutto dimenticata. Si utilizza solo la radice essiccata (fresca è tossica) nei dolori artrosi, reumatismi e gotta. Oppure per calmare i forti dolo mestruali. Credo però che sull’ aristolochia ci sia ancora tanto da scoprire. Sono necessarie ricerche di laboratorio più approfondite. Quale messaggio ci lancia l’aristochia? I prigionieri umani liberati tornano a vivere e procreare? madre) è il rimedio leader nella pertosse

ortica
Dottor Professor
Aldo Ercoli