Anche a Cerveteri siamo immersi in un brodo elettromagnetico

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Esplodono roventi polemiche a Borgo San Martino dopo la comparsa di un grande impianto della telefonia mobiledi Giovanni Zucconi

Oggi parleremo di antenne telefoniche e di WiFi pubblici installati sul nostro territorio. Un tema scottante alla luce delle roventi esplose a Borgo San Martino e Valcanneto dopo la comparsa di un grande impianto della telefonia mobile. Se qualcuno vi dicesse che percorrere una determinata strada potrebbe essere una “possibile” causa per ammalarsi di cancro, voi non fareste del tutto per passare da qualche altra parte? Anche se nessuno vi dicesse che c’è una corrispondenza certa tra il passare per quella via e morire di cancro, ma solo una possibilità, sono sicuro che per un elementare principio di prudenza prendereste un’altra strada. Anzi, vi domandereste perché le autorità pubbliche non si siano ancora decise a chiuderla. Eppure noi, per ignoranza o per incoscienza, stiamo percorrendo ogni giorno quella strada, incuranti degli avvertimenti delle organizzazioni internazionali sulle “possibili” correlazioni con l’insorgenza di un cancro. Stiamo parlando dei campi elettromagnetici, che l’IARC, l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, ha classificato come “possibili cancerogeni”. Bisogna sottolineare che per l’IARC non esistono ancora sufficienti risultati sperimentali su animali di laboratorio per classificarli come “probabili cancerogeni”. “Possibile” cancerogeno è secondo voi più rassicurante di “probabile” cancerogeno? Io non direi. Eppure continuiamo a rimanere indifferenti di fronte alle continue installazioni di torri telefoniche che irradiano sul territorio una quantità notevole di radiazioni elettromagnetiche, che vanno ad aggiungersi a quelle generate dai WiFi pubblici (scuole, piazze, locali commerciali, …), o a quelle generate dai WiFi presenti nelle nostre case. Siamo immersi in un brodo elettromagnetico, con il quale il nostro corpo interagisce in un modo che non è stato ancora esaurientemente studiato, ma che, organismi internazionali lo definiscono come una “possibile” causa di cancro. Lo spunto di questo articolo è venuto dall’installazione di una nuova torre telefonica a Borgo San Martino. L’ennesima nel nostro territorio. Quale è il problema? L’installazione di una torre telefonica, come quella di un WiFi pubblico è un atto assolutamente legale e non evitabile dalla popolazione locale. Si tratta di un servizio pubblico, e come tale non può essere bloccato. Nessuno poi vorrebbe rinunciare all’uso del suo telefonino, e quindi certe infrastrutture sono purtroppo necessarie, anche se potenzialmente pericolose. Allora perché ne stiamo parlando? Semplice. Perché nessuno di noi sa quale è il pericolo che stiamo effettivamente correndo. Sappiamo solo che c’è un pericolo. E’ come se ci dicessero che correre con l’automobile, oltre i 90 all’ora per esempio, è una possibile causa di incidente mortale. Solo che noi stiamo dentro una macchina senza vetri e con il contachilometri rotto. Stiamo andando a 50 o a 300? Nessuno lo sa. Nessuno sa quale sia il livello complessivo, in ogni momento della giornata, delle radiazioni elettromagnetiche generate da tutte le antenne telefoniche e i WiFi installati sul nostro territorio. Questo vuole dire che nessuno sa quale sia il rischio che stiamo effettivamente correndo vivendo in un ambiente saturo di onde elettromagnetiche, considerate una “possibile” causa di cancro. Perché il rischio, come potete facilmente intuire, dipende soprattutto dal livello di intensità del campo elettromagnetico. Esiste un limite di legge, naturalmente. Ma non esistono, sul nostro territorio come in altri, delle centraline di rilevamento continuativo dei valori, come accade per le polveri sottili. E’ un problema, quello che stiamo esponendo, soprattutto di monitoraggio. Non esiste una mappa, aggiornata in tempo reale, dell’effettivo inquinamento elettromagnetico, in ogni istante e in ogni punto del nostro territorio. Esistono solo misurazioni, effettuate dall’ARPA, l’ente regionale predisposto, che, seguendo l’attuale