Credo che tutti noi ricordiamo il film di Carlo Verdone “Acqua e sapone”.
Verdone si finge prete per ottenere l’incarico di seguire a domicilio nei compiti un’adolescente americana, modella. Dallo sfondo esce la madre della ragazza che controlla in modo ossessivo l’introito di calorie della figlia, decide quali cibi può o non può mangiare e quanta attività fisica deve fare per mantenere l’aspetto da modella. Ecco, questa figura materna, ora, viene chiamata almond mum.
Il motivo per cui queste mamme vengono chiamate così, deriva da una puntata di un reality statunitense in cui l’ex-modella e madre delle top model Bella e Gigi, Yolanda Hadid, ha concesso, durante le riprese, alla figlia Gigi come snack poche mandorle, “da masticare bene e molto lentamente”, poiché non le spettava altro.
Poniamo l’attenzione su queste poche parole: “ha concesso”, “poche …”e “da masticare lentamente”.
Chi è l’almond mum? Èuna donna che ha una visione ossessiva del cibo e che controlla l’aspetto fisico e il peso dei figli (della figlia in particolare). Decide lei cosa mangiare, quando mangiare, come mangiare. Decide, inoltre, quali sono i cibi “giusti/buoni” e quelli “sbagliati/cattivi” favorendo i primi ed eliminando completamente i secondi. Punisce, in modo diretto o indiretto, proprio con il cibo, le eventuali trasgressioni di cui viene a conoscenza o di cui ipotizza. Ha un pensiero rigido e la sua attenzione è concentrata soprattutto sul cibo e le sue calorie.
Quindi: la almond mum è una persona tendenzialmente perfezionista, controllante, che non si sintonizza con i bisogni del figlio. Probabilmente ha un distacco dalla sua parte emotiva e ha un disturbo alimentare di base che controlla con il suo stesso controllo. Si instaura, così, nella famiglia un clima famigliare ortoressico, ossia un’attenzione focalizzata e malsana verso i cibi considerati sani con l’idea che evitare gli sgarri permetta una vita altrettanto sana.Parliamo del cibo.
Sappiamo che il cibo ha un significato non solo nutritivo (nel senso fisico del termine) ma anche emotivo, ludico e relazionale. Con il cibo si veicola il messaggio: ti voglio bene, ti penso. Con il cibo si è in relazione non solo dalla nascita ma anche dal grembo materno. Ora, invece, mettiamoci nei panni del figlio. Siccome l’individuo non è diviso in settori stagni, potrebbe capitare che da una visione dicotomica del cibo, il bambino inizi a considerare il mondo interno ed esterno come “tutto buono” o “tutto cattivo”.
Vive il cibo solo come un dovere, non come un piacere. Separa nel cibo le componenti emotiva, ludica da quella prettamente nutritiva. Inizia a vedere la magrezza come salute e il grasso come malattia.
Il figlio impara fin da subito che i suoi bisogni non devono essere considerati perché è il genitore che decide per lui: se il figlio ha voglia di una pizza, probabilmente non può permettersi di chiederla per cui impara a reprimere i suoi desideri. Il ragazzo, inoltre, dissocia il senso di fame dal dovere di alimentarsi.
Quali potrebbero essere le potenziali conseguenze sui figli?
Il cibo viene visto con ansia; si può sviluppare“la sindrome della brava bambina”, si possono sviluppare disturbi alimentari di vario tipo come le abbuffate, il vomiting; si può svilppare dipendenza affettiva.
Cosa fare per rimediare?
Intanto è importante che la madre riconosca il suo bisogno di controllo emotivo. Si può costruire un approccio morbido al cibo: ci si può permettere di mangiare anche le “schifezze” ma una volta alla settimana; si può iniziare a vedere il cibo come momento ludico e di leggerezza; si può iniziare a preparare i cibi insieme anche commettendo qualche “disastro in cucina”.

Psicologa – Psicoterapeuta
Anna Maria Rita Masin
Cell. 338/3440405
www.psicoterapeutamasin.it
Cerveteri Via Delle Mura Castellane, 6































































