Dopo il periodo pandemico Covid-19, il quale ci ha costretto a misure di isolamento eccezionali, gli esperti della salute mentale hanno visto crescere le forme di disagio psichico, così come i livelli di ansia tra la popolazione.
La solitudine ha aumentato i livelli di paura e, quando le masse sono tornate appieno nello spazio pubblico, hanno spesso percepito un livello di insicurezza maggiore, aggravato dall’oggettivo degrado urbano, dalla mancanza di decoro, dal disordine, dalla sovraesposizione delle notizie di cronaca nera in tv, dalla presenza di vagabondi in strada, etc; il tutto ha aumentato la percezione di pericolo, sopratutto tra coloro che hanno una maggiore vulnerabilità soggettiva. Una vulnerabilità che post pandemia è andata ad acuirsi.
Il senso di insicurezza del cittadino può essere mitigato assicurando la presenza delle forze dell’ordine sul territorio. Non solo. In Italia operano circa 1500 istituti di vigilanza privata, imprese che hanno in forza migliaia di dipendenti, operatori della sicurezza, distinti tra armati (guardie particolari giurate) e operatori non armati, per un totale di oltre 100.000 addetti. Un piccolo “esercito”, che può contribuire ulteriormente nella sorveglianza, nella deterrenza, nella prevenzione del fatto-reato, aiutando la pubblica sicurezza che, in tal modo, potrebbe vieppiù concentrarsi nell’ambito investigativo e in quello repressivo dei reati. Già in precedenza le istituzioni hanno riconosciuto l’importanza della cosiddetta “sicurezza integrata”, avviando dal 2010 un protocollo di stretta collaborazione tra pubblica sicurezza e sicurezza privata: è il caso del protocollo d’intesa “Mille occhi sulla città”. E’ condivisibile credo che bisogna riconoscere, oltre alla missione di questi uomini e donne in divisa – di pubblico servizio anche se gestita dal settore privato – un sostegno altrettanto tangibile. Questo sostegno potrebbe concretizzarsi dalla nascita di un fondo pubblico speciale. Non semplici agevolazioni o finanziamenti ma un fondo statale nazionale che metta a disposizione le risorse economiche da destinare agli istituti di vigilanza privata, attraverso criteri di accesso ben definiti e che ne stabiliscano un punteggio per la graduatoria di accesso. Gli istituti che avessero soddisfatto i parametri per l’ammissibilità avrebbero accesso a incentivi a fondo perduto, con una copertura determinata (ad esempio, all’80% delle spese) e/o sotto forma di credito d’imposta, allo scopo di efficientare i parchi auto (transizione ecologica); contribuire alla formazione specialistica del personale; all’ammodernamento tecnologico; e una parte delle risorse economiche potrebbero venir destinate come forma di accantonamento che copra il rischio di insolvenza da parte di clienti istituzionali (appalti pubblici). Un fondo nazionale di tal fatta consentirebbe di vivificare concretamente un settore a cui già si riconosce un pubblico servizio, sostenendo il lavoro di migliaia di lavoratori del settore, aumentando il senso di sicurezza (e quindi diminuendo i valori di stress) di tutti i cittadini della Repubblica.

Dottor Danilo Campanella
Psicologo aziendale
Di formazione comportamentale e cognitiva applicata,
si è specializzato in tematiche riguardanti la psicologia aziendale
e del lavoro, clinica, e le scienze criminologiche.



































