legge nazionale, rilevano saltuariamente, in un determinato punto, la media dell’esposizione in tutto l’arco della giornata. Compresa la notte quando l’emissione elettromagnetica è minore a causa del minore numero di telefonate. Tornado all’esempio dell’automobile, è come se l’ARPA misurasse la velocità media sostenuta dalla vostra automobile durante le 24 ore. Compreso quando la macchina è ferma di notte in garage. Anche se durante la giornata aveste spinto l’automobile alla velocità di 500 km all’ora, correndo un concreto rischio di incidente mortale, alla fine della giornata, mediamente, risulterebbe che siete andati abbondantemente sotto i 90 km orari. Tutto questo, lo ripetiamo è previsto dalla legge nazionale e quindi perfettamente legale. Ma in questo modo nessuno sa quale sia il rischio effettivo che stiamo correndo vivendo nel nostro brodo di radiazione elettromagnetiche. Nessuno ci può dire se a Cerveteri o a Ladispoli, esistono delle aree, o dei momenti durante la giornata, nei quali il rischio elettromagnetico supera in modo drammatico i limiti di sicurezza. L’ho semplificata molto naturalmente, ma la semplificazione serve per arrivare più facilmente al nocciolo del problema. Non ho volutamente pubblicato valori o dettagli tecnici. Quello che mi preme adesso condividere è che a Cerveteri e a Ladispoli, come in gran parte del territorio nazionale c’è una specie di Far West, nel quale ogni singolo atto amministrativo, o infrastrutturale, è legale, ma nessuno tiene sotto controllo la situazione complessiva. E nessuno conosce, come accade per le polveri sottili, il grado di rischio in ogni momento della giornata e in ogni punto del territorio. Nessuno sa quale sia l’effetto complessivo della contemporanea presenza di antenne telefoniche e di WiFi, pubblici o privati che siano. Considerate inoltre che non tutti siamo uguali. Non tutti siamo sensibili allo stesso modo alle radiazioni elettromagnetiche. Così non è che tutti quelli che vivono in città particolarmente inquinate muoiono di cancro ai polmoni. Lo stesso vale per le radiazioni elettromagnetiche. Ci sono persone maggiormente predisposte che devono essere maggiormente tutelate con un monitoraggio effettuato, in modo continuativo, da centraline fisse, che possano segnalare tempestivamente, situazioni di pericolo. Il tema è complesso, e non può essere trattato in due pagine. Tutto quello che vi ho scritto l’ho estratto da una lunga intervista che ci ha concesso Maurizio Marcucci, un giornalista che vive a Cerveteri, e che tratta di questi temi, da molti anni, sui maggiori quotidiani nazionali. L’intervista completa verrà pubblicata la settimana prossima e vi scoprirete cose molto interessanti, e altrettanto preoccupanti. Oggi abbiamo preferito introdurre il tema nel modo più semplice possibile, in modo che, speriamo, sarete poi preparati per una trattazione più approfondita e più necessariamente tecnica. E per contribuire alla nascita di una pubblica discussione che abbia lo scopo di convincere le nostre amministrazioni a chiedere l’installazione di centraline di rilevamento. Vi anticipo solo una domanda della intervista.

Signor Martucci, quale è la situazione dal punto di vista di inquinamento elettromagnetico di Cerveteri e di Ladispoli?

“Vedo critica la situazione di Ladispoli, molto rischiosa. Troppe antenne installate sui tetti dei palazzi, e tanti Wi-Fi pubblici. E i limiti soglia di legge non garantiscono la sicurezza della salute pubblica. Lo dice la magistratura e parte della scienza. A Cerveteri la situazione è critica soprattutto nelle zone di campagna, perché il campo elettrico delle antenne è più potente dovendo coprire un raggio d’azione maggiore. Esempio? L’antenna sull’ASL di Cerveteri può servire un’area di 2-3 Km, disponendo “del rimbalzo” di antenne vicine per fare il cosiddetto punto/punto. L’antenna di Borgo San Martino ha invece un’irradiazione elettromagnetica più potente, perché si trova in una zona rurale di campagna, e può coprire distanze chilometriche più alte. La legge italiana consente, in queste aree, valori soglia più elevati, e il rischio sanitario per chi ci abita vicino può naturalmente aumentare.”