Ancora lignea di epoca romana: la storia del ritrovamento

0
268

AL MUSEO DEL MARE E DELLA NAVIGAZIONE ANTICA DI SANTA SEVERA UN REPERTO ECCEZIONALE ESPOSTO AL PUBBLICO. 

Presso il Museo del Mare e della Navigazione Antica nel Castello di Santa Severa si trova un reperto eccezionale pervenuto intatto dall’antichità per essere studiato e ammirato in tutte le sue caratteristiche. Si tratta di un’ancora lignea di epoca romana conservatasi in modo eccezionale sepolta sul fondale marino ed ora esposta nel Museo che racconta “la vita antica sul mare e per il mare” nello straordinario complesso monumentale sorto sui resti dell’antica Pyrgi.

Il prezioso reperto, nuovamente studiato e pubblicato di recente dal Direttore del Museo Dott, Flavio Enei, racconta una storia interessante che ci riporta nel mondo degli antichi marinai del Mediterraneo.

Questa è la storia del ritrovamento raccontata dal direttore del museo: il 3 maggio 1990 il mare di Marina di Tarquinia, dopo una violenta mareggiata, riportò alla luce un frammento di storia rimasto nascosto per oltre duemila anni. A notarlo fu Marco Moscetti, appassionato di archeologia subacquea: a circa dieci metri dalla riva, in poco più di un metro d’acqua, affiorava dal fondale un’antica ancora lignea. Il luogo si trova a circa 680 metri a nord di Porto Clementino, vicino all’area dell’antico porto etrusco di Graviscae.

Intervennero subito i tecnici della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, lo STAS con il dott. Luca Cianfarani e i sommozzatori del Nucleo Carabinieri Subacquei. Il recupero fu eseguito con grande attenzione: il legno, rimasto per secoli immerso nel fango, doveva essere protetto immediatamente. L’ancora venne collocata in una vasca d’acqua per i primi interventi conservativi e poi trasferita al Museo Nazionale di Civitavecchia e al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove iniziò un lungo percorso di studio e restauro.

Quella che il mare aveva restituito era un’ancora romana eccezionalmente conservata, un reperto rarissimo per stato di integrità e valore tecnico. Al momento della scoperta giaceva integra sul fondale argilloso, parzialmente coperta da limo scuro. Proprio quell’ambiente povero di ossigeno ne aveva permesso la straordinaria conservazione, rendendola quasi un unicum nel panorama museale internazionale.

Ricostruita da frammenti perfettamente combacianti, l’ancora misura 2,60 metri di lunghezza e 1,30 metri di larghezza alle marre. Il fusto, a sezione rettangolare e più largo nella parte superiore, conserva il diamante, il foro per l’anello di recupero e un foro rettangolare destinato al ceppo, oggi mancante. Le marre sono fissate al fusto con un sistema a incastro formato da due assicelle orizzontali bloccate da quattro caviglie circolari, secondo la tecnica costruttiva “a mortase e tenoni”. L’analisi del legno, effettuata dal laboratorio di paleobotanica della West BohemianUniversity, ha rivelato l’uso di quercia.

Il foro rettangolare sotto la sommità del fusto ha fatto pensare alla presenza di un ceppo mobile: se così fosse, si tratterebbe di un caso eccezionale. Tuttavia, un taglio netto praticato in antico proprio all’altezza di quel foro lascia aperta anche l’ipotesi di un ceppo fisso, rimosso prima dell’abbandono. Per dimensioni, l’ancora doveva appartenere a una nave lunga circa 15-20 metri.

La datazione al Carbonio 14 la colloca tra il II e il I secolo a.C.

Gli studi sul livello del mare indicano che in epoca augustea la linea di costa era più avanzata di circa 1,20-1,30 metri rispetto a oggi. È probabile quindi che l’ancora non sia stata perduta in mare, ma abbandonata sulla terraferma, in un’area umida vicino alla spiaggia antica. Il fango e il limo, in condizioni anaerobiche, l’hanno protetta per secoli, fino a quando l’erosione marina non l’ha restituita alla luce. L’ancora è oggi esposta nella sala VII del Museo del Mare e della Navigazione Antica nel Castello di Santa Severa e vi attende per la visita!

GIANLUCA CARLETTI e  STELLA CACCIARELLA
(Gruppo Archeologico del Territorio Cerite)