“ANTENNE 5G: INCREMENTI DEL 300% DENSITÀ DI POTENZA”

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NUMERI SHOCK QUELLI FORNITI DA ARPA PIEMONTE DOPO L’ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA LEGGE CHE CONSENTE DI AUMENTARE I LIMITI SOGLIA DELL’ELETTROSMOG.

di Maurizio Martucci

Elettrosmog, numeri impressionanti quelli forniti di recente dall’ARPA Piemonte: da quando è entrata in vigore la nuova legge nazionale che legalizza l’aumento dei limiti soglia d’inquinamento elettromagnetico, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale piemontese registra “che gli incrementi sui sistemi 5G sono mediamente del 300% della potenza precedentemente installata, e quelli sui sistemi 4G sono in media del 200% circa rispetto alle potenze precedentemente autorizzate.”

Il dato viene fornito sulla base di 395 richieste finora pervenute per l’implementazione degli impianti di telefonia mobile (226 solo nella città di Torino) e si riferisce prevalentemente a valori “incrementi di potenza sui sistemi esistenti, sia 4G sia 5G: da un’indagine su circa 4000 sorgenti“.

Non solo, perché oltre agli aumenti di potenza, sempre ARPA comunica che “diverse modifiche riguardano anche variazioni di tilt (angolo di inclinazione) delle antenne, ed implementazione di nuovi sistemi (soprattutto nella banda 700 MHz)“. Si tratta della frequenza, temutissima per le ripercussioni sanitarie anche perché in grado di penetrare le mura delle abitazioni, capace (come scritto espressamente in un report di Vodafone) di irradiare “particolarmente lontano e arrivano particolarmente in profondità nelle case”.

Mentre la scienziata Fiorella Belpoggi ha dichiarato al Fatto.it che “a cambiare sarà la densità di potenza, cioè l’energia assorbita dal nostro corpo che aumenterà di 6 volte tanto”, nonostante sia terminato alla fine di Aprile 2024 l’iter dei 120 giorni previsti per legge nei quali i territori avrebbero potuto manifestare al Governo Meloni la loro contrarietà alla manovra voluta dal ministro Adolfo Urso per favorire la lobby del 5G, prosegue senza sosta la conta dei Comuni nei quali i sindaci continuano ad emanare ordinanze contingibili e urgenti in difesa della salute pubblica oppure i consigli comunali non smettono di approvare ordini del giorno o mozioni contrari all’abrogazione dei cautelativi 6 V/m in favore dei più spericolati 15 V/m (che, come noto, nascondo picchi massimi fino a 61 V/m).

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Alla conta degli iniziali 102 Comuni e 2 Regioni (Emilia-Romagna e Piemonte) ufficialmente contrari, fuori termine massimo se ne sono infatti aggiunti altri 12, portando ad un dato parziale complessivo di 114 municipalità formalmente schierate contro lo tsunami 5G. C’è però un però, le mozioni non hanno più alcun peso istituzionale, finita in un nulla di fatto la Conferenza Unificata che avrebbe potuto incanalare la tecnorivolta per la prevenzione del danno elettromagnetico, mentre – giurisprudenza amministrativa alla mano – le ordinanze sindacali impugnate al TAR saranno sicuramente soccombenti: resta allora la strada del ricorso al giudice ordinario e delle leggi regionali al ribasso, sollevando in Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione dei poteri dello Stato.

Se il Governo aumenta, le Regioni possono abbassare. Se non proprio in questi termini, la questione è stata sollevata nel Consiglio della Regione Autonoma Valle d’Aosta: rispondendo ad un’interpellanza del gruppo Rassemblement Valdôtain, l’Assessore regionale al territorio e ambiente ha detto che “in caso di proposta di decreto, le Regioni saranno chiamate a rappresentare la loro posizione in sede di Conferenza Stato-Regioni“. Risposta elusiva però.

Elettrosmog: il caso Genova

Infine, il caso Genova: al Consiglio Comunale è arrivata la richiesta di audizione del neocostituito movimento Liguria Ambiente Salute a cui aderiscono anche i medici liguri di ISDE Italia. “L’innalzamento dei limiti a 15 V/m non è stato preceduto da alcuna sperimentazione scientifica che ne dimostri l’innocuità per la salute umana. Inoltre, si evidenzia che tale innalzamento rappresenta un aumento di oltre sei volte rispetto ai livelli previsti dalla precedente normativa, con effetti potenzialmente gravi data la natura quadratica della scala di misurazione.”

La richiesta di audizione arriva all’indomani della bocciatura della mozione della minoranza che avrebbe voluto impegnare il consiglio del capoluogo esattamente come gli altri 114 municipi italiani per la precauzione.

“La mia mozione – denuncia Mattia Crucioli di Uniti per la Costituzione – chiedeva che il Comune e il Sindaco si impegnassero ad invitare la Presidenza del Consiglio dei Ministri a rivalutare tale innalzamento: esistono infatti numerose ragioni di preoccupazione, sia da parte dei cittadini che vedono quasi quotidianamente stazioni radiobase spuntare sotto le proprie case, ma anche di autorevoli istituzioni mediche e scientifiche come l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, il National Toxicology Program e l’Istituto Ramazzini di Bologna che ne denunciano i rischi per la salute, soprattutto dei bambini e dei soggetti fragili.”